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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Argentina: Tra Messi, Griesa e Boudou…

BAires_CONGRESO-Foto_Prospero_Saponedi Dante Ruscica

BUENOS AIRES - Lionel Messi é ancora la grande speranza di questi giorni di febbre calcistica.
Thomas Griesa è il giudice della Suprema Corte USA che ha imbronciato tutta l’Argentina con la sua crudissima sentenza che ingiunge a questo governo di indennizzare al cento per cento gli speculatori dei fondi “avvoltoi”.

Amado Boudou è il vicepresidente della Repubblica rinviato a giudizio per corruzione.
Sono i tre nomi emblematici di questo momento argentino. Non si parla che di loro. Tutta l’attualità è legata a questi nomi che non sarà facile -parrebbe- cancellare dalla nostra memoria o subordinarli nelle cronache per chissà quanto tempo.
Tre nomi che implicano altrettante zone d’ansia estese all’intera opinione pubblica. A cominciare, ovviamente, dal governo presieduto dalla signora Cristina Kirchner che –nel pieno della speranza di un’euforia calcistica che alimentasse (capita a volte...) certa generale distrazione sociale– deve fronteggiare invece la doccia fredda, assai costosa economicamente, della guerra dei “buitres”, cioè degli “avvoltoi” e il terremoto politico minacciato dallo “scandalo Boudou”. Brutto quarto d’ora, davvero.
Difficile valutare se e quanto la sentenza americana e il rinvio a giudizio di Boudou abbiano attenuato già (ci sembra “di poco”, in realtà) il clima euforico del “Mundial” che elettrizza tanto qui: per ora l’euforia non cessa, visto che -sia pure con grandi sforzi e un tantino di fortuna- la squadra argentina continua ad andare avanti come s’è visto con l’ultima “agonica vittoria” sugli svizzeri che li ha spinti nei “quarti di finale” . Si vedrà, perché il Mundial a un certo punto dovrà pure finire. Ma non è detto che con la fine del torneo qui potrà tornare la calma: se Messi fa il miracolo di andare in finale, l’ubriacatura inevitabilmente continuerà, se Messi non ce la dovesse fare, bisognerà vivere poi chissà per quanto i postumi della delusione, tra pianti, polemiche, inchieste e spiegazioni, analisi storiche e psicologiche, che dureranno sicuramente a lungo.
Quanto allo scandalo Boudou, i martellanti titoli dei giornali e le perentorie esigenze dell’opposizione che reclama anche l’impeachment, nonché più “approfondite indagini, in tema di corruzione, anche al di sopra del vicepresidente”, sono tali da inquietare non poco e non solo Cristina Kirchner, ma l’intera società quando manca, più o meno, solo un anno per marciare verso le elezioni presidenziali per la successione di Cristina. E’ chiaro che in vista della campagna elettorale, l’opposizione non poteva sperare di meglio: il vicepresidente in carica accusato di corruzione (si sarebbe impadronito, aiutato da prestanomi, di una grossa azienda tipografica infarcita di commesse statali, tra cui la stampa di carta moneta...) non capita tutti i giorni. E si dice che se anche fosse provabile in tribunale solo una parte della documentazione finora “trapelata” ai giornali, è chiaro che siamo solo agli inizi dello scandalo per il governo e per la Presidente. Intanto, l’entourage governativo resiste: Boudou non si dimette ...perchè la giustizia deve fare il suo corso, ci sono vari gradi di sentenze e... tutti siamo innocenti fino a quando... etc. etc.
Ma il costo politico scatta già, non c’è dubbio. E si aggiunge in questi giorni al “prezzo economico” contante e sonante, minacciato dalla sentenza americana –giusta o ingiusta, equa o esagerata– su cui per ora si dice solo che “si tratta” nel tentativo di attenuarne le amare conseguenze.
In queste condizioni, vincere il Mundial –come dubitarne?– sarebbe un balsamo. Una candela per Lionello Messi, quindi.

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