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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

L’Argentina linciata

AR-Baires01di Dante Ruscica

BUENOS AIRES- Uno dei vanti più in voga, sempre –storicamente, si direbbe- in Argentina è stato quello riguardante la cultura del Paese. La cultura in senso di scuola, di istruzione, ma anche di civiltà, di tradizione, di umanità, di evoluzione sociale in genere.

I linciaggi, per esempio, erano guardati da tutti qui –benpensanti tradizionali e “progre”- come qualcosa che poteva avvenire solo in Brasile. Oh, gli squadroni della morte! Oh le favelas!
E c’è da dire che forse, nel confronto con gran parte del continente, l’istruzione in Argentina e l’evoluzione generale –collegata in particolare alle origini sociali quasi strettamente e completamente europee (italiane e spagnole, soprattutto) hanno meritato sempre qualche punto in più. E, naturalmente, vanno ricordati i premi Nobel conquistati, i grandi scrittori e le menti privilegiate tipo Borges, Sabato, Leloir. E non solo…
E poi, un’altra cosa, forse la più recente e la più vistosa e significativa: il grande entusiasmo nazionale, travolgente, per il “Papa argentino”. Lo sappiamo, dall’elezione di Francesco, s’è accentuato anche il traffico aereo. Tutti a Roma, tutti alle porte di Pietro per farsi benedire e commuoversi agli appelli del Papa francescano che s’ispira al Poverello d’Assisi, umile tra gli umili, esempio di straripante umanità, di amore per il prossimo, impegnato quotidianamente a predicare la fratellanza e la solidarietà…
Verso questo Papa gli argentini corrono a frotte, delegazioni, udienze speciali, politici, industriali, sindacalisti, famiglie, scuole… non temono per niente di affaticare il cerimoniale vaticano. Per non parlare della costante e spettacolare attenzione di tutta la stampa per la figura del Pontefice, come mai era avvenuto: e si spiega, naturalmente: è anche ovvio. Ma…
Ma certo, quando le affrettate indagini di questi giorni attestano che il 50% dei consultati (il 50%!) giustifica il linciaggio pubblico in istrada -di giorno, in piena città- d’un ragazzo che ha tentato di rubare una borsa… viene il freddo alla schiena, crolla quasi tutta l’impalcatura e s’insinua enorme il dubbio sulla pia devozione degli argentini per il Papa francescano, tanto per restare a questo.
Tuttavia, detto tutto ciò, è chiaro che bisogna evitare, per prima cosa,  di fare di tutt’erba un fascio.
I casi disgraziati di questi giorni hanno aperto un dibattito che investe l’intera società, a tutti i livelli. E voci –molte voci importanti ed autorevoli- si sono levate senza se e senza ma per condannare la gestione primitiva, delittuosa e inumana della giustizia. Molte voci si sono allarmate e stan frugando attivamente nelle pieghe dell’intelligenza e della propria umanità alla ricerca di spiegazioni, di rimedi, di motivazioni.
Tal che è ora in corso una vera giostra di dibattiti, di reclami, accuse, scuse, documentazioni, infiniti servizi di stampa, denuncie e proposte di regole e misure adeguate. Ne emerge lo spaccato drammatico d’una società provata da tante tragedie negli ultimi decenni: ultima, forse, la crescente ondata di malavita che investe città e paesi, centri e periferie, provincia e capitali: una malavita feroce come mai s’era visto, che non propone la vecchia alternativa della vita o la borsa: spesso, molto spesso, strappa la vita e la borsa, senza riguardo per vecchi, adolescenti, bambini, ricchi e poveri.
Una malavita che ad ogni occasione obbliga il buon cittadino a chiedersi con affanno da dove vengono “questi”, a che scuola sono andati, quale dottrina seguono, chi sono che per rubare sovente quattro soldi fanno stragi e annientano intere famiglie, anziani indifesi, scolari ignari?
Chi sono? Vengono dalla droga, dall’emarginazione? Come “convertirli” a una convivenza rispettosa degli altri?
Problemi che, certo, non sono solo argentini. Risposte che quando arriveranno -se arriveranno- non potranno certo giustificare, in nessun caso, gli atroci episodi di questi giorni.

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