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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Cristina dal Papa e a Parigi

Cristina_e_Hollande-Foto_CasaRosada_190314-dsc_3729di Dante Ruscica

BUENOS AIRES - Il recente viaggio della presidente Cristina Kirchner, prima a Roma dal Papa e poi a Parigi per un incontro con il presidente Hollande, rimane al centro dell’interesse generale e dei commenti politici. Tra le considerazioni e le ipotesi maggiormente prospettate rimane quella politicamente più qualificata: dalle elezioni dell’ottobre scorso in qua –che segnarono una netta caduta dei suffragi governativi- la presidente appare impegnata in un’azione che, sia pure apparentemente improvvisata, punterebbe a concretare una svolta politica tale da dar respiro all’anno e mezzo di gestione presidenziale che rimane prima delle elezioni dell’anno venturo e del passaggio, a fine 2015, delle consegne a un nuovo governo.

Si succedono formali gesti di apertura. Si è fatta la svalutazione che ha avuto due effetti paralleli: l’esplosione dei prezzi e un rapido equilibrarsi, almeno per ora, delle prospettive cambiarie. Si è mostrata anche disponibilità verso l’estero: non più chiusura ermetica nelle relazioni con il Fondo Monetario e palese tentativo di ammorbidimento verso il mondo finanziario in generale con l’evidente proposito di uscire dall’innegabile isolamento in questo campo, incoraggiando possibili investimenti dall’estero. Concretamente significativo, in questo, l’accordo con l’azienda petrolifera spagnola per evitare un’ulteriore pendenza giudiziaria collegata alla ri-nazionalizzazione dell’ente petrolifero fiscale, chiudendo rapidamente la vertenza con l’impegno d’un indennizzo di cinque miliardi di dollari da pagare gradualmente. In parallelo, proprio l’ente petrolifero locale si è lanciato alla ricerca di possibili collaborazioni finanziarie dall’estero per lo sviluppo dell’estrazione del gas e del petrolio nelle aree patagoniche dove, si dice, si nasconde un asso fondamentale nella manica argentina per equilibrare, nei prossimi anni, la bilancia energetica per ora in dissesto.
Nonostante queste (affrettate) iniziative, però, non c’è in Argentina unanime consenso sulla possibilità che tale avvio sia considerato sufficiente e tempestivo. Troppi esperti sostengono che il governo “arriva tardi” nel tentativo di equilibrio. Ora c’è l’assalto dell’inflazione, la ripresa autunnale porta al duro confronto con i sindacati per la questione salariale, con i prezzi alle stelle e lo scontento crescente in quasi tutti i settori. L’esempio più vistoso: in diverse province non può cominciare l’anno scolastico, proprio per gli scioperi del mondo docente. E questo non fa che alimentare scontento e prospettive di disordini… che –e siamo al piano politico- danno fiato all’opposizione e riducono le speranze governative rispetto alle presidenziali del 2015, con incipienti levate di scudi antigovernativi da parte di tanti aspiranti candidati nello stesso peronismo…
In questo contesto va visto l’appello al presidente francese per qualche amichevole sostegno in sede internazionale: specialmente rispetto all’annosa vertenza del debito da saldare al Club di Parigi (creditori diversi paesi, tra cui l’Italia, per circa 10 miliardi di dollari) e rispetto al cruciale confronto nei tribunali USA per l’altro nodo internazionale dei bondisti più riottosi e coalizzati…
Tutto questo nel tentativo di spiegare una situazione che tanta gente vede assai compromessa, anche se tutti sappiamo che con l’Argentina… non si sa mai: non si può mai escludere che un buon raccolto di soia e di grani, con i prezzi internazionali in ripresa, possa risolvere di colpo, in gran parte, il complesso ingorgo.
E perché non augurarselo?

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