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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Argentina tra leggi, viaggi e congiure

La presidenta Cristina Fernández se reúne con el presidente del Banco Interamericano de Desarrollo (BID), en Nueva York. 22/09/2014. Foto Casa Rosadadi Dante Ruscica

Buenos Aires- Qui è esplosa la primavera che -come si sa- è prodiga sempre di sole, nidi e fiori e fa dire a tutti che ci si sente più giovani e prestanti, anche quando non è per niente vero. E una tale ondata di ottimismo parrebbe molto opportuna per la situazione generale argentina.

Ma non sembra il caso, anche se non parrebbe nemmeno granché fondata l’impressione di perentori collassi politici, economici e sociali, come questa società ne ha conosciuti tanti. Anzi, c’è perfino chi giura, anche da opposti steccati, che -dopo tutto- “i grandi numeri” non dovrebbero destare allarme. L’inflazione è alta, dicono, come in Argentina è stata sempre alta. La corsa al dollaro è nel DNA degli argentini che non riescono a sentire come propria la moneta corrente del Paese e da sempre comprano casa, auto ed elettrodomestici solo facendo calcoli in dollari; risparmiano -quando possono- in dollari; e fondano tutti i propri test economici sull’evoluzione cambiaria del dollaro: che evolve con sostenuta velocità, lasciando costantemente indietro il peso come una specie di moneta da spiccioli, per le spese di poco conto.
Ora, pare assai verosimile che siffatto costume-tradizione si debba alla costante inflazione che genera sfiducia nella propria moneta. Ma questa spiegazione non sembra sufficiente e non è facile discernere ed esaurire tutte le cause di tale “abitudine”.
Di fatto è così. E ogni tanto questo male si acuisce, come capita attualmente, tanto da generare evidente tensione e nervosismo ad ogni livello. I Sindacati, pur in gran parte condizionati dalla storica eredità peronista che li fa soci quasi sempre del governo, stanno premendo da settimane con annunci, avvertenze e minacce di scioperi generali, che poi però tardano a realizzarsi o si concretano solo a metà. Il governo, dal canto suo, vive questa primavera con una specie di smania adolescenziale: si susseguono e si sovrappongono annunci di grandi cose, si denunciano congiure antiargentine, si accusano esponenti con nome e cognome di tramare e organizzare possibili “esplosioni sociali”, si corre in Vaticano dal “Papa argentino” per segrete benedizioni, si va a parlare all’Assemblea delle Nazioni Unite proponendo pacchetti di norme perentorie e universali che dovrebbero prendere spunto dall’Argentina, dalle precarie circostanze relative al suo debito estero e valere poi per tutti sotto tutti i cieli. Cristina Kirchner ha sfoderato da settimane grinta e discorsi da Anno Mille. La contrapposizione con i bonisti speculatori è divenuta una specie di guerra con gli Stati Uniti, con la giustizia americana, con gli industriali di dentro e di fuori, con certe banche. Si denuncia tutto un supposto accerchiamento, una congiura che nemmeno il Papa argentino può aiutare a perforare...
Se un diplomatico usa la parola default viene indicato come provocatore, che insinua il tracollo dell’Argentina e gli si ricorda su due piedi la Convenzione di Vienna...
Tensione e nervosismo, quindi, come s’è visto in parlamento dove la maggioranza governativa ha varato in una settimana due leggi passate d’urgenza in commissione -tra le proteste dell’opposizione- e letteralmente sparate fino alla Gazzetta Ufficiale che le fa operative. Una riguarda ancora una volta il debito e i buoni dei “buitres”, avvoltoi speculatori: per sfuggire alla nota sentenza nordamericana, si vuole pagare non più a New York, ma qui in Argentina e nessuno dica che questo governo è in default, perché vuole pagare e glielo stanno impedendo...
L’altra legge il governo l’ha chiamata dell’approvvigionamento ed ha avuto -essa pure- procedura d’urgenza, avverso parere dell’opposizione che, spalleggiando i nuclei forti dell’economia, ne ha parlato come di una normativa stalinista, di forte interventismo,tale che paralizzerebbe ogni ciclo produttivo sia nei campi che nelle fabbriche. Il governo insiste che intende solo proteggere i consumatori e che ricorrerà a questa legge solo se obbligato da trame e sotterfugi che affamano il popolo con mancata distribuzione, speculazione e inauditi aumenti di prezzi. Gli operatori economici, comunque, minacciano di adire in frotte le vie legali, appellandosi alla Suprema Corte perché dichiari incostituzionale questa “aberrazione”...
Primavera calda di contrasti, reclami, polemiche che, al di là di ogni pretesto più o meno fondato, sembra rivelare -non c’è chi non l’abbia già capito- il nervosismo proprio d’un cambio imminente di ciclo. L’anno venturo si chiuderà l’era Kirchner con la successione di Cristina e i partiti e tutti i settori sono già in armi. Qui ogni volta non cambia solo un governo o una maggioranza: cambia un ciclo. Il successore aprirà un processo nuovo che, stando ai precedenti, dovrebbe segnare un cambio radicale di percorso.
E’ questa un’altra caratteristica locale, che -a ben vedere- spiega molte cose...

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