• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

JF Kennedy: il diritto elementare di un uomo libero.

Il 26 giugno del 1963, davanti alla porta di Brandeburgo, a pochi metri dal celebre muro che divideva Berlino Est da Berlino Ovest, il presidente degli Stati Uniti, John Kennedy, pronunciò uno dei discorsi più memorabili della storia ed è considerato uno dei suoi migliori nella grave crisi di "guerra fredda" tra Usa e Unione Sovietica.
Fu un grande incoraggiamento morale per la popolazione di Berlino ovest, che viveva racchiusa in una enclave all'interno della Germania Est da cui temevano una invasione.
Parlando ad una folla immensa di un milione di berlinesi dal balcone del municipio di Schöneberg, allora sede dell'amministrazione comunale, Kennedy disse:
Sono fiero di trovarmi in questa città come ospite del vostro illustre sindaco, che ha simboleggiato nel mondo lo spirito combattivo di Berlino Ovest.

E sono fiero di visitare la Repubblica federale con il vostro illustre cancelliere, che da tanti anni impegna la Germania per la democrazia, la libertà e il progresso, e di trovarmi qui in compagnia del mio compatriota generale Clay, che è stato in questa città nei grandi momenti di crisi che ha attraversato, e vi ritornerà, se mai ve ne sarà bisogno.
Duemila anni fa, il vanto più grande era questo: Cives romanus sum. Oggi, nel mondo della libertà, il maggior vanto è poter dire: Ich bin ein Berliner.
C'è molta gente al mondo che realmente non comprende, o che dice di non comprendere, quale sia il gran problema che divide il mondo libero dal mondo comunista.
Vengano a Berlino.
Ci sono taluni i quali dicono che il comunismo rappresenta l'ondata del futuro.
Che vengano a Berlino.
E poi ci sono alcuni che dicono, in Europa e altrove, che si potrebbe lavorare con i comunisti.
E vengano anche questi a Berlino.
E ci sono persino alcuni pochi, i quali dicono che è vero, sì, che il comunismo è un cattivo sistema, ma che esso consente di realizzare il progresso economico.
Lass sie nach Berlin kommen.
La libertà ha molte difficoltà, e la democrazia non è perfetta; ma noi abbiamo mai dovuto erigere un muro per chiudervi dentro la nostra gente e impedirle di lasciarci.
Desidero dire a nome dei miei concittadini, che vivono molte miglia lontano, al di là dell'Atlantico, e sono remoti da voi, che per loro è motivo di massima fierezza il fatto di aver potuto condividere con voi, sia pure a distanza, la storia degli ultimi diciotto anni.
Non so di alcuna città che, contesa per diciotto anni, conservi ancora la vitalità, la forza, la speranza e la risolutezza della città di Berlino Ovest.
Sebbene il muro rappresenti la più ovvia e lampante dimostrazione degli insuccessi del sistema comunista dinanzi agli occhi del mondo intero, non ne possiamo trarre soddisfazione.
Esso rappresenta, infatti, come ha detto il vostro sindaco, un'offesa non solo alla storia, ma un'offesa all'umanità, perché divide le famiglie, divide i mariti dalle mogli e i fratelli dalle sorelle, e divide gli uni dagli altri i cittadini che vorrebbero vivere insieme.
Ciò che vale per questa città, vale per la Germania.
Una pace veramente durevole in Europa non potrà essere assicurata fino a quando a un tedesco su quattro si negherà il diritto elementare di uomo libero, e cioè quello della libera scelta.
In diciotto anni di pace e di buona fede, questa generazione tedesca si è guadagnata il diritto di essere libera e con esso il diritto di unire le famiglie e la nazione in pace durevole e in buona volontà verso tutti i popoli.
Voi vivete in un'isola fortificata della libertà; ma la vostra vita è parte della vita del mondo libero.
Vorrei quindi chiedervi, terminando, di levare il vostro sguardo di là dai pericoli di oggi e verso la speranza di domani, di là dalla semplice libertà di questa città di Berlino o della vostra patria tedesca e verso il progresso della libertà dovunque, di là dal muro e verso il giorno della pace con giustizia, al di là di voi stessi e di noi, verso l'umanità tutta.
La libertà è indivisibile, e quando un uomo è in schiavitù, nessun altro è libero. Quando tutti saranno liberi, allora potremo guardare al giorno in cui questa città sarà riunita, e così questo Paese e questo grande continente europeo, in un mondo pacifico e ricco di speranza.
Quando questo giorno infine verrà, e verrà, la popolazione di Berlino Ovest potrà avere motivo di misurata soddisfazione per il fatto di essersi trovata sulla linea del fronte per quasi due decenni.
Tutti gli uomini liberi, ovunque si trovino, sono cittadini di Berlino.
Come uomo libero, quindi, mi vanto di dire: Ich bin ein Berliner.

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