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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

L'economia non aspetta, la politica si attarda

Napolitano_al_Cotec_Europa_Foto_www-quirinale-itdi Roberto Mostarda -

E' cominciata questa mattina di buon'ora, quella che sembra sempre più una telenovela italiana, una commedia degli equivoci, tutta interna al Pd. Il principale partito italiano, nonostante la vittoria larga di Renzi, non riesce ancora a risolversi su come andare avanti con il governo. Il segretario tende a far spezzare la corda che tiene insieme l'esecutivo Letta, il premier – sostenuto anche se in filigrana da una strana alleanza di fatto che va dal Nuovo centro destra alla minoranza piddina – resiste e rilancia, vado avanti con un patto di coalizione rinnovato.

Tutto questo tra mal di pancia tattici di Scelta Civica e con Forza Italia in attesa per capire se continuare a sostenere il confronto sull'Italicum e sul terreno delle riforme costituzionali.
Ma, è indubitabile che il boccino, il nocciolo della questione, sembra essere, ancora una volta, nelle mani del Partito democratico, con la sue diverse componenti e visioni non sempre conciliabili.

Dunque, oltre un'ora a colloquio i due esponenti politici. Nulla è trapelato tranne quello che i soliti bene informati hanno fatto capire; Letta non molla e alza il prezzo: vado avanti, senza scadenze! Il segretario annuncia, lasciando la sede del partito: parlo domani in direzione!
Come a dire, dunque, nulla di fatto! Palla al centro. Come accadde per la proposta sul sistema di voto, in realtà una tricuspide che ha poi portato tra aggiustamenti e correttivi all'attuale bozza di Italicum che dovrà affrontare l'aula del Parlamento, anche per il futuro del governo, siamo alla trio: resta Letta, sale Renzo o il voto.
Ma il voto, per deduzione da quanto affermano tutti i protagonisti, è stato considerato come sempre ultima ratio e scellerata in questo momento, dal presidente Napolitano che ha sottolineato la necessità e l'opportunità di portare il paese fuori dalle secche economiche dotandolo anche di una sana ossatura rappresentativa e di governo. “una sciocchezza” lo ha definito Napolitano.
Non è casuale, semmai “causale”, che si siano accese le polveri nei confronti del Quirinale. E che un libro, scritto da un giornalista straniero, abbia sferrato un colpo che potrebbe manifestarsi micidiale, nei confronti della credibilità proprio della massima carica dello Stato.
Il voto che ha bocciato la messa in stato di accusa di Napolitano, non deve infatti distogliere più di tanto. I giochi sono in corso, il punto d'arrivo si allontana e si avvicina senza sosta. Dunque mantenere puntellata la presidenza della Repubblica è non solo necessario, ma prudente. Resta tuttavia evidente che sia in atto una saldatura politica per spingere il Quirinale in una direzione diversa dall'attuale, pena un susseguirsi di attacchi e dietrologie, tanto infondate quanto strumentali. Ma tant'è! E questa saldatura potrebbe definirsi contro natura perché vede sulla stessa barricata 5Stelle, opposizione radical chic capalbiana – ora infatuata del leader greco di Syriza, Tsipras – dei duri e puri sempre, contro tutto, contro tutti e anche “contra naturam” e antilogica – e Forza Italia che – con politica tattica - c'è e non c'è. Non attacca Napolitano direttamente ma gongola vedendo buttate sulla piazza le manovre di corridoio, una volta si sarebbe detto di sacrestia, per ribaltare il governo del Cavaliere , nell'arco che va da alla primavera all'autunno del 2011.
E' singolare notare che dopo aver avuto in Berlusconi il perno su cui far muovere la girandola delle proprie manovre di potere, quest'ala politica, si ritrovi ad attaccare proprio colui che ha materialmente portato avanti la scelta del cambiamento, con metodi soft, ma certamente definibili agevolmente vicini ad un abile colpo di mano: ottenere le dimissioni dell'allora premier del Pdl e il suo appoggio a colui che risultava in pratica il suo materiale esecutore. Monti. Ora sappiamo che Monti sollecitato dal Quirinale, ha chiesto consiglio e conforto a Prodi e Debenedetti, in pratica a due acerrimi nemici del “caimano”. Il triangolo si è poi chiuso con l'accettazione della proposta di andare a Palazzo Chigi da parte dell'ex rettore della Bocconi.
Un bel quadro, non c'è che dire. E il libro di Friedman “Ammazziamo il gattopardo” ha lo straniante effetto di far apparire il Cavaliere una “vittima” che esegue la sua stessa defenestrazione e i suoi esecutori un gruppo di potere informale che “informa” di sé le decisioni politiche, come il potere economico mondiale – che tutti sanno esistere anche se nessuno saprebbe dove collocarlo con precisione – incide pesantemente sulle condizioni di bilancio e finanziarie dei paesi presi nell'obiettivo. Come accadde all'Italia in quel 2011 con lo spread che arrivò quasi a 600 punti base, per indurre il cavaliere a mollare. Nessuno, naturalmente tra i benpensanti del nuovo establishment politico economico nazionale accetta una soluzione del genere, ma essa è nei fatti. Due mesi dopo l'arrivo di Monti, lo spread era in decisa caduta verso livelli più “naturali” per la reale situazione del paese. Non è necessario scomodare il sillogismo aristotelico: tesi-antitesi-sintesi, per darsi una risposa più che esauriente. Tutto, come sempre, ineffabilmente, sulla pelle di noi italiani.

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