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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Argentina, dopo Messi, Putin e Jinping

Colloquio tra la delegazioni argentina e russa. Foto: Casa Rosadadi Dante Ruscica

Buenos Aires - Dopo la prima inevitabile reazione mista di delusione, di rabbia, e –giustamente– anche di orgoglio e di voglia di farsi vedere e di festeggiare per la prova di abilità e compattezza data dalla propria Nazionale al Mundial di Calcio (s’è giocato da pari a pari con una potente Squadra avversaria, dicono...), tutto sembra tornare al lavoro usato, come diceva Leopardi, alla quotidianità. C’è stata la breve fulminante parentesi di pesanti scontri con la polizia, in pieno centro, con gas, manganelli, pestaggi, feriti, malmenati, vetrine rotte e saracinesche distrutte, arrestati e agenti mandati all’ospedale... ma ormai bisogna rassegnarsi, nelle grandi città pare inevitabile: anche le feste certi gruppi sociali (emarginati?) le celebrano così.

Poi, per chiudere, anche l’incipiente polemica sull’arbitro italiano –che avrebbe negato “un rigore favorevole agli argentini”– è venuta spegnendosi fortunatamente: al di là di fans superfanatizzati, nessun intenditore di calcio ha raccolto la cosa e così è finita...
In questi giorni, ritorno alla quotidianità qui ha voluto dire trovarsi con la stampa e la Tv piene delle visite ufficiali di Putin e del presidente cinese Xi Jinping con commenti, firma di accordi, promesse e fotografie di abbracci con la presidente Cristina Kirchner: operatori russi e cinesi nella geografia argentina, storicamente consacrata a italiani, spagnoli ed europei in genere...
Ma tutto cambia e di globalità in globalità, le realtà si vanno trasformando. Qualche anziano osservatore, che non temesse di apparire arretrato, si potrebbe ancora chiedere “che ne diranno a Washington”. Osservazione evidentemente peregrina che non è figurata da nessuna parte, anche perché pare ora di finirla con l’epoca diplomatica in cui l’America Latina era considerata “patio trasero”, cioè cortile domestico al servizio degli Stati Uniti. Dai tempi di Foster Dulles e anche da quelli di Bush, ormai, ne è passata di acqua sotto i ponti...
E quindi Putin é venuto a dichiarare, con Cristina Kirchner, che le relazioni con l’Argentina “hanno carattere strategico”, precisando che entrambi i Paesi hanno interesse a coltivare relazioni internazionali ispirate a “policentrismo”, ciò che evidenzia, spiega (e giustifica), in definitiva, il febbrile impegno con cui, entrambe le parti, stanno cercando –e in gran parte ottenendo, dopo tutto– solidarietà internazionale multicolore: l’Argentina per l’annosa vertenza delle isole Malvine (con l’Inghilterra) e per la questione del debito estero che espone il governo Kirchner –dopo la recente sentenza Griesa– a un braccio di ferro con i “buitres”, gli speculatori finanziari internazionali; la Russia per il caso Crimea...
D’altra parte, non da ora Mosca viene coltivando queste relazioni, superando da sempre pregiudizi politici ed ideologici, quando ci sono stati: con governi militari o in piena evoluzione democratica, l’Argentina ha sempre avuto un florido commercio con la Russia e la Russia tiene come mai al prestigio della sua “presenza” qui e nel resto dell’America Latina: non a caso esce periodicamente a Buenos Aires un vistoso supplemento russo in lingua spagnola, diffuso da uno dei grandi quotidiani argentini, a gloria delle moderne conquiste industriali, scientifiche e culturali della Russia.
Pertanto –bando a ogni invidia– non deve sorprendere che Cristina Kirchner e Wladimiro Putin abbiano firmato, in solenni cerimonie, accordi che riguardano centrali nucleari, ricerca petrolifera e gasifera nella steppa patagonica e in tema di informazione e infrastrutture varie...
Con la Cina non è da meno. Anche Pechino tiene molto all’America Latina e in particolare all’Argentina. E anche il presidente cinese si appresta ad analoghe operative cerimonie con Cristina Kirchner, nel contesto –si dice– di probabili rilevanti impegni finanziari.
E’ la globalizzazione. E poi, con tutto il daffare che hanno tra di loro i governanti degli Stati Uniti e quelli dell’Unione Europea, chi si ricorda –nel Dopo Messi– dell’America Latina e dell’Argentina, se non Putin e Jinping?

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