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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Iraq: l'offensiva dell'ISIS e lo spettro della guerra civile

M1 Abrams tanks in Iraqi service, Jan. 2011 – Foto Daneille Hendrix, U.S. Army di Diego Grazioli - 

Nel gioco di specchi a cui da tempo ci ha abituato il risiko mediorientale, l'offensiva nel nord dell'Iraq dell'ISIS, la formazione islamica legata ad Al-Qaeda, rischia di scrivere un capitolo destinato a rimanere nei libri di scuola. Non è solo la portata militare dell'avanzata, a destare la preoccupazione del governo di Baghdad e delle principali cancellerie occidentali, ma le conseguenze geopolitiche dell'operazione, che sta assumendo sempre più i contorni di una guerra civile tra sunniti e sciiti. Uno scenario spettrale che sta già facendo scorrere fiume di sangue e profughi, sgretolando l'effimera entità statale irachena disegnata dagli americani dopo la guerra contro Saddam Hussein del 2003.

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Il Cairo, disoccupazione batte pregiudizio

di Giancarlo Cattaneo -Transito_do_Cairo

Chi è stato in Egitto e, soprattutto, ha circolato per le vie del Cairo, sa cosa significa la parola traffico, qualcosa di veramente sconvolgente, anche per un italiano.
A prima vista non ci sono regole, ognuno sembra fare ciò che più gli aggrada sia tra gli automobilisti che tra i pedoni. Prendere un taxi al volo è facile, ma raggiungere in tempo la propria meta è un altro discorso.
Per guidare al Cairo, insomma, non bisogna avere scrupoli di sorta, per questo è un mestiere tipicamente maschile, almeno fino a pochi anni fa.
Ad abbattere questo tabù ci ha pensato Noora, 49 anni, laureata in ingegneria agricola, lasciata con tre figli dal marito, dopo vari lavori ha deciso di acquistare un taxi tutto suo.

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Iraq: i signori della guerra

di Diego Grazioli -

Il buono, il brutto e il cattivo. O meglio, il dottore, il generale e il pasdaran. Parafrasando il mitico film di Sergio Leone, il western mediorientale, che sta tingendo di sangue e indicibili sofferenze i popoli fratelli di Iraq e Siria, ha nell'ombra uomini scaltri e senza scrupoli, disposti a tutto per vincere l'ennesima sfida per il potere nella regione.
Premettendo che in questa partita di buoni non ce ne sono ed i cattivi sono in abbondanza, il dottore Abu-Bakr al-Baghdadi merita il ruolo dell'uomo nero, in grado di conquistare e sottomettere al proprio controllo la regione nord-occidentale dell'Iraq, facendo sconfinare la sua influenza nei territori siriani controllati dai miliziani islamico-sunniti. Un uomo che, dopo una detenzione nel carcere all'epoca a gestione americana di Camp Bucca, nel sud dell'Iraq, ha saputo coagulare intorno a sé la galassia delle bande islamiche riconducibili alla bandiera di Al-Qaeda. A differenza del suo predecessore Al-Zarqawi, il defunto leader della prima fase della guerra contro l'occupazione americana, Al-Baghadi è un capo più pragmatico, che è stato in grado di tessere un'alleanza con gli ex militari dell'armata di Saddam Hussein, nel nome della battaglia contro lo smisurato potere del Presidente sciita Nuri al-Maliki. A rappresentare il potere del vecchio regime, è l'unica carta del mazzo dei 55 massimi ricercati americani in Iraq, ad essere riuscito a sfuggire alla caccia dei marines.
L'asso di fiori, Izzat Ibrahim Al-Douri, il comandante del fronte nord ai tempi dell'invasione americana, unico sopravvissuto della vecchia guardia di Saddam. È lui l'indiscusso leader degli ex aderenti alla rete del partito Baath, al potere in Iraq per oltre mezzo secolo, laici sunniti, ma disposti a tutto per fronteggiare lo strabordante potere della maggioranza sciita, anche ad allearsi con Al-Qaeda.
Definita questa inedita compagine, responsabile della vincente offensiva verso il potere centrale iracheno, non manca che presentare il terzo grande protagonista di questo conflitto che sembra sempre di più una guerra di religione. Gli americani lo chiamano "master of chaos", una definizione che rende bene l'idea dell'enorme potere di Qasem Suleimani nei conflitti che stanno insanguinando il medio-oriente. Dal Libano all'Iraq, passando per la Siria, quando sono in ballo gli interessi della comunità sciita, è lui a scendere in campo. Un uomo che si è fatto le ossa nella guerra tra l'Iran ed il regime di Saddam Hussein negli anni '80 e da allora governa con carisma e astuzia la massima struttura segreta dello Stato degli Ayatollah, Forza Quds.
La suprema guida spirituale iraniana Ali Khamenei lo ha definito un martire vivente per il suo coraggio e l'audacia nel portare a termine operazioni rischiosissime. Ora le sue capacità verranno messe alla prova nel disperato tentativo di fermare l'avanzata dei miliziani sunniti su Baghdad. È dal duello tra questi tre uomini che verrà fuori l'Iraq del futuro, la sfida è cominciata, l'estate ci dirà per chi suonerà l'ultima campana.

LIBIA: un paese nel caos

: Il generale Khalīfa Belqāsim Haftar (2011) – fonte: flickr.com/photos/magharebia/5657726191/in/photostream/lightbox/Autore: Magarebiadi Diego Grazioli

Aldilà del mare il caos regna sovrano. Sono passati tre anni dalla rivolta popolare che ha portato alla defenestrazione del colonnello Gheddafi, ma la Libia si presenta come un coacervo di potentati locali in guerra tra loro, senza un progetto politico unitario. Un marasma istituzionale tenuto insieme solo dagli immensi interessi economici che attraversano le sabbie del deserto: dai giacimenti petroliferi, i più grandi dell'intera Africa, al traffico di esseri umani che dalla regione subsaariana giungono sulle coste libiche in cerca di un imbarco verso l'Europa.

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Egitto: la vittoria spuntata del generale

Abd_al-Fattah_Khalil_al-Sisi-Fonte_wiki-600di Diego Grazioli

Lungi dall'essere il plebiscito auspicato alla vigilia, le elezioni presidenziali hanno comunque incoronato nuovo padrone assoluto dell'Egitto il generale Abdel Fattah al-Sisi. Una vittoria annunciata per la massima autorità militare del paese dei faraoni, che in questa tornata elettorale cercava la legittimazione dopo il golpe del 2013 che aveva estromesso i fratelli musulmani dalla guida della nazione. Le urne hanno decretato il 95% dei consensi in favore di al-Sisi mentre l'altro contendente Hamdeen Sabahi si è fermato al 4%.
Ma è la percentuale di affluenza alle urne ad aver rovinato la festa ad al-Sisi ed ai suoi sostenitori visto che si è fermata al 44,4%, ben al di sotto della soglia del 52% registrata nelle elezioni del 2012 che avevano incoronato Mohamed Morsi.

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