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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Datagate, leggende urbane e storie di Puffi

it.wikipedia.org_wiki@Treo_600x400di Massimo Predieri

Si sono intensificate nelle ultime settimane le notizie su computer e cellulari spiati dai servizi segreti. Un certo giornalismo di basso livello, sempre alle ricerca della notizia sensazionale, ma approssimativo e poco incline alle verifiche delle notizie, è arrivato a denunciare che possiamo essere spiati addirittura da computer spenti. La Stampa di Torino titolava “Datagate, così l’Nsa spia anche i computer spenti”, il Messaggero, quotidiano di Roma, titolava in prima pagina "Attenti, il computer può spiarvi anche se spento". La notizia veniva riportata anche del TG5 e da Studio Aperto.

Sono trascorsi trent’anni dal fatidico anno 1984 che diede il nome al romanzo di George Orwell, dove viene coniato il termine “Grande Fratello”. Nel romanzo pubblicato nel 1949, Orwell descrive una società futuristica in cui il governo spia e controlla continuamene i propri cittadini, perfino dentro le proprie abitazioni. Lo slogan del tiranno era: il Grande Fratello ti osserva. La mattina, nel farsi la barba il personaggio del romanzo sa che dietro lo specchio c’è una telecamera che lo riprende, e dentro al soggiorno in un grande monitor appare il Grande Fratello per impartire ordini e disposizioni, o per riprenderlo.
Forse Orwell aveva anticipato un po’ i tempi, tuttavia alcuni ritengono, che siamo finalmente arrivati alla società sotto perenne controllo e spiata attraverso le sofisticate tecnologie che ci circondano: personal computer, cellulari smart phone, tablet, videocamere di sorveglianza, microspie. L’ossessione di essere spiati da diabolici apparati elettronici è forse la più diffusa paranoia della modernità. Già nel film muto Metropolis di Fritz Lang del 1927, vero e proprio capostipite del cinema di fantascienza, il tiranno Joh Fredersen controllava anche gli angoli più remoti del suo impero attraverso degli schermi segreti.
Secondo alcuni rapporti trapelati grazie alle rivelazioni di Edward Snowden, sarebbero 100.000 i computer spiati dalla National Security Agency (Nsa), l'Agenzia statunitense per la sicurezza. Il piano segreto della NSA denominato Quantum servirebbe a spiare i computer mediante sofisticati componenti elettronici che vengono montati nei computer stessi.
Gli esperti informatici sono concordi nell’affermare che non è possibile ascoltarci o vederci se il computer è spento. Alcuni programmi spia, tuttavia, possono attivare il microfono e la telecamera a nostra insaputa. Inoltre, possono essere installate delle piccole schede elettroniche che consentono la trasmissione dei dati anche quando non c’è collegamento alla rete, schede cha funzionano tuttavia solo se il computer è acceso. La recente notizia del computer che vi spia anche se spento è dunque una leggenda urbana.
Si stima che ci siano circa 2 miliardi di personal computer installati in tutto il mondo, quindi tranquilli, cari lettori, a meno che non siate arruolati come ufficiali nell’esercito cinese, la probabilità che il vostro computer venga spiato dalla Nsa è molto bassa.
Gli smart phone, i telefoni cellulari intelligenti, sono per i servizi segreti uno straordinario ed inaspettato strumento di spionaggio. Come agiscono i servizi segreti per spiare i nostri smart phone? Si ispirano ai Puffi, quei nani blu del celebre fumetto per bambini ideato dal fumettista belga Pierre Culliford detto Peyo. Il programma della GCHQ, il braccio tecnologico dello spionaggio inglese alleato con gli americani del Nsa, si chiama infatti Spy Smurfs (Puffi Spia) e comprende una serie di applicazione che si intrufolano di nascosto sui telefoni smart phone per poter origliare, riprendere immagini e trasmettere le conversazioni. I nomi dei programmi si ispirano ai personaggi dei Puffi: “Tracker Smurf”, il Puffo segugio, consente di individuare con alta precisione la posizione del cellulare, e “Nosey Smurf”, il Puffo ficcanaso, consente l’accesso al microfono dell’apparecchio. "Dreamy Smurf", il Puffo sognatore, permette agli agenti segreti di attivare di nascosto un dispositivo che è apparentemente spento.
Chissà cosa avrebbe pensato il fumettista belga Pierre Culliford detto Peyo quando nel 1958 ha inventato i Puffi, se gli avessero detto che un giorno i suoi buffi folletti blu avrebbero ispirato la guerra dello spionaggio informatico.
In Italia sono spesso i politici e gli amministratori pubblici ad essere oggetto dello spionaggio elettronico. Di pochi giorni fa è la notizia di una microspia inserita nell’imbottitura di una poltrona in una sala riunioni della presidenza della Regione Lazio. Una nota della Regione Lazio informa che nel bracciolo di “una poltrona della sala riunioni è stato trovato un complesso apparato elettronico idoneo all’ascolto e alla registrazione ed atto alla trasmissione all’esterno”. Dalle foto divulgate sembrerebbe che l’apparato, pur essendo artigianale, potrebbe essere in grado anche di ricevere una comunicazione. Con un adeguato micro-auricolare posto nell’orecchio, avrebbe potuto essere utilizzato per impartire istruzioni dall’esterno a chi siede nella riunione. Sembrerebbe, tuttavia, che la microspia ormai da molto tempo inutilizzabile fosse stata montata diversi anni fa.

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