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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Il Movimento 5 Stelle, un partito … non partito

Club-des-jacobins_Autore_Mcleclatdi Roberto Mostarda

La scena politica italiana continua a regalarci novità a gogo'! Come in un esplosione cosmica generatrice dal big bang in poi, composizione e ricomposizione e scomposizione e ri-ricomposizione sembrano essere le naturali attitudini dei suoi personaggi, autori e comprimari!

L'ultima saga, pantomima, tragica farsa a seconda dei palati e dei gusti, nonché delle opinioni di ciascuno, è quanto sta accadendo al e nel Movimento fondato da Grillo e Casaleggio e autore di un’incredibile affermazione elettorale alle politiche dello scorso anno!
Partiamo dal presupposto che i due “fondatori” non hanno inteso formare un partito, una forza politica tradizionale ma, appunto, un “movimento” mosso da qualcosa e diretto in qualche parte, come si addice all'atto del muoversi.
L'impatto con la vita parlamentare, le consuetudini nobili o meno delle Camere, hanno prodotto – e non poteva essere diversamente – una mutazione nel corpus del Movimento nella sua versione rappresentativa parlamentare, con ciò determinando, imponendo, consigliando scelte organizzative, sistemi di raccordo, modi di vivere la nuova realtà ancorché con l'obiettivo di scardinarla!
Molti decenni fa, da oltre un secolo, si discettava intellettualmente, di rivoluzione e si voleva poi applicare le teorie rivoluzionarie nella pratica quotidianità e storia di paesi, nazioni, comunità. Ebbene, proprio in questa fase “attuativa” si incappò in una singolare ma fondata considerazione.
La “rivoluzione” di per sé costituisce un moto, un andare, un procedere verso un fine. Raggiunto questo fine, la rivoluzione dovrebbe per logica conseguenza considerarsi compiuta, dunque finire in quanto tale e lasciare il campo alla statuizione, alla formazione concreta che porti avanti la “stabilizzazione” del nuovo, lo faccia divenire anima e corpo del paese, della comunità investita dal vento rivoluzionario.
Proprio qui si situa il primo intralcio logico e fattuale: la rivoluzione compiuta è una contraddizione in termini, perché la rivoluzione se non può essere fermata va distruggendo tutto ciò che potrebbe contrastarla, ma se si ferma, si “borghesizza” come dicevano con termine inusuale illustri pensatori d'antan. Dunque la rivoluzione esiste se rimane tale, ma questo vuol dire che non potendosi fermare non potrà mai seriamente creare fondamenta solide, perché è nel concetto stesso che ogni costruzione rivoluzionaria può necessariamente e ineluttabilmente essere oggetto di una nuova rivoluzione! E in questo quadro qualcuno parlò di rivoluzione permanente con una contraddizione: i “rivoluzionari di professione” che dovendo costituire l'anima della spinta rivoluzionaria senza fine, dovevano però trasformarsi appunto in “lavoratori costantemente impegnati a rivoluzionare!”
Chiedendo scusa di questa quasi psichedelica digressione, resta il fatto però che voler cambiare le cose richiede grande chiarezza e la consapevolezza strutturale, politica, ideale, concreta che ad un certo punto del cammino, qualcosa deve essere costruito, restare, proprio per fissare e garantire le conquiste ottenute.
La storia e la quotidianità che i pentastellati ci propongono in queste settimane, mostra in modo lampante che la contraddizione di fondo non soltanto non viene risolta, ma che resta là a provocare un continuo, incessante, movimento!
Le espulsioni passate e quelle recenti, appaiono più figlie del settarismo individualista e distruttivo che caratterizzò per decenni e che ancora contraddistingue la sinistra (ma anche la destra) rivoluzionaria, che sintomo di una chiarezza interna e di una “purificazione” dell'autentico spirito rivoluzionario.
Ne sono dimostrazione gli epiteti, le accuse infamanti, le parole in libertà che i due guru del Movimento lanciano e affidano alla “rete” e che vengono moltiplicate all'infinito in quello che sembra più un mantra autoconsolatorio che una vera azione di chiarezza. Dopo ogni espulso, appare infatti un nuovo adepto acritico e incapace di parlare con parole proprie e soltanto in grado di reiterare parole d'ordine tanto vaghe e confuse quanto inconcludenti! Nessuna crescita personale, nessuna capacità di capire il ruolo che il Movimento può giocare in Parlamento emerge da queste periodiche crisi! Perché questo è quello che vogliono i padroni del vapore: se qualcuno capisce qualcosa per loro potrebbe essere un brutto quarto d'ora. Certo non brillano neppure coloro che prima urlano slogan come se fossero parole bibliche e poi il giorno dopo accusano di violenza e di brutalità chi li espelle: ma la coerenza non è di questo mondo e tanto meno del Movimento.
Quel che appare chiaro, e non è un buon messaggio per il paese, è che Grillo e Casaleggio preferiscono mangiare i propri figli come Saturno, padre di Giove, piuttosto che provare a dare un senso al loro agire che, forse oltre le loro aspettative, ha incanalato una grande protesta popolare come non avveniva da decenni.
Affermazioni come “non ti faccio parlare”, “non sono democratico”, “vi facciamo saltare tutti”, “vinceremo noi”, dimostrano il vuoto pneumatico di una proposta politica che dovrebbe invece risultare propositiva anche nel voler cambiare radicalmente! Qualcuno ha sperato che dai 5 Stelle arrivasse un reale rinnovamento della politica italiana! Sinora ed è difficile pensare positivo verso il futuro, tutto questo si è dimostrato un bluff. L'unica cosa certa, non un bluff, è stato il voto ottenuto e quei milioni di italiani, come per tutti gli altri politici nazionali, potrebbero presentare il conto. Rete o non rete!

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