• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Automazione: drastica minaccia per l’occupazione

NASA astronaut Reid Wiseman captured this image of Florida to Louisiana just before dawn, taken from the International Space Station, and posted it to social media on Friday, Sept. 12. Credit NASAdi Antonello Cannarozzo

Ogni settimana a Bruxelles, come nel resto del mondo, capi di stato, governatori delle banche centrali, ministri economici, insieme ad uno stuolo di esperti, si incontrano con l'obiettivo di uscire dalla crisi economica mondiale in cui ci dibattiamo ormai da oltre sei anni.

Tra le parole d'ordine, ad ogni summit, c'è quella di creare nuovi posti di lavoro, specialmente tra i giovani.
Proposte che visti i risultati lasciano il tempo che trovano se non attuate, solo che, come vedremo la questione è ancora più complicata. Il problema del lavoro non è solo legato alle riforme o agli investimenti; per molti ricercatori economici, il problema è quasi irrisolvibile perché di qui a qualche decennio saranno le macchine a produrre in molti campi e non più gli umani a lavorare, con conseguenze catastrofiche sia economiche che sociali.
Nel libro "La fine del lavoro", Jeremy Rifkin già venti anni fa affermava che il nuovo millennio avrebbe portato inevitabilmente la sostituzione del lavoro umano con quello svolto dalle macchine, "...sempre meno lavoratori saranno necessari per la produzione di beni e servizi per la popolazione globale”. Un incubo più vicino di quanto possa sembrare. Ricordate i famosi robot della vecchia fantascienza? Stanno diventando realtà, ma invece di portare benessere stanno contribuendo alla crisi irreversibile delle società, almeno come le abbiamo sempre conosciute.
Oggi, anche molti attenti studiosi del mondo del lavoro denunciano che la causa principale della odierna disoccupazione di lunga durata,specialmenteper i Paesi industrializzati, non è solo quella del mancato rientro nel campo produttivo dei lavoratori, anche nei momenti di ripresa, ma la sostituzione dell'attività umana con le nuove macchine computerizzate.
Purtroppo, questo fenomeno è del tutto ignorato, le ricette che vengono portate dai governi eludono completamente questo problema tanto che computer, hardware, software o tecnologia sono parole che non esistono nel loro lessico.
Qualche avvisaglia comunque l'abbiamo già: è stato calcolato che negli imminenti 10-20 anni, il 47% del lavoro negli Stati Uniti sarà minacciato dalle nuove macchine computerizzate, a fronte di una perdita pari al 50% dei posti di lavoro nell’Unione Europea, con punte di criticità fino al 60% proprio nel nostro Belpaese che rimane sempre fanalino di coda nell'economia mondiale.
Questi studi, portati avanti da importanti ricercatori come Carl Benedikt Frey, Michael Osborne o Jeremy Bowles, sostengono che i lavori poco o mediamente qualificati sono destinati a sparire a differenza di quelli altamente qualificati, ma attenzione questi ultimi debbono avere una mansione che richiede capacità di analisi o di creatività, altrimenti anche per loro arriva il licenziamento.
Le macchine sono ormai sempre più in agguato.
Sempre più numerose sono le notizie che riguardano il proliferare di nuovi software fino a poco tempo fa impensabili, pensiamo solo a quelli che riguardano la chirurgia, lo studio delle lingue, solo per fare degli esempi, e dato che ci riguarda personalmente, anche quelle del giornalismo, lo sanno bene i nostri colleghi americani che hanno visto calare l'offerta di lavoro di almeno un 20/30%.
Eppure come abbiamo già ricordato il problema non è in agenda presso nessun governo. Aspettiamo, allora, che un giorno non lontano le macchine sostituiscano anche loro e forse se ne accorgeranno.

Economia
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