• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Pensioni: alla ricerca dell’equità

Spesa pensionistica 2013. Fonte ASCA. Elaborazione grafica “italiani.net”di Michael Barons

È da sempre che quando si parla di conti pubblici si faccia riferimento alle pensioni.
Argomento studiato, dibattuto da eminenti esperti e perché no, da illustri politici.
Non credo io di apportare adesso lumi tecnici sulla questione, ma solo alcuni pensieri miei che credo sono condivisi da buona parte della gente.

Soprattutto dopo che sono comparsi articoli di tutte le parti sull'argomento.
Oggi, concedetemi il beneficio della approssimazione, lo stato deve intervenire con circa 60 miliardi di Euro per pagare la quota di pensioni che non è coperta dalle casse ordinarie dell'INPS.
E 60 miliardi di Euro sono circa il 9% del bilancio dello stato.
La spesa pensionistica nel 2013 è stata di circa 266 miliardi di Euro, che equivale ad un terzo della spesa dello stato.
Soldi che vengono elargiti, perché non vi è altro termine più adatto, ad una platea di pensionati che hanno maturato, e sono attualmente circa il 90%, i cosiddetti diritti acquisiti delle pensioni con calcolo retributivo.
Diritti che hanno, con questo sistema di calcolo, consentito di percepire una pensione molto più alta di quella che avrebbero avuto con il sistema contributivo.
La insostenibilità di questo sistema era nota a tutti, tanto è vero che Berlusconi, che certo non brilla per l'amore dei bilanci che non siano i suoi, aveva parlato, in uno dei rari momenti di equanimità, di pensioni di gioventù, non di vecchiaia.
Però si guardò bene dall'affrontare il problema perché sapeva bene che mettere le mani in questa (giusta) riforma gli avrebbe alienata la simpatia di quel grande e numeroso mondo dei pensionati.
Problema che invece toccò affrontare, perché ormai inderogabile, al giovane brillante e pieno di coraggio (sic!) Dini, già direttore generale della Banca D'Italia, il quale si mise di buona lena a provare di scioglierne i nodi.
Nodi che si rivelarono Gordiani, principalmente per l'avversione dei Sindacati e la codardia dei politici dell'epoca. E fu così che vennero salvate quelle persone che avevano nel 1995 almeno 18 anni di contributi e che, per questa divina ragione, avrebbero avuto la pensione calcolata ancora con il metodo retributivo mentre per gli altri lavoratori vigeva il regime misto e per i futuri lavoratori, cioè per i giovani il sistema contributivo secco.
Qualsiasi persona normodotata sa che quelle pensioni sono maturate grazie ai privilegi conseguiti, in una epoca a dire il vero magnifica per ottimismo e trend di crescita, dai sindacati di categoria e dai dipendenti pubblici, assecondati per motivi elettorali da tutta la classe politica che badava solo alle successive elezioni e alle future torte (leggi consulenze, posti in consigli di amministrazione, incarichi in società pubbliche etc. etc.) da dividere fra loro con cencelliana procedura.
Ora che i tempi sono cambiati e lo Stato per evitare la bancarotta rastrella soldi dove può, si parla di un contributo di solidarietà dalle pensioni alte per pagare gli esodati e i cassaintegrati in deroga. È bastata solo l'idea di qualche ministro che i giornali riempissero pagine intere di articoli da parte dei più diversi esperti della materia.
Quello che mi ha più colpito e sorpreso è stato quello di Pietro Ichino comparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa. In questo articolo il noto e competente giuslavorista scrive che i diritti acquisiti non devono in alcun modo essere cambiati dopo la loro acquisizione.
Io sono d'accordo che le regole, ed i diritti relativi, vadano rispettate.
Ma credo anche che ci sono diritti e diritti. Ci sono i diritti civili ed umani conquistati con lotte e sacrifici anche a costo di vite umane e ci sono i diritti acquisiti in base a calcoli di convenienze di parte, di opportunismo di vario genere e principalmente da parte di quelle persone che dovrebbero amministrarci secondo il principio del bene pubblico che invece mi sembra che oggi sia diventato privato, cioè solo loro.
Orbene io penso che questi diritti acquisiti con dubbie regole, a scapito delle generazioni future che dovranno pagare le pensioni gonfiate dei loro predecessori, non vadano rispettati.
Così come non viene rispettata una persona che non si comporta bene e viene, anzi, per questo motivo censurata.
Ci sarebbe poi da pensare molto anche ai motivi che spingono il nostro attuale Primo Ministro a far trapelare una notizia del genere (Demagogia?) ed ai motivi (interessi di parte e di categoria) che spingono i sapientoni a criticare tale misura.
Certo il quadro non è incoraggiante, da qualsiasi prospettiva lo si veda.
Forse non ci resta che pregare e sperare che passi la nottata.

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