• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Libri: un patrimonio in rovina

Libri: un patrimonio in rovinadi Telesio Groppa -

Si dice che per distruggere una civiltà basti distruggere la sua memoria storica ed è quello che proviamo a fare nel nostro Bel Paese, lasciando distruggere dal tempo i documenti cartacei che hanno scritto la nostra storia senza curarcene minimamente o quasi.
L'Italia non è ricca solo di monumenti ed opere d'arte, ma anche di documenti rarissimi che, per mancanza di fondi e di amore per la cultura, lasciamo scomparire nelle spire del tempo e quello che si riesce a salvare è quasi sempre opera della buona volontà di funzionari di vari istituti che hanno la consapevolezza e sensibilità dell'importanza di questo materiale, unico al mondo, come il testamento di Gian Lorenzo Bernini, solo per fare un esempio recente tra i tanti, che, a causa dell’inchiostro, si sta sbiadendo per sempre.

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Mario Martone allestisce un suggestivo Figliol Prodigo

Santa Maria in Aracoeli. Foto TravelDifferentdi Massimo Predieri

La parabola del figlio inetto e sedotto dal maligno verso una vita di perdizione è lo spunto per il compositore inglese Benjamin Britten (1913-1976) nella scrittura della rappresentazione sacra Prodigal Son. E’ stata messa in scena dall’Ente Lirico Opera di Roma con la regia di Mario Martone nello spazio suggestivo della basilica di Santa Maria in Ara Coeli sul Campidoglio, unica recita – purtroppo - il 4 luglio.
Benjamin, compositore straordinariamente moderno, se non altro per ragioni anagrafiche, ma spesso snobbato dai fondamentalisti della cosiddetta musica contemporanea, apre e chiude l’opera Prodigal Son con un canto gregoriano, in cui i frati pregano il Signore di liberarli dalle tentazioni della luce del giorno. La parabola Prodigal Son è la terza delle rappresentazioni sacre di Britten, dopo Curlew River e The Burning Fiery Furnace.

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Un viaggio nella notte per vedere Vasco Rossi

Un viaggio nella notte per vedere Vasco Rossidi Massimo Predieri

Giovanni è un trentenne di Positano con la passione per il rock. Di giorno lavora in una struttura alberghiera e la sera e i fine settimana suona il basso in una band locale.

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“L’Italia dei sogni”: i diversi volti dell’emigrazione italiana.

“L’Italia dei sogni”: i diversi volti dell’emigrazione italiana.di Franco Presicci - 

MILANO - Si è parlato dell’Abruzzo, a Milano: delle ferite provocate dal terremoto; della forza incrollabile; della voglia di raddrizzarsi, del coraggio, della costanza, della capacità di progettare per risorgere degli abitanti stufi del messìa che non arriva, delle promesse mancate. E nel discorso sull’Abruzzo e sugli emigrati nel mondo ha fatto capolino la Puglia. Ci ha pensato il professor Francesco Lenoci, uno dei protagonisti dell’evento, ricordando che le due regioni sono come sorelle, tra l’altro legate a suo tempo anche dalla transumanza, con le ingiustizie, i soprusi, le sofferenze, le imboscate dei briganti che il trasferimento del bestiame comportava.

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Lapierre continua a lottare per la “Città della Gioia”

di Tullio Serafini -

Sono passati quasi vent'anni da quando vidi per la prima volta al cinema "La città della gioia". Non avevo la minima idea di cosa trattasse, pensavo fosse addirittura una specie di musical.
Immaginate la sorpresa e la commozione quando uscii dal cinema, qualcosa mi aveva pervaso l'anima, avevo visto per la prima volta un aspetto della povertà estrema non più come il solito reportage dall'esterno, l'autore di questa storia, Dominique Lapierre, era riuscito ad entrare nelle viscere di un mondo estremo fatto non solo di privazioni materiali, ma anche morali.
Era la povertà dell'India, ma era anche una metafora per quella gente dimenticata che era fuori dalla mia case e che non conoscevamo affatto.
Dopo questo film, seguii un po' tutto quanto riguardava quest'uomo straordinario che non esita, a quasi cinquant'anni, a cambiare la propria vita insieme alla moglie, altra figura meravigliosa, in favore dei poveri, anzi come li chiama lui i più poveri dei poveri.
Un mattino madre Teresa a Calcutta, vedendoli arrivare con dei soldi in mano e la voglia di aiutare i più diseredati dell’India disse “È Dio che vi manda” e da allora quell'amicizia durò tutta la vita di questa grande santa.
Oggi, però, Dominique, l'uomo che ha fatto tanto del bene privandosi di tutto per i poveri, il suo bellissimo motto è sempre stato: “tutto ciò che non viene donato, è perduto”, ha bisogno di aiuto come non mai.
Il 10 giugno del 2012 ha avuto un trauma cranico dopo una caduta che ha fatto temere per la sua vita. Dopo due anni ce l’ha fatta con progressi eccezionali, ricominciando a camminare, pur servendosi di un esile bastone, ma anche a parlare e a muoversi autonomamente.
La riabilitazione è lunga, ma Dominique ha ritrovato quell'ironia negli sguardi e nelle parole, che lo hanno reso affabile e simpatico in tutto il mondo.
Nonostante tutto il suo amore per i poveri dell'India rimane sempre molto forte.
Continua ad aiutare anche se rimangono sempre tanti problemi, emergenze e urgenze quotidiane a cui fare fronte.
Purtroppo, anche per la crisi, arrivano meno offerte, ma anche perché da quello sfortunato 10 giugno, Lapierre non ha più tenuto conferenze né ha potuto scrivere nuovi libri. Nell’attesa che tutto possa risolversi al meglio, la moglie invita gli amici a pregare sempre, senza sosta, per la completa guarigione di Dominique, non dimenticando mai di chiedere aiuto economico per poter continuare ad aiutare l’India, ricordando sempre che “salvare un bambino è salvare il mondo”.
Solo ora che questo grande filantropo è in difficoltà comprendiamo quanto è riuscito a fare da solo con la tenacia dell'amore, un arma che nelle mani giuste è invincibile ed è questo l'insegnamento più grande che lascia e non solo l'India, ma forse un po' tutto il mondo ha ancora bisogno di uomini come Dominique Lapierre.

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