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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

La guerra dei “mille giorni”

Comunicazioni di Renzi al Senato. Foto: Tiberio Barchielli e Filippo Attilidi Roberto Mostarda

Il passato dell'Europa, e di riflesso quello degli staterelli italiani vassalli dei grandi imperi di allora, ricorda le interminabili guerre religiose ed economiche che sconquassarono il vecchio continente: quella dei 30 anni, quella dei 100 anni!

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Annunci e fatti, si avvicina l'ora della verità... per tutti

di Roberto Mostarda - 

Settembre... andiamo....! Il premier e il governo hanno lanciato il guanto di sfida dei mille giorni, orizzonte delle riforme e dei cambiamenti annunciati al 2018, altrimenti si dovrà prendere atto delle difficoltà non superabili e andare al voto per vedere chi gli italiani vorranno investire della responsabilità futura!
Siamo al dunque, perciò, o ci avviciniamo molto ad esso. E lo scenario che appare agli occhi di ognuno, non necessariamente al dentro delle cose della politica e della vita istituzionale, non è consolante!
La distanza tra governo – che nella persona del premier gode di un gradimento superiore al voto della sua maggioranza – e il Parlamento sembra aumentare ogni giorno che passa, la deterrenza di vecchie aree politiche e ideologiche trova ogni passo, ogni spiraglio per assestare colpi in direzione contraria, per rallentare il cammino già lacunoso ancorché generoso delle riforme annunciate ma ancora nel guado. C'è chi contava in questo impantanarsi nelle sabbie mobili delle commissioni, nei codicilli e nelle eccezioni, nello svuotamento scientifico e progressivo della portata di cambiamento di ogni provvedimento. Pensiamo al futuro Senato che potrà essere costituito soltanto tra qualche anno, intanto quello attuale in via di smaltimento legifererà sulla legge elettorale e sul suo stesso destino finale. Le riforme economiche e quelle del lavoro che vanno realizzate in uno dei momenti più bassi dell'economia nazionale con scarsità di risorse e di investimenti che dovrebbero costituirne l'ossatura e un diffuso costume di corruzione che nessuno riesce a debellare e che danneggia in modo irreparabile il tessuto ancora sano del nostro sistema. Per non parlare della giustizia e dei suoi riflessi sulla convivenza sociale ma anche nel mondo economico e finanziario, tema del quale parliamo nell'apertura del giornale.
Ma quel che appare più inaccettabile, in questo quadro, è quello che sta accadendo per la nomina dei membri della Consulta e per quelli del Csm. A parte gli aspetti corporativi che vedono protagonisti (su temi fondanti per l'amministrazione della giustizia, come le ferie dei magistrati) i vertici sindacali dei giudici, in un balletto sostenuto anche da alcuni esponenti politici, le fumate nere che continuano a segnare il voto per l'integrazione della Corte Costituzionale in particolare, stanno mostrando atti e comportamenti degni della peggiore tradizione parlamentare nazionale.
Il Paese reale non capisce e non accetta che mentre il potere d'acquisto dei cittadini torna a livelli di 40 anni fa e la povertà diviene nuovamente e drammaticamente consueta, ci si trastulli in macchinose e funamboliche perdite di tempo nel tentativo di trovare la quadra delle caselle da riempire con personaggi comunque politici che dovrebbero poi rappresentare la massima magistratura nazionale, quindi la terzietà a livello costituzionale che dovrebbe essere costituzionalmente garantita! Uno spettacolo penoso!
Se queste sono le cartine di tornasole di quello che la pancia del paese e del potere vuole rappresentare, non possiamo stare allegri e sperare in un atteggiamento di autorevolezza e fiducia nei partners europei!
Tanto meno si può accettare che un sistema politico abbia un terzo fuori da tutto (i 5 Stelle), come un corpo estraneo che però occupa spazi e immagine collettiva coltivando l'idea di un paese altro da sé del quale nessuno dei suoi guru sa però disegnare in alcun modo un quadro credibile e sensato!
L'ora della verità, però, si avvicina... per tutti! E ognuno dovrà prendere atto delle conseguenze. Una cosa è certa. L'Italia non può tornare indietro e non soltanto perché lo chiede l'Europa ma perché nel dna degli italiani è ormai iniziata la mutazione genetica e nulla sarà più come prima anche se qualcuno si sforza perché così appaia!!!

“Giustizia negata”. In attesa di una vera riforma

Il nome affibbiato dai romani al simbolo della “Giustizia”: Palazzaccio. Foto Giorgio CastoreEra il 29 dell’agosto u.s. quando il Consiglio dei Ministri comunicava al Paese, con giusta enfasi, di avere finalmente messo mano alla riforma della giustizia.
ITALIANI, prima di parlarne, aveva ritenuto opportuno, leggere.
Oggi, a distanza quasi di tre settimane, dobbiamo per il momento accontentarci di quanto trapelato.
Un ritardo che invero ha destato qualche preoccupazione; sono state insinuate infatti ingerenze esterne, prontamente negate; staremo a vedere.

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Coesione sociale e velocità delle riforme

Il Presidente Matteo Renzi presenta in conferenza stampa il sito dei "Millegiorni” presenti il sottosegretario Graziano Delrio e il ministro Maria Elena Boschi. foto: Tiberio Barchielli Filippo Attilidi Roberto Mostarda -  

La recente sollevazione delle forze di polizia dinanzi al mancato rinnovo del contratto e all'adeguamento dello stipendio fermo da anni e anni, ha segnato un punto di svolta nei rapporti tra cittadini, politica e governo! Non solo per la particolarità del settore e per i suoi addetti, ma soprattutto per il valore del nocciolo sul quale ci si confronta!

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Risposte chiare e soluzioni praticabili

Il Presidente Renzi ha presentato il sito dei di Roberto Mostarda -  

E’ difficile, guardando lo scenario politico italiano ed europeo, rimanere lontani dalla sensazione che si stia giocando una partita a più mani e a più voci, fatta di argomenti e questioni reali, ma anche di gioco dei ruoli tra potenti, aspiranti potenti e via dicendo!
Se non si vertesse su nodi strutturali e su riforme auspicabili e attese da paesi e collettività, verrebbe da pensare al titolo di un film su balordi come “pacco, contro pacco e contropaccotto” dove la forma della “stangata” prevale sulla sostanza del risultato concreto per la semplice soddisfazione della “fregatura” rifilata!
Trattandosi invece di problemi che toccano da vicino la nostra vita di cittadini italiani ed europei, la questione si fa estremamente seria.

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