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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

UE. Mr. Pesc: candidatura italiana, rischio calcolato

Il ministro Mogherini durante il suo intervento alla Commissione economica per l'America Latina e il Caribe (Cepal) foto Ansadi Giorgio Castore -

La candidatura della ministra Mogherini ad Alto rappresentante della politica estera UE, formalizzata dalla designazione ufficiale del Governo italiano al neo presidente della Commissione UE, Jean-Claude Junker merita alcune riflessioni a cominciare dal ruolo dell’Alto rappresentante.
Se ci si ferma all’interpretazione data dalla Ashton a quel ruolo, da molti considerata scialba, c’è da chiedersi se altri al suo posto avrebbero potuto fare meglio e quanto. Non ci si riferisce tanto al rapporto con gli altri partners dell’Unione, quanto ai contenuti ed ai limiti della sua azione. Quella con più “sale” che si ricorda riguarda il ruolo di presidente nei negoziati di Ginevra sul nucleare in cui la terzietà del Presidente ben si sposava con l’obiettiva incapacità della UE di essere parte.

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UE: a scuola di diplomazia

Ms. Catherine ASHTON, High Representative of the EU for Foreign Affairs and Security Policy. Photo: consilium.europa.eudi Giorgio Castore

Più di qualcuno, volendo riferirsi ad una delle istituzioni dell’UE, richiama il Consiglio d’Europa, invece del Consiglio Europeo o del Consiglio dell’Unione Europea. La confusione, possibile a causa della similitudine dei nomi, rischia, tuttavia, di generare equivoci anche imbarazzanti. Il Consiglio d’Europa è un organismo internazionale costituitosi nel 1949 ad iniziativa di dieci paesi europei, fra cui l’Italia, con l’obiettivo della tutela dei diritti umani. Tra gli organi istituzionali del Consiglio d’Europa è utile ricordare il Comitato dei Ministri, presieduto a turno da un Paese membro del Consiglio,

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GAZA, la notte della ragione

GAZA, la notte della ragionedi Diego Grazioli

Si fa ogni giorno più profonda la frattura tra l’amministrazione Obama e l’esecutivo di Benjamin Netanyahu. La crisi di Gaza, dove i fondamentalisti di Hamas e l’esercito di Tsahal si fronteggiano da ormai tre settimane, causando una scia di morte e distruzione, sta facendo toccare il nadir nelle relazioni tra Stati Uniti e Israele.

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Libia: la ritirata americana

Vista aerea dell’aeroporto Internazionale di Tripoli. Foto NASAdi Diego Grazioli

Mentre dalla costa libica continuano a partire improvvisate imbarcazioni cariche di migranti, il paese sta sprofondando in una guerra civile dagli esiti imprevedibili. La situazione è così grave da aver spinto gli Stati Uniti a richiamare il proprio ambasciatore ed aver chiuso temporaneamente la rappresentanza diplomatica.

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GAZA: il punto di non ritorno

According to Human Rights Watch rockets from Gaza were fired from populated areas paffairs_sanfrancisco - http://www.flickr.com/photos/36313307@N06/3350293196/sizes/l/di Diego Grazioli

Per quanto tempo ancora? Quante vittime dovranno essere piante prima di far tacere le armi? Sono passate due settimane da quando ha preso il via l'operazione "Margine protettivo", lanciata da Israele per proteggersi dal lancio dei razzi da Gaza, e la notte è sempre più buia. Oltre 600 i palestinesi uccisi, interi quartieri sventrati, decine di migliaia di profughi, che come mosche cercano una via di fuga che non esiste, intrappolati in quella prigione a cielo aperto chiamata Gaza. Il tutto nell'indifferenza della comunità internazionale, quasi assuefatta dall'orgia di violenza che quotidianamente sfregia l'esistenza di quest'angolo del mar mediterraneo.

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