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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Il duello tra vecchio e nuovo

Il Presidente Napolitano alla cerimonia di commiato dei componenti il C.S.M. uscente e di presentazione dei nuovi componenti. Foto Presidenza della Repubblicadi Roberto Mostarda

E' uno strano paese, questa Italia 2014! Sembrano passati secoli dalla fine della cosiddetta mai nata seconda repubblica, anche se sono solo pochi mesi che gli italiani votando hanno cambiato un quadro per molti versi immutato da decenni! I vecchi partiti non vi sono più e quelli rimasti non stanno molto in salute! Nulla è più come prima e nulla lo potrà essere in futuro. Tuttavia non è chiaro che cosa possa riservarci il futuro!

Si parla di nuovo e di vecchio, di passato e futuro, di chi vuole il cambiamento e di chi ad esso si oppone! Qual è dunque la bussola per orientarsi?
Non esistono risposte esaurienti, certamente, ma qualche elemento di analisi. Il premier Renzi, sostenuto da gran parte dell'opinione pubblica, vuole andare avanti con scelte anche impopolari ma destinate ad incidere sulla sostanza dei problemi, in tutti i settori, istituzionale, economico, sociale e via dicendo. Lo fa certo con annunci ma anche con provvedimenti all'esame delle Camere.
E qui si apre il primo dilemma. L'esame del Parlamento avviene con una composizione delle assemblee che non rispecchia il consenso ottenuto da Renzi alle europee e tendenzialmente indicanti il suo consenso nel paese! Ecco allora che gli annunci e la volontà di andare avanti si scontrano con le diverse aree politiche e con i loro interessi. Dire dunque che si fanno solo annunci è da un lato ingeneroso, dall'altro filibustiere! I ritardi, le lungaggini, le montagne di emendamenti non sono frutto dell'azione del governo, ma risultato delle dinamiche parlamentari!
Dove è dunque il vecchio e dove il nuovo in questo quadro? Forse cominciare a rispondere non sarebbe secondario per gli italiani che vogliono avvertire il cambiamento nei fatti e vedono sempre più la politica e le Camere come un falansterio del passato, una roccaforte di chi vuole conservare un consociativismo che se ha retto l'Italia ai tempi della cortina di ferro oggi è non solo privo di efficacia ma controproducente per la velocità necessaria per mutare verso alla vita economica e sociale del Paese!
L'estenuante, sfiancante battibecco sull'art. 18, le minacce di sciopero generale della Cgil, mentre la minoranza pd arranca ed è costretta a capitolare in direzione nonostante le frecciate al segretario premier di Bersani e il dileggio di D'Alema, dimostra se ve ne fosse bisogno un altro punto di non ritorno. Chi vuole cambiare non viene considerato di sinistra, chi invece vuole conservare sì! E' di tutta evidenza come in questa contraddizione vi sia il senso di impotenza storica di una certa sinistra, giunta al potere non per il proprio progetto, ma per l'insussistenza dell'avversario. Ed ora, dinanzi alla prova dei fatti, di quel cambiamento per decenni vagheggiato, si trova impotente, incapace di capire che il paese è cambiato anche per quelle battaglie di allora. Ma non è e non può essere quello di allora!
Dunque anche qui, che cosa è vecchio e cosa è nuovo! Urge risposta efficace e chiara.
Non può non tornare in mente quella canzone “filosofica” del grande Giorgio Gaber che sconsolatamente quasi ieri, ma sono passati decenni, si chiedeva “cos'è la destra, cos'è la sinistra?”
Come sempre, lo ricordiamo quasi come una litania ogni settimana, davanti a tutto questo, c'è il paese, ci sono gli italiani che aspettano di avvertire segnali chiari ed univoci per riavviare il sistema fatto di tante eccellenze, valenze e buone volontà individuali che ancora una volta come nei momenti migliori della nostra storia, devono diventare spinta e valore per tutti, per tutto il popolo italiano!

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