Mercoledì, 24  Gennaio 2018 05:43:47
  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Diritto alla vita? Dipende dai soldi.

Foto Frontex, salvataggio italianodi Giorgio Castore

Siamo un Paese che ha più oriundi fuori dei propri confini di quanti cittadini conti sul suolo patrio. Nel corso di secoli abbiamo fatto, e stiamo ancora facendo, i conti con l’Emigrazione.
Ma ora dobbiamo farli anche con l’Immigrazione a cominciare dai Diritti Umani, il primo dei quali è quello alla vita.

Leggi...

I mille giorni in cerca del paese vero

Nasa.gov. Photo: gall_earth_nightdi Roberto Mostarda

L’azione del governo e della maggioranza, dopo i mesi degli annunci programmatici e le polemiche ad ogni passo, entra ora nel vivo – o speriamo che lo faccia – per dare avvio a quei mille giorni che dovranno cambiare verso al paese! Questo è l’auspicio del premier Renzi e l’impegno che sta mettendo nel condurre in porto le riforme annunciate in materia costituzionale, economica, sociale!

Leggi...

Follie: riscriviamo la storia?

Iraq-terrorist attack on buses Autore ignoto, US Army imagedi Roberto Mostarda

Considerare i terroristi tutti, ma in particolare quelli dell’Isis che massacrano i cristiani e gli yazidi in Iraq (e sia detto per inciso, annoverano fra le loro fila non pochi elementi del disciolto partito Baath di Saddam Hussein e tra gli strateghi di oggi l’ex vice presidente di Saddam, Ibrahim al Douri), come interlocutori di un eventuale processo di pace!

Leggi...

Una macchia non offusca la fedeltà. Ma guai a dimenticare

Reparto di carabinieri alla sfilata del 2 giugno 2007. Foto: Jollyroger - Opera propriaLa speranza di ogni cittadino è che le Istituzioni siano super partes; che non siano di destra, di sinistra o di centro, ma semplicemente al servizio del Paese e della collettività.
L’Arma dei Carabinieri questo ha rappresentato negli anni per gli italiani, una garanzia affidabile, dedita al rispetto delle regole e delle leggi.
Un punto di riferimento certo, fedele al Paese e coerente con le sue leggi, sempre pronto ad intervenire in difesa del “bene supremo” dei suoi cittadini, a prescindere dai sentimenti, dai “pensieri” o dagli “orientamenti” dei suoi membri; così come sarebbe bello fosse per le altre istituzioni, che indipendentemente dall'orientamento politico dei suoi membri, non dovrebbero essere di parte; né di destra, né di sinistra e neppure di centro.
Gli italiani sono grati di tale fedeltà all’Arma ed ai suoi membri di ogni grado. Tant'è che ricorrendo quest'anno il secondo centenario dalla nascita della "benemerita", abbiamo da più fonti ascoltato il giusto riconoscimento che le è stato tributato a mente della sua nobile vita che ne ha fatto il “… sicuro punto di riferimento per la tutela della legalità, per la prevenzione ed il contrasto alle criminalità di ogni specie, per la lotta ad ogni forma di terrorismo e corruzione …”. È quanto si legge nel sito celebrativo dell’evento, dove si precisa anche: “… L’Arma dei Carabinieri … ha accompagnato generazioni di italiani, vivendo da protagonista tutti gli eventi storici che hanno caratterizzato la vita del Regno Sabaudo prima e del Regno d’Italia e della Repubblica Italiana successivamente: dagli albori del Risorgimento alle Guerre d’Indipendenza, dalle Campagne per l'Unità alla lotta al brigantaggio, dalla Grande Guerra a quella di Liberazione, dal contrasto della mafia alla lotta al terrorismo …, fino agli impegni internazionali odierni per la pace e la sicurezza nel mondo …”; “… è stata partecipe di tutti i mutamenti del Paese, quale insostituibile presidio della pubblica e privata sicurezza, affrontando nel corso dei due secoli di vita i momenti più difficili e talvolta drammatici, seguendo percorsi di fedeltà alle Istituzioni e di servizio alla collettività, ispirato a valori quali onestà, impegno sociale e civile, senso del dovere, disciplina e tenacia, senso di giustizia …”.
Parole che non è possibile non condividere, ma che non esauriscono i suoi meriti, sui quali però in passato, per una equivocata “carità di patria”, si è taciuto.
Com'è stato negli anni '60 in occasione dello scandalo SIFAR e del tentativo di colpo di stato “De Lorenzo”, denunciato e sventato grazie alla fedeltà ed all’onestà del Gen. Giorgio Manes, Vice Comandante Generale dell’Arma, ex partigiano ed una carriera vissuta tutta all’“interno” della stessa, il quale ebbe il coraggio di opporsi al suo Comandante Generale, Gen. Giovanni De Lorenzo, “esterno” all’Arma e di nomina politica.
Eppure, sino ad oggi, per il timore che di quell'episodio venissero attribuiti all’Arma non solo i meriti, ma anche i demeriti - ovverossia la responsabilità dei comportamenti dei soggetti “deviati” -, le si è negato l’onore ed il diritto di vantarsi dell’onestà e della fedeltà di suoi rappresentanti più meritevoli.
Allo stesso scopo quel colpo di Stato è stato prima negato, poi sminuito, infine contrabbandato come mera esercitazione militare, nella speranza comunque, se non di nasconderlo, di farlo dimenticare, facendo passare per “strano” chi lo aveva impedito.
Ricordiamo invece - come inesorabilmente farà la storia smentendo ogni asservimento - che correvano gli anni ’60 ed all’apice dell’Arma, retta per legge da un vertice esterno, sedeva il Gen. De Lorenzo, proveniente dall’Esercito, decisamente convinto con Segni, Presidente, Andreotti, Ministro della Difesa, ed altri, di dover salvare il Paese dalle sinistre.
Il 4 dicembre 1963, infatti, dopo vent’anni di monocolori democristiani, a seguito di un tormentato accordo tra il Segretario della DC, Aldo Moro, ed il leader del PSI, Pietro Nenni, era stato varato il primo governo italiano di centro-sinistra (noto come il I° Governo Moro), composto da DC, PSI, PSDI e PRI, che però durò solo sette mesi; il 25 giugno 1964, infatti, in seguito alla grave crisi economica che affliggeva il Paese, cadde.
Incidenter ..., se i fatti italiani era allarmanti, quelli internazionali non erano da meno. Uno per tutti, il 23 novembre 1963 era stato assassinato J. F. Kennedy, al quale era succeduto Lyndon Jhonson ed incombeva il problema vietnamita. Si viveva in generale un clima di crisi e di forti preoccupazioni. Il mondo conservatore temeva di essere soppiantato.
E' in questo contesto che il Gen. De Lorenzo, forte dei più vari e trasversali appoggi, ordì il famoso “Piano Solo”, volto alla realizzazione di un colpo di stato politico-militare, con tanto di liste di proscrizione e di deportazione di politici, giornalisti, imprenditori e cittadini comuni, sulla base di un’ampia schedatura da lui voluta già da quando comandava il SIFAR, ovvero i “servizi” dell’epoca.
Fu così che nel 1964, in un bel giorno di luglio, venne messa in atto la c.d. “esercitazione”; vennero messi in preallarme i generali e gli ufficiali di fiducia del Comandante Generale e fatti confluire da più parti d’Italia su Roma un esorbitante numero di mezzi corrazzati e carrarmati; tutti pronti ad intervenire; poi fortunatamente qualcosa andò storto, giunse il contro-ordine ed il “piano” rientrò; ma non fu un miracolo; bensì il fermo, riservato, intervento di quella parte sana del Paese (sia di centro, che di sinistra) che, appena informata, vi si oppose fermamente.
E determinante per tale opposizione fu l’opera di quei Carabinieri fedeli alle istituzioni democratiche (e in particolare del Gen. Manes che per l’Arma si sarebbe gettato nel fuoco) che - convinti che il loro dovere fosse quello di rispettare e far rispettare le leggi anche a dispetto di qualsivoglia superiore deviato - avevano denunciato in anticipo il progetto.
Sventato il tutto, la consegna fu di tacere.
Anche se da lì a qualche mese il Presidente Antonio Segni, cui era stata attribuita la corresposabilità dell'episodio, ufficialmente per ragioni di salute, si dimetterà, Andreotti, si sfilerà, e coloro che avevano denunciato il tutto saranno, se non proprio perseguitati, quasi; comunque accantonati; nel tentativo che ci si dimenticasse sia di loro che del fatto.
Eppure era stato grazie alla loro sensibilità e capacità di discernimento tra il bene ed il male, tra il lecito e l’illecito, che
l’Arma, anziché essere quello strumento di devianza che era stato programmato dal Gen. De Lorenzo, si era confermata essere la fortezza di sempre in difesa delle istituzioni democratiche.
In quell’occasione l’Arma dei Carabinieri ha certamente evitato che il Paese cadesse in una tragedia simile a quelle di che in quegli anni affliggevano ancora Spagna e Portogallo o che di lì a breve avrebbe vissuto la Grecia.
Ne scrisse a lungo L’Espresso e ne ha accennato di recente nella sua bella, breve e serena, autobiografia Eugenio Scalfari, ricordando il nome, dimenticato anche dall’Arma, del Gen. Giorgio Manes, che con una fedeltà pagata a caro prezzo, aveva contribuito a risparmiare al Paese la dittatura.
Nome al quale sarebbe giusto aggiungere quelli di tanti altri di cui forse Scalfari non ha mai saputo, così come probabilmente ignorava la sofferta e difficile opera che sottostava alle informazioni da lui, e da un Lino Iannuzzi di altri tempi, ricevute e coraggiosamente pubblicate e difese.
Nomi di cui l’Arma dei Carabinieri ed il Paese possono andare fieri e che sarebbe giusto ricordare, facendo sapere, passati ormai 50 anni dai fatti, il ruolo fondamentale che hanno svolto con i loro sacrifici in difesa delle istituzioni democratiche.
Fatti di cui i cittadini italiani consapevoli sono grati all’Arma dei Carabinieri ed a coloro che hanno sacrificato le loro persone per il bene comune. Fatti che in memoria e monito è bene ricordare.

Riforme strutturali: una corretta priorità


Il Presidente Napolitano con il Presidente Renzi, 17/06/2014 Palazzo del Quirinale. Foto QuirinaleSotto il solleone
del Bel Paese, da un ombrellone all’altro, si parla un po’ di tutto, addirittura di politica; naturalmente solo in chiave di gossip.
La domanda più ricorrente è: Ma chi c’è dietro Renzi? A parte i boy scout. Chi ce l’ha messo? La finanza internazionale? La Chiesa? Le banche? La Massoneria? Napolitano? I poteri forti o quelli nascosti?
Sembra quasi che la soluzione dei nostri mali sia tutta lì; risolto il mistero, risolti i problemi.
Orbene il Presidente Napolitano, visto che è lui che lo ha designato, ha certamente fatto la sua parte; il c.d. PD “allargato” ha dato una mano; ed il Parlamento, con le sue maggioranze composite, gli ha dato la fiducia, senza la quale Renzi non starebbe lì.

Leggi...

Italian Media s.r.l. - via del Babuino, 99, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu