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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Argentina, Mundial e …avvoltoi

Vultur gryphus flying over the Colca canyon in Peru @Abehm-de.di Dante Ruscica

BUENOS AIRES- Non è stato un fulmine a ciel sereno. La data della decisione era stata annunciata da tempo, ma ha avuto lo stesso un effetto da imprevedibile disastro in questa opinione pubblica.

Dopo lunga e complessa gestazione, la causa Holdouts è giunta alla fine e la secca sentenza della Suprema Corte degli Stati Uniti, con il suo gelido e secco linguaggio, parla chiaro: lo Stato argentino ha perso. Hanno vinto i titolari di titoli qui da sempre definiti “buitres”, cioè avvoltoi.
Lo Stato argentino deve, pertanto, pagare (agli avvoltoi) quasi un miliardo e mezzo di dollari.
Se non paga... se non paga, si può profilare il dannato spettro d’un nuovo default con tutto ciò che la parola –qui tanto tristemente nota– può significare. Non solo. Il cupo annuncio viene a seminare lo scompiglio nel bel mezzo del colorito e chiassoso clima dei Mondiali di Calcio in un’Argentina in cui –puntando sul nome del giovane Messi– si prospetta da tempo, a tutti i livelli, la quasi certezza di diventare campioni del mondo, con un gigantesco sforzo pubblicitario martellante da tutti i mezzi di comunicazione. La sentenza piombata dal Nord scompagina tutto con il suo freddo richiamo alla realtà, che è questa: i fondi “avvoltoi” che hanno vinto nel citato foro internazionale riguardano “i resti” del debito pubblico regolato dall’Argentina già in due tornate che hanno raccolto l’accettazione del 93% dei creditori, regolarmente pagati alle scadenze stabilite, secondo quanto ha spiegato la presidente Cristina Kirchner in drammatico messaggio televisivo.
Mensaje por Cadena Nacional sobre fallo a favor de fondos buitre @http://www.presidencia.gob.ar/La causa ora persa riguarda il 7% dei creditori rimasti fuori dal debito strutturato a suo tempo. Vincono, cioè, quanti non accettarono l’intesa, ora premiati con una sentenza che ingiunge a questo governo di pagare al cento per cento, non più sulla base degli sconti accordati, ma al cento per cento.
Nel suo accorato messaggio la presidente ha cercato di spiegare questa situazione, ricordando che l’Argentina vuole continuare a pagare, ha chiuso la vertenza con il Club di Parigi, ha pagato l’azienda petrolifera spagnola, s’è in qualche modo riavvicinata al Fondo Monetario... ma questa sentenza non ne tiene conto. La Kirchner ha detto anche dell’altro: i ”vincitori” di questa causa sarebbero speculatori della peggiore specie che hanno comprato titoli a prezzo quasi zero e ottengono un beneficio che ha definito assurdo, estorsivo e non attuabile, anche perché se l’Argentina rispetta la sentenza e paga questo cento per cento, i titolari del debito regolarmente strutturato potrebbero reclamare, in base a una precisa clausola che scadrà solo a fine d’anno, anche loro analogo trattamento e questo porterebbe la spesa da un miliardo e mezzo di dollari a oltre quindici miliardi, cioè più della metà delle attuali riserve argentine...
Si tratta, nel giudizio della presidente Kirchner, di un precedente che, al di là della concreta fattispecie argentina, potrebbe in futuro danneggiare non poco quanti nel mercato internazionale si trovano a dover fronteggiare il proprio indebitamento...
Tale appello –altro non è– vuole certamente sollecitare in questa complessa contingenza la solidarietà di altri Paesi, citando in particolare che già la Francia, gli stessi Stati Uniti e il Brasile hanno interposto i loro buoni uffici presso la Suprema Corte americana... ma non è bastato.
E a questo punto all’Argentina non rimane altro che tentare una qualche mediazione presso il giudice americano che potrebbe –almeno, come sperano qui– autorizzare il rinvio del pagamento immediato a dopo il 31 dicembre, in modo da far scadere la clausola che, pagando ora, autorizzerebbe anche i titolari del debito strutturato a pretendere essi pure il cento per cento...
Si vedrà. Intanto il Mundial continua.

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