• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

I Classici e la loro lingua

La Città-stato dell'antica Grecia, in un dipinto di epoca romantica. Autore Leo von Klenze - Neue Pinakothek (Gallery), Munichdi Luciano Torelli - 

Oggi si sente spesso criticare aspramente i classici e ancor più le lingue antiche, tramite le quali gli autori nel loro tempo si esprimevano tramandandoci il loro pensiero, talvolta fra loro conforme in base al periodo storico e di costume in cui vivevano, talvolta trovandosi fra loro totalmente opposti nell’affrontare problemi filosofici e pratici nel medesimo tempo.

Il primo approccio con i classici va fatto di primo acchito su due strade: la prima è l’aspetto descrittivo delle grandi linee del loro pensiero, l’altra è l’apprendimento della loro lingua, viva o morta che sia, dato che nelle lingue palpitano i vari moti mentali dei popoli che le parlano o che le parlavano, siano, quindi, esse vive o … morte; tutto questo di pari passo con la indispensabile conoscenza della storia della gente del nostro “classico”, nonché della sua terra.
Per penetrare a fondo lo spirito dell’autore, ne deve poi seguire la lettura delle opere, magari dapprima nella propria lingua, per poi coronarne lo studio con la lettura nella lingua originale.
La terza fase diventa personale: trovare i collegamenti delle opere con il proprio io e con il mondo attuale che ci circonda.
Ai classici sono state date varie definizioni; una delle preferibili sembra essere “gli eterni presenti”: infatti, attraverso la loro conoscenza, si ritrovano le tante e varie costanti dell’uomo, il solo essere terrestre pervaso di similitudine al Creatore, ma pur sempre della sua individualità, che fissa ciascuno come essere “unico”.
Proprio per l’unicità della persona, come parte integrante di uno stato sociale e politico, inserito nella sua storia e nel suo credo religioso, l’autore – un essere che è  “chi è”  e “ chi diventa” – raccoglie l’ispirazione da dentro se stesso e dal di fuori, attingendoda se stesso e dal suo mondo, sviluppando e formando il suo pensiero, volendolo poi conservare in un’opera scritta, per farlo conoscere ai presenti ed ai posteri, ai quali spetterà il riconoscergli la qualifica di classico.
Certo, è sperabile che nessuno di questi autori abbia avuto la immodesta pretesa di risolvere integralmente i problemi dell’umanità intera: moltissimo possono avere fatto, sia scavando nell’interiorità umana, sia volgendo lo sguardo al campo socio-politico: ma la superbia di voler dare una soluzione radicale e definitiva ai problemi interiori e pratici dell’umano è pura utopia e l’hanno avuta, fortunatamente, in pochi, dato che gli ultimi quattro secoli di rivoluzioni, infiorettate più o meno delle stesse coreografie, non hanno fatto altro che spargere sangue in massima parte innocente, con attori convinti che agivano in realtà come strumento di chi li utilizzava ingannandoli; il tutto per poi farci assistere ad abbattimenti di muri, restaurazioni, neo-instaurazioni e via dicendo.
I classici, perciò, non hanno per nulla fallito: hanno solo potuto ispirare, indicare una correzione di rotta, per evolvere le condizioni umane, interiori ed esteriori: chi vede l’uomo solo come animale socio-politico lo vede per metà, forse perché lui stesso vuole essere uomo solo per metà, rinnegando l’altra parte della sua essenza: nel migliore dei casi, accantonandola.
Ecco, perciò, che nessuno può permettersi di rinnegare né i classici né le loro lingue antiche, soprattutto se lo fanno certi intellettuali di notevole levatura; quest’ultima non può certo essere stata acquisita per merito esclusivo degli autori dell’ultimo secolo, fra cui Walt Disney con il suo Topolino. A meno che , attraverso l’interdizione dell’accesso ai classici non intendano forgiare un esercito di “cittadini-sudditi”, plagiati nelle loro menti da un’oligarchia che decide quali unici autori, ovviamente moderni, debbano leggersi: un’altra coreografia, messa in scena da chi si autonomina condottiero e benefattore del popolo, abbatte un imperatore, per farsi lui stesso imperatore a sua volta, vuoi con tanto di trono e corona, vuoi camuffato dietro la figura di … presidente; viene da pensare alle montagne di libri e pergamene, in diversi tempi bruciati in mezzo alle piazze.
Si dice anche che l’apprendimento delle lingue antiche richiede sforzo e superamento di difficoltà: ebbene, va chiesto a questi facilisti se ci sanno trovare qualcosa nella vita che non richieda sforzo e attenzione e che sia del tutto priva di difficoltà; se ne incontrano ogni giorno e di ogni tipo e in ogni campo e aspetto della vita, da quelle che arrivano da sole a quelle procurate dai nostri simili.
E che dire dell’atto di dovere obbedire obtorto collo (quei signori mi perdonino il latinismo) a chi si dice paladino della nostra salute fisica e mentale e neo-morale? Non è forse una difficoltà?
E le malattie, e i nubifragi con allagamenti, le frane, le incomprensioni, le guerre inutili?
Bisogna farsi persuasi della limitatezza umana rispetto all’ambiente, alla società e, quindi, all’uomo stesso che ne è parte. Per cui occorre imparare sempre di più dall’antico in armonia con l’attuale, dato che l’uomo è di sempre ed è, dunque, sempre lo stesso di cinque e passa millenni fa: altrimenti si rischia di scantonare in un razzismo lungo la dimensione tempo: gli stupidi e pii di ieri e i sapientoni e laici di oggi; questo viene così a tagliare la continuità storica, in una parola: posizione antistorica.
Tentare di risolvere i problemi umani nella totalità oltre a costituire un atto di superbia utopistica equivale a cercare in fisica il moto perpetuo (a meno che non si stia tramando di far pedalare qualcuno a forza), o riacchiapparsi il Paradiso Perduto: la storia antica e moderna ci insegna che ogni rivoluzione ha avuto il suo sorgere (magari più insorgere), il suo apice e il suo declino (secondo il concetto esoterico di ternario, trasmessoci dai nostri tanto aborriti classici), ma, prima o poi, o ha subito un crollo o si è asintoticamente spenta, al massimo rimanendo rivoluzione di nome, come oggi possiamo constatare in molti stati, quanto basta per potersi solo formalmente qualificare “rivoluzione continua”; l’unica istituzione, invece, che dopo duemila anni regge, sembra essere quella che proviene non dal pensiero e gli scritti dell’uomo, bensì dagli scritti e la Parola del Creatore in Persona.
E questo ci lascia in sospeso con un bel: “Meditate, gente”.

Cultura e Spettacolo
IMAGELa Maccheronizzazione dell’Italiano
di Luciano Torelli - Nella 1° puntata si è ricordato il significato del termine MACCHERONICO attribuito a un modo di contaminare una lingua;...

Leggi...


La Maccheronizzazione dell’Italiano
di Luciano Torelli -  Maccheronico: già sentendolo questo termine suona strano e burlesco; non ha nulla a che vedere con “La prova del cuoco” ,...

Leggi...


IMAGEIl Salone del Gusto e Terra Madre
di Clio Morichini -  Un viaggio incredibile alla scoperta del cibo, dell’agricoltura familiare, della biodiversità e della sostenibilità...

Leggi...


IMAGEIl giornalismo internazionale e i ragazzi di Ferrara
di Massimo Predieri -  Ferrara, venerdì 3 ottobre, una giornata autunnale mite e soleggiata, come quelle delle partite a tennis tra Micòl, Alberto...

Leggi...


IMAGEThe Look of Silence. Solo la verità può catalizzare il perdono
di Gianluca Gioia -  Alla 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia , il film del reale ha vinto il Gran Premio della Giuria, ma a...

Leggi...


Italian Media s.r.l. - via del Babuino, 99, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu