• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Un sogno: dimezzare la fame nel mondo

U.S. Secretary of State John Kerry and José Graziano da Silva participate in roundtable discussion on sustainable fisheries. Photo: USA Dep. of Statedi Rosario Vitti - 

Non so se in un mondo distratto da mille cose, sapere che ogni mattina circa 66 milioni di bambini nel mondo si recano a scuola con lo stomaco praticamente vuoto, susciti scalpore, ma il problema della fame o della sottonutrizione rimane ancora un problema gravissimo.
Ogni giorno migliaia di persone muoiono per questo flagello ben più drammatico di Ebola, dell'Aids o di altre gravi malattie infettive.
È un dramma così complesso che sembra un po' avventato l' annuncio della Fao di ridurre addirittura del 50% la fame nel mondo entro addirittura il prossimo anno.

Lo speriamo vivamente, ma rimangono fondati dubbi.
Un messaggio quasi analogo fu divulgato dalla Fao, agli inizi degli anni '90, che dava ottime probabilità che agli inizi del 2000 si sarebbe sconfitta questa grave sofferenza umanitaria.
Il 2000 è passato da quattordici anni e siamo ancora qui con gli stessi problemi, anche se, per onestà qualcosa, si è pur fatto e le cifre lo dimostrano.
Negli ultimi dieci anni, ad esempio, c'è stato un calo di circa 100 milioni di persone con il problema della mancanza di cibo, 63 Paesi della cosiddetta fascia in via di sviluppo sono riusciti a dimezzare il problema della denutrizione e altri 6 sono in procinto di raggiungere questo risultato.
Tuttavia la fame non è solamente mancanza cibo, espone le persone a contrarre più frequentemente le malattie infettive, crea, specie nei bambini, un inadeguato sviluppo fisico e mentale con il rischio di morte prematura e, non ultimo, una diminuzione della produttività nel lavoro con il conseguente aumento della povertà. Un dato freddamente scientifico, elaborato dagli economisti, afferma che ogni bambino sofferente di fame cronica, con le già note ricadute per il suo sviluppo mentale e fisico, ha una minore capacità di generare reddito, nel corso della sua vita, che varia tra il 5 e il 10% rispetto ad una persona in salute.
Insomma il classico serpente che si morde la coda.
Ancora secondo le Nazioni Unite, sono ancora 805 milioni le persone sottoalimentate, in pratica una su nove soffre ancora la fame, e una su otto non ha cibo sufficiente per condurre una vita dignitosa con ricadute pericolose, non solo per la salute, ma la scarsezza di cibo porta inevitabilmente a nuovi conflitti regionali che degenerano in guerre producendo povertà diffusa e distruggendo le già scarse infrastrutture per un'agricoltura efficiente con un disordinato sfruttamento eccessivo dell’ambiente alterando, forse per sempre, gli equilibri della natura con i disastri naturali.
In tutta questa drammaticità una soluzione ci sarebbe. Da tutti gli studi si evince che se le donne avessero lo stesso accesso degli uomini alle risorse, ci sarebbero sicuramente 150 milioni di affamati in meno sulla Terra, grazie alla capacità tutta femminile di rimboccarsi le cosiddette maniche.
Purtroppo non è ancora così e a soffrirne sono sempre i più indifesi, i bambini. Il 45% di loro muore sotto i cinque anni per patologie legate alla fame, 3,1 milioni di bambini ogni anno soffrono di malnutrizione, un bambino su sei è sottopeso e circa 100 milioni di bambini hanno seri problemi per lo sviluppo. Un bambino su quattro nel mondo soffre di deficit di sviluppo.
Nei Paesi in via di sviluppo, questa percentuale può crescere arrivando a un bambino su tre con l’80% dei bambini che crescono con deficit di sviluppo vive in 20 di queste nazioni.
Un preoccupazione che rimane forte specialmente in l’Asia e non in Africa, come spesso si pensa, troviamo la più alta percentuale di persone che soffrono la fame nel mondo, circa 525 milioni, un numero certo drammatico, ma che secondo gli esperti anche in questo caso si sta riducendo.
Il 2015 è ormai alle porte, speriamo che non sia solo un bel sogno da lasciare impolverato in un cassetto per le generazioni future, anche perché secondo gli studi del Wfp (il programma alimentare mondiale) si calcola che bastano ogni anno appena 3.2 miliardi di dollari per raggiungere i 66 milioni di bambini in età scolare vittime della fame, poco meno del solo gettito italiano per l'Imu dello scorso anno. Cifre che dovrebbero far riflettere sui costi per debellare il male dell'umanità da millenni.

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