• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

ISLAM: è anche finanza e fondi sovrani

Doha Qatar skyline at night Sept 2012. Credit: Nuroptics-Own workdi Barbara Contini

In Italia il flusso degli investimenti dei fondi sovrani, provenienti dai paesi arabi, è tendenzialmente in crescita e conquista posizioni sul mercato nazionale, una dinamica che nel tempo potrebbe ridefinirne o variarne assetti e caratteristiche agendo principalmente su due portanti:

 

-           orientare le modalità di governance delle società quotate in borsa secondo le indicazioni della finanza islamica, ossia seguendo le regole della Shari’ah;

-           quindi, per le stesse ragioni, ridefinire alcune caratteristiche del sistema bancario, con particolare riferimento al settore del credito alle imprese.

I fondi sovrani originati nei paesi arabi sono presenti in Italia da diversi anni e sono attivi in molti settori dell’economia nazionale: energetico, tecnologico, creditizio e in vari settori produttivi e di “marchio” (vedi Valentino con il Qatar) o brand di Made in Italy.
Immaginiamo anche gli enormi interessi finanziari che ci sono ora a Milano, non solamente nella moda, ma soprattutto per effetto dell’EXPO 2015 e del settore edilizio, occupato in molti casi da interessi del Qatar e degli Emirati.
Lo scenario che vede la prospettiva di una maggiore penetrazione della finanza islamica nel tessuto non solo economico ma anche produttivo e nella cosiddetta economia reale italiana, non può prescindere da valutazioni circa gli effetti e i risvolti legati alla particolare condizione di avere un partner di cultura così diversa da quella occidentale.
Occorre considerare che la religione islamica e le pratiche ad essa legata, sono presenti e si sono affermate anche nel mondo finanziario, creando banche islamiche che operano nel rispetto dei principi della Shari’ah. Ogni giorno a casa nostra, nel nostro sistema finanziario ed ecco perché è importante capirne di più e saperne di più.
La finanza islamica si basa su alcune interpretazione del Corano, i suoi due pilastri centrali consistono nel divieto di ottenere interessi sui prestiti (divieto dell’usura ribā) e obbligo di effettuare investimenti socialmente responsabili.
Infatti sono vietati investimenti su bevande alcoliche, carni di maiale, oltre che su settori legati alla pornografia o all’editoria non rispondente alla cultura islamica.
Barbara Contini in contesto di cooperazione internazionale in Darfur: foto concessa dall’autrice.La seconda differenza tra la finanza islamica e quella tradizionale è l'enfasi sugli investimenti socialmente responsabili: mentre secondo la tradizione occidentale è semplicemente possibile investire in modo responsabile, per l'Islam ciò è strettamente obbligatorio, quindi include l'obbligo di assicurarsi che i propri soldi non siano utilizzati per scopi non etici, come ad esempio droghe, armi, alcol, pornografia e terrorismo.
Attualmente, anche nel mondo occidentale, molte istituzioni finanziarie offrono prodotti e servizi finanziari in accordo con le regole della finanza islamica. Ricordiamo, fra i principali gruppi di diritto islamico:
Dallah Albaraka Group (Arabia Saudita);
Dar al Maal al Islami Trust (Arabia Saudita);
Alrahj Group (Arabia Saudita);
The Islamic Investor (Kuwait).
La Union of Arab Banks, Unione delle banche Arabe, è la maggiore organizzazione degli istituti di credito di diritto islamico; in Italia è presente la Banca UBAE, nata nel 1972 come Unione delle Banche Arabe ed Europee, impresa bancaria a capitale italo-arabo.
I fondi sovrani islamici, con i loro ricchi portafogli alimentati dalle riserve e dai proventi monetari delle monarchie arabe dei Paesi del Golfo, rappresentano una grande opportunità per i paesi occidentali e quindi anche per l’Italia: sono attivi da anni, investendo in maniera diretta in quote societarie di grandi gruppi industriali, finanziari e bancari in Europa e in America. Effettivamente fino ad oggi i fondi sovrani, in particolare dell’area dei paesi arabi, pur avendo quote di partecipazioni rilevanti, hanno mantenuto un profilo relativamente basso, rinunciando tendenzialmente in modo sistematico, ad eleggere propri rappresentanti nei consigli di amministrazione.
E’ importante sottolineare che unitamente al fenomeno dei fondi sovrani arabi, che rappresentano la parte più visibile della presenza di capitali arabi nei paesi occidentali e in Europa in particolare, si registra l’affermazione e il progressivo sviluppo, del sistema bancario islamico. Secondo molti osservatori economici, la crescita del sistema bancario islamico nei paesi sviluppati, potrebbe costituire una alternativa agli accessi alla finanza occidentale, concorrendo così alla crescita delle attività produttive ed industriali.
In questa prospettiva, il fenomeno della crescita del sistema bancario islamico, rappresenta una ulteriore portante di rassicurazione per la comunità finanziaria internazionale, proponendo la finanza islamica come opportunità di sviluppo e non di pericolo: sempre in questa ottica e per associazione, i fondi sovrani provenienti dai paesi arabi guadagnerebbero maggiore fiducia e sarebbero in grado di sfruttare meglio le loro potenzialità in termini di accesso ai mercati occidentali. I fondi sovrani islamici e la finanza islamica, non sempre ma tendenzialmente, si attirano e si inseguono nei paesi e nei mercati; la presenza di una di queste realtà economiche infatti, ne pone i presupposti per l’arrivo anche dell’altra.
Aiuti umanitari in Iraq - foto concessa dall’autrice.Queste due realtà economiche, fondi sovrani e finanza islamica, dove presenti all’unisono, possono essere considerati ed analizzati come un fenomeno sincrono, con possibili portanti comuni e con potenziali di peso sicuramente non trascurabili per l’economia di un paese.
Nel caso dell’Italia, relativamente al fenomeno della finanza islamica, differentemente da quanto accade nel resto d’Europa, non sono presenti banche islamiche, fatto salvo la UBAE che tuttavia, rappresenta una unione di banche islamiche ed europee con scopi principalmente promozionali e commerciali.
In Italia, per il momento, il fenomeno delle banche islamiche, sembra non riuscire a fare breccia; tuttavia i presupposti per il suo ingresso nell’economia del paese sono già presenti ed anche il Vaticano, attraverso il proprio organo di stampa, l’Osservatore Romano, ha dichiarato che i principi cui si ispira la finanza islamica sono condivisibili.
Il numero dei musulmani in Italia è elevato: al momento si riporta intorno al milione e trecentomila unità, circa un terzo dei residenti stranieri, con prospettive di crescita per almeno i prossimi venti anni.
Occorre inoltre considerare, tenendo conto della situazione di crisi ancora in corso, che l’ingresso nel settore del credito di attori che operano in modo diverso potrebbe rappresentare un rischio in più o una ulteriore complicazione minando o scuotendo le basi del sistema nazionale. Un po’ di attenzione in questo settore credo sia doveroso oltreché interessante.

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