Martedì, 18  Dicembre 2018 15:20:03
  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Roma: il Comune per i ROM. Strabismo o cecità?

Passando per una via consolare verso le nove di mattina, può capitare di imbattersi in una fila di nomadi che spuntano dai cespugli in abiti da lavoro: chi con le stampelle o col collarino, altri con il braccio al collo e le signore, rigorosamente in nero con stupendi pendenti di corallo. Sono i lavoratori che vanno ai loro posti: semafori, piazze, strade del centro. Non che questo sia disonorevole, a parte le finte menomazioni create per intenerire i passanti, perché è meglio un onesto accattonaggio che i borseggi o le rapine. Ma il quesito che ci si deve porre, è: “Cosa si sta facendo realmente per l’integrazione di queste persone?”
Qualche giorno fa, il sindaco di Roma, ha vietato di usare, negli atti comunali, la parola nomade, per definire un membro di una comunità rom, poiché potrebbe essere discriminante. D’ora in poi si devono usare i termini comunità Rom, Sinti o Caminanti.

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L’eterno rimpallo: chi insegue chi?

Il Presidente Napolitano con il Presidente Renzi, in occasione della cerimonia di giuramento al Quirinale. Foto: Quirinaledi Roberto Mostarda

Le settimane che ci separano dall’inizio del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea risentono nell’analisi e nella politica nazionale ancora dei risultati delle elezioni continentali e delle successive prove locali con leggera correzione ma non ininfluente dei risultati!
Un insieme di valutazioni che hanno spinto le forze politiche di maggioranza e di opposizione a una serie di “novità” da mettere in piazza.

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EU: paradossi inattesi

Emiciclo_Parlamento_trasformato_in_sala_stampa-Fonte_EU-600di Roberto Mostarda

Alea iacta …est! Il giorno dopo le elezioni europee è apparso chiaro e lampante quanto il paese stia cambiando sotto il peso della crisi economica e quanto voglia cambiare e cercare di reagire. Al di là di opinioni di saggi o di millantatori sull’intelligenza politica di un popolo e sulle scelte che essa esprime, gli italiani hanno risposto in due modi entrambi netti: oltre il 40 per cento non ha votato, e il quasi 60 per cento che lo ha fatto ha scelto in modo chiaro una forza politica, il partito democratico, al di là dei suoi meriti e delle sue responsabilità!

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L’ascensore elettorale e i suoi esegeti

Renzi incontra a Pechino il presidente del Congresso nazionale del popolo, Zhang Dejiang. Foto: Tiberio Barchielli e Filippo Attilidi Roberto Mostarda 

E’ sconfortante, accanto alle analisi tecniche o presunte tali, assistere alle circonvoluzioni della politica, trasversali per definizione, attorno ai risultati di ogni elezione che ne segue un’altra… che ne segue un’altra… che ne segue … un’altra! E’ anche singolare sottolineare l’inesauribile capacità gattopardesca che vede molti ora a favore, ora critici, di una forza politica o di un suo leader! Di solito nel primo caso quando vince, nel secondo quando perde o non vince a dovere!

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Matteo ride, Silvio ammicca, Angelino avverte e Bebbe prende il Maloox

Beppe_Grillo_14_Aprile_Roma_2014-Livio_Andronicodi Roberto Mostarda

Nonostante la chiarezza del voto europeo e le linee di tendenza emerse, non si è spenta l’abitudine – caratteristica del voto proporzionale – di affermare che, comunque, il voto è stato meglio del previsto da parte dei protagonisti! Anche se questa volta qualche eccezione c’è ed è forse la prima volta.
Per il premier Renzi, ovviamente, è stata una vittoria personale sul suo stesso partito e una vittoria politica nel paese. Un patrimonio di fiducia che gli è stato affidato di dimensioni storiche (inevitabili i rimandi ai tempi d’oro della DC).
La sua reazione è stata chiaramente soddisfatta ma non arrogante. «Non è stato un referendum sul governo, né su di me, è un voto che esprime una speranza straordinaria» ha detto poco dopo i dati definitivi «L’Italia c’è, è più forte delle paure che l’attraversano ed è in grado di incidere in Europa. Vincere, dunque, non stravincere il motivo conduttore del renzismo.

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