• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Guerra all'Is: l'attacco è cominciato

Sunset over the rooftops. Foto Zeledi su en.wikipediadi Diego Grazioli

"Le forze militari USA e delle nazioni partner stanno conducendo azioni militari contro i terroristi dell'Is in Siria". Con questo stringato comunicato, l'ammiraglio John Kirby, portavoce del Pentagono, ha ufficialmente comunicato l'inizio della campagna contro le truppe jihadiste del califfato.

Una serie di missioni aeree e di lancio di missili, cominciati la notte tra lunedì e martedì scorso, con l'obiettivo di azzerare le forze di terra dell'Is e di sventare eventuali attacchi terroristici sul suolo americano e degli altri membri dell'alleanza.
Proprio sul fronte delle "nazioni partner" Washington ha tenuto a precisare che nelle operazioni di attacco sono coinvolti paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania e Bahrein, quasi a sottolineare l'importanza della presenza di nazioni arabe nell'offensiva contro l'Is. Un supporto fondamentale, che dovrebbe delegittimare i terroristi agli occhi dell'opinione pubblica mediorientale ed evitare che questa ennesima missione guidata dagli Stati Uniti, diventi una guerra tra l'occidente e il mondo arabo.
Tra gli obiettivi maggiormente colpiti in questa prima fase delle operazioni c'è la città di Raqqa, la capitale degli uomini del califfato in Siria. Un'azione mirata anche a dare respiro alla comunità curda del paese, costretta nei giorni scorsi ad una disperata fuga oltre il confine turco, dove si trovano i campi profughi allestiti dal governo di Ankara e dalle Nazioni Unite.
Drammaticamente toccanti le storie ed i volti delle centinaia di migliaia di rifugiati, soprattutto donne e bambini, con negli occhi la paura e la disperazione per aver dovuto lasciare tutto nel precipitoso esodo.
Nonostante i piani di un attacco in Siria contro i miliziani islamici fossero pronti da tempo, è stato infatti l'aggravarsi dell'emergenza umanitaria ad aver spinto le nazioni dell'alleanza ad accelerare il via libera alle missioni aeree. Un'iniziativa vissuta come una grave interferenza da parte del governo di Assad, al quale è stato comunicato l'inizio dei blitz solo a poche ore dal decollo dei caccia.
Particolarmente stizzita anche la reazione dell'Iran, secondo il cui Presidente, Hassan Rohani, i raid anti-Is devono essere considerati un attacco alla Siria. Anche la Russia ha espresso il proprio malcontento per la decisione di attaccare i ribelli, parlando di un tentativo occidentale di perseguire obiettivi geopolitici e di destabilizzare ulteriormente la situazione della regione.
All'insegna dell'attendismo e della malcelata irritazione la presa di posizione della Turchia, che dopo aver negato l'utilizzo delle proprie basi come luogo di partenza dei raid aerei, ha implementato gli sforzi per aiutare i profughi, mantenendo tuttavia un atteggiamento di ostilità nei confronti delle popolazioni curde.
Una campagna militare che sta scuotendo dunque i delicati equilibri tra gli stati della regione e che inevitabilmente ridisegnerà i rapporti di forza in questa strategica area, a partire proprio dalla questione della nascita di una nazione curda.

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