• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Roma Fiction Fest 2014, all’ombra della spending review

Carlo Freccero e Pierfrancesco Favino. Foto Gianluca Gioiadi Gianluca Gioia - 

E’ Carlo Freccero il nuovo timoniere del festival della fiction di Roma, in programma all'Auditorium Parco della Musica, ma il vero comandante della nave è la spending review.
Per il Roma Fiction Fest quest’anno un risparmio sostanzioso ma che - giura Carlo Freccero - “non compromette la qualità del prodotto: abbiamo rinunciato alle star, tutto qui".

L'edizione del Roma Fiction Fest 2014 prevede, fino al 19 settembre, 44 anteprime internazionali, 6 italiane, 21 Paesi rappresentati e un totale di 7.265 minuti di proiezione complessivi. Gli appuntamenti più attesi sono con la miniserie 'Fargo' tratta dal film dei fratelli Coen e prodotta dagli stessi registi che per l'occasione hanno inviato a Roma la protagonista, Allison Tolman; 'American Crime', serie americana dell'Abc che sarà trasmessa negli Usa nel 2015; la prima puntata della seconda serie dell'inglese 'Utopia' scelta per il suo folgorante incipit in Italia ai tempi del caso Moro ("avevo invitato Vespa, che compare nelle immagini di repertorio, ma lui è troppo impegnato con la politica", ha detto Freccero); 'True detective', la serie dell'anno, preceduta dalla proiezione del film 'La strategia del ragno' e da una videointervista di Bernardo Bertolucci; la "serata Queer" dedicata al mondo Lgbt con le serie ''Orange is in the New Black'. 'Looking' e 'Transparent' prodotto da Amazon; la retrospettiva della serie originale del 1990 della Bbc 'House of Cards' con Ian Richardson di cui è stato fatto il fortunatissimo remake con Kevin Spacey. Tanto spazio anche alle serie per ragazzi con la sezione Kids&Teens.
Giorgio Napolitano sul pink carpet del Roma Fiction Fest. Foto Gianluca GioiaIl Roma Fiction Fest, ha detto Freccero, "è un festival di cinema e politica: oggi la fiction ha successo perché rappresenta una critica spietata alla società, al sistema neoliberista”. Il titolo del festival, non a caso, è 'fingiamo che sia fiction'.
Alla sezione italiana Freccero ha lavorato con molta cura, scegliendo le sei anteprime che fotografano lo stato dell'arte. "Ho voluto aprire con 'Ambrosoli, Qualunque cosa succeda': una fiction civile, con un eccelso Pierfrancesco Favino”. Ed è stato proprio questo l’evento principale del Roma Film Festival, al punto di ricevere la testimonianza diretta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, presente all’anteprima con la signora Clio. In sala anche il figlio dell'avvocato, Umberto Ambrosoli, al cui omonimo libro è ispirata la serie.
"Ambrosoli - ha affermato Napolitano - è una di quelle persone alle quali non si può non essere profondamente grati come a tutte quelle persone che non solo hanno combattuto ma che hanno sacrificato la loro vita per la libertà e la legalità".
Il film, in onda prossimamente su Rai1, comincia con la telefonata della Banca d'Italia e con il conferimento ad Ambrosoli dell'incarico di liquidatore della Banca Privata Italiana. Siamo nel 1974, a Milano, la storia con la regia scrupolosa di Alberto Negrin si chiude nella notte tra l'11 e il 12 luglio del 1979: un killer su mandato del banchiere Michele Sindona fredda l'avvocato sotto casa. Solo al termine, con alcuni salti temporali, il regista mostra la morte di Sindona in carcere, l'allontanamento di Marcinkus dalla guida dello Ior, la famosa intervista Rai in cui Andreotti disse di Ambrosoli: "se l'è cercata".
Auditorium del Parco della Musica. Foto Gianluca GioiaNell'interpretare Giorgio Ambrosoli la sfida più grande per Pierfancesco Favino "è stata non cadere nella retorica dell'uomo tutto d'un pezzo. La complessità di una persona è fatta dalla sua dimensione pubblica e da quella privata, dalle sue tante sfaccettature". Sul set per Favino c'è stato un momento per lui di "grandissima emozione" quando sono arrivate la signora Ambrosoli e la figlia. "Stavamo girando la scena dell'ultima requisitoria di Ambrosoli - ricorda -, l'unico momento in cui la moglie nella realtà non era presente, perché era già andata al lago dove lui avrebbe dovuto raggiungerla".
La miniserie in due puntate, prodotta dalla 11 Marzo Film, con sceneggiatura di Andrea Porporati, vede nel cast anche Massimo Popolizio (Sindona), Anita Caprioli nel ruolo di sua moglie e Andrea Gherpelli in quello del suo braccio destro, il maresciallo della Guardia di Finanza, Silvio Novembre.
La miniserie è stata girata tra Milano e Torino, con alcune scene girate anche a New York, ed approfondisce alcuni aspetti anche privati dell'avvocato commissario liquidatore. A dare il titolo a libro e fiction, la lettera-testamento scritta dallo stesso Ambrosoli a sua moglie Anna nel 1975, quattro anni prima di morire quando, sempre più isolato anche dal mondo politico, l'avvocato era già consapevole del pericolo imminente che correva la sua vita. Quelle righe, sono un vero testamento morale: "...è indubbio che pagherò a caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il Paese. [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo".

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