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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Annunci e fatti, si avvicina l'ora della verità... per tutti

di Roberto Mostarda - 

Settembre... andiamo....! Il premier e il governo hanno lanciato il guanto di sfida dei mille giorni, orizzonte delle riforme e dei cambiamenti annunciati al 2018, altrimenti si dovrà prendere atto delle difficoltà non superabili e andare al voto per vedere chi gli italiani vorranno investire della responsabilità futura!
Siamo al dunque, perciò, o ci avviciniamo molto ad esso. E lo scenario che appare agli occhi di ognuno, non necessariamente al dentro delle cose della politica e della vita istituzionale, non è consolante!
La distanza tra governo – che nella persona del premier gode di un gradimento superiore al voto della sua maggioranza – e il Parlamento sembra aumentare ogni giorno che passa, la deterrenza di vecchie aree politiche e ideologiche trova ogni passo, ogni spiraglio per assestare colpi in direzione contraria, per rallentare il cammino già lacunoso ancorché generoso delle riforme annunciate ma ancora nel guado. C'è chi contava in questo impantanarsi nelle sabbie mobili delle commissioni, nei codicilli e nelle eccezioni, nello svuotamento scientifico e progressivo della portata di cambiamento di ogni provvedimento. Pensiamo al futuro Senato che potrà essere costituito soltanto tra qualche anno, intanto quello attuale in via di smaltimento legifererà sulla legge elettorale e sul suo stesso destino finale. Le riforme economiche e quelle del lavoro che vanno realizzate in uno dei momenti più bassi dell'economia nazionale con scarsità di risorse e di investimenti che dovrebbero costituirne l'ossatura e un diffuso costume di corruzione che nessuno riesce a debellare e che danneggia in modo irreparabile il tessuto ancora sano del nostro sistema. Per non parlare della giustizia e dei suoi riflessi sulla convivenza sociale ma anche nel mondo economico e finanziario, tema del quale parliamo nell'apertura del giornale.
Ma quel che appare più inaccettabile, in questo quadro, è quello che sta accadendo per la nomina dei membri della Consulta e per quelli del Csm. A parte gli aspetti corporativi che vedono protagonisti (su temi fondanti per l'amministrazione della giustizia, come le ferie dei magistrati) i vertici sindacali dei giudici, in un balletto sostenuto anche da alcuni esponenti politici, le fumate nere che continuano a segnare il voto per l'integrazione della Corte Costituzionale in particolare, stanno mostrando atti e comportamenti degni della peggiore tradizione parlamentare nazionale.
Il Paese reale non capisce e non accetta che mentre il potere d'acquisto dei cittadini torna a livelli di 40 anni fa e la povertà diviene nuovamente e drammaticamente consueta, ci si trastulli in macchinose e funamboliche perdite di tempo nel tentativo di trovare la quadra delle caselle da riempire con personaggi comunque politici che dovrebbero poi rappresentare la massima magistratura nazionale, quindi la terzietà a livello costituzionale che dovrebbe essere costituzionalmente garantita! Uno spettacolo penoso!
Se queste sono le cartine di tornasole di quello che la pancia del paese e del potere vuole rappresentare, non possiamo stare allegri e sperare in un atteggiamento di autorevolezza e fiducia nei partners europei!
Tanto meno si può accettare che un sistema politico abbia un terzo fuori da tutto (i 5 Stelle), come un corpo estraneo che però occupa spazi e immagine collettiva coltivando l'idea di un paese altro da sé del quale nessuno dei suoi guru sa però disegnare in alcun modo un quadro credibile e sensato!
L'ora della verità, però, si avvicina... per tutti! E ognuno dovrà prendere atto delle conseguenze. Una cosa è certa. L'Italia non può tornare indietro e non soltanto perché lo chiede l'Europa ma perché nel dna degli italiani è ormai iniziata la mutazione genetica e nulla sarà più come prima anche se qualcuno si sforza perché così appaia!!!

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