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  • Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Brasile: il Mondiale per il “panem sine circenses”

nao_vai_ter_copa_1di Eduardo Fiora
traduzione di Giuliana Giannessi

Nell'immaginario collettivo degli italiani esiste, a sud dell'equatore, un esotico gigante tropicale dove regna la vecchia politica "panem et circenses”, sostenuta dall'asse dello spettacolo popolare, samba – carnevale – calcio, l’ottimo anestetico che, applicato in dosi successive, mantiene le masse in uno stato permanente di doping, mentre i governanti, con le loro politiche populiste e di assistenzialismo, assegnano alle famiglie poco più del pane quotidiano.

Però nell’esatto momento in cui la "Terra Brasilis" ottiene un’esposizione mondiale con la realizzazione della Coppa del Mondo Fifa 2014, lo stereotipo entra in contrasto con la realtà delle strade, dove i movimenti popolari diffusi si mostrano disposti a lottare per un altro tipo di politica: si fa a meno del quasi sacro oppio del calcio e si passa ad esigere dai governanti molto più di un cesto di pane.
Lo slogan "Non ci sarà la Coppa del Mondo", che ha dominato le piazze a partire dal mese di giugno 2013, ha un significato profondo anche quando tutti sapevano che, nonostante le manifestazioni, il governo brasiliano non avrebbe mai desistito dall’organizzare un evento di carattere mondiale.
Sempre presente in recenti manifestazioni – alcune dominate da orde di vandali - e servendo da sfondo a scioperi contro il servizio pubblico per aumento dei salari e miglioramento delle condizioni di lavoro, il grido "Non ci sarà alcuna Coppa" mostra il volto di un Brasile che sta lentamente maturando una coscienza politica addormentata o addirittura negata per decenni.
La maturità politica visibile nelle strade delle principali capitali come San Paolo, è chiaramente espressa nei sondaggi elettorali. Nel mese di ottobre, i brasiliani andranno alle urne per un'altra elezione presidenziale, dove Dilma Rousseff tenterà la rielezione. Anche con la politica del governo di intensificare le politiche di benefici sociali per la popolazione a basso reddito, la Rousseff vede la sua popolarità diminuire mese dopo mese, secondo quanto evidenzia l’Istituto Datafolha. Se a marzo del 2013, Dilma Rousseff navigava con tranquillità nel mare della rielezione già al primo turno, oggi i suoi più stretti collaboratori studiano già le strategie per affrontare il ballottaggio con le forze di opposizione.
I sondaggi mostrano che la grande maggioranza degli elettori desidera cambiamenti come pure quelli che sono disposti a votare per il "Dilma Bis". Questo sembra essere il segno più evidente che materializza il grido delle piazze. "Non ci sarà la Coppa", deve essere inteso non come un singolo urlo di protesta, bensì come un chiaro messaggio ai candidati alla presidenza della Repubblica: basta imitare l'antica Roma. L’ora, adesso, è del pane servito a tavola come piatto principale ed in modo pubblico. E per quanto riguarda il circo? È solo un delizioso dessert, che ha senso solamente quando si gusta alla fine del grande banchetto dell’offerta di servizi pubblici con la qualità di paese civilizzato.

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