• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Corruzione

Corruzionedi Roberto Mostarda -

Potremmo definirlo l’eterno ritorno. Cambia la politica, cambia il paese, cambiano e mutano i partiti, il sistema economico e sociale. Soltanto lei non cambia mai e non abbandona il nostro sistema! Lei, la corruzione!!
Una parola che indica uno status: il corrompersi, l’essere corrotto, nel senso di decomposizione, disfacimento, putrefazione. O ancora il guastarsi, il degenerare e soprattutto in senso morale, la depravazione: dei costumi; della società; della classe politica. Corruzione può anche essere interpretato in senso attivo in riferimento a l’opera di chi induce altri al male.
L’aspetto etico sui possibili modi di corrompere è certamente preponderante e può riguardare ogni aspetto della vita. Quel che sembra opprimere la nostra società è la corruzione dei comportamenti pubblici e privati, in economia: quelli del pubblico ufficiale, ossia il delitto contro la pubblica amministrazione consistente nel dare o promettere denaro o altri vantaggi a un pubblico ufficiale perché egli ometta o ritardi un atto del suo ufficio o compia un atto contrario ai doveri di ufficio, oppure perché compia un atto del suo ufficio.

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LEADERSHIP

di Roberto Mostarda -

Sta accadendo come ogni volta dopo le elezioni, ma questa volta è certamente diverso. Parliamo del dibattito post voto, della vera portata di esso, di quel che comunque nel paese cambia ad ogni appuntamento. Quello di cui parliamo si riduce ad una parola: leadership!
E indubitabile che il voto europeo abbia modificato e non di poco gli equilibri politici pur se il risultato non ha immediato ma prospettico effetto sul governo e i rapporti politici nazionali.
In termini di leadership, tuttavia, qualcosa sta mutando e in tutte le forze politiche.
Stabiliamo a grandi linee che cosa si intenda con questa parola. Indica funzione e attività di guida, sia con riferimento a individui od organi collegiali in quanto dirigano un gruppo o un'impresa sia, in senso politico-sociale, con riferimento a un partito o a uno Stato. Nell'ambito dei processi di socializzazione secondaria, designa il potere d'influenza riconosciuto al membro di un gruppo, capace di condizionare le decisioni degli appartenenti.

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VITTORIA

di Roberto Mostarda -

Inevitabile, in una fase così delicata sia in Italia sia in Europa, all’indomani delle elezioni nel vecchio continente che hanno segnato numerosi segnali di discontinuità e in paesi altrimenti stabili, parlare di chi ha vinto e chi non ha vinto questo appuntamento da alcuni segnalato come una prova periodica di democrazia, da altri come l’inizio di una palingenesi, di una distruzione dell’ordine costituito.
E’ facile sottolineare che la vittoria non è mai disgiungibile dalla sconfitta, ne è una delle facce, quella positiva per così dire, rispetto a quella decisamente negativa di chi “ha perso”. La storia dell’uomo e delle sue “imprese, nel corso di millenni e secoli dimostra senza ombra di dubbio che nessuna vittoria può fare a meno della considerazione della sconfitta di qualcun altro. L’antica saggezza e la consapevolezza del proprio ruolo, spingeva gli antichi romani a vincere con trionfi e dimostrazioni di potenza, ma mai a stravincere annullando chi era rimasto sconfitto. Un antico insegnamento che sarebbe sempre opportuno ricordare con la mente e con il cuore!

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EUROPA

di Roberto Mostarda - 

Tra pochi giorni, in questo fine settimana, compiremo un gesto per qualcuno scontato, ma che non dovrebbe mai esserlo: andremo a votare!
Il voto è una conquista, non è mai una volta per tutte, il suo valore è quello di potersi ripetere! E speriamo di non conoscere mai stagioni diverse.
Dunque, andiamo al voto per scegliere i nostri rappresentanti in Europa, in una fase difficile per il continente, diviso in zone più ricche e più povere, in difficoltà congiunturali e in crisi strutturali.
Un momento nel quale emergono pulsioni distruttive, visioni irrealistiche di ritorni all’antico, quasi fosse sempre una mitica età dell’oro e non invece un susseguirsi di stagioni anch’esse segnate da crisi, cadute, recuperi!

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TANGENTE

di Roberto Mostarda -

E’ singolare constatare come un termine che da 30/40 anni almeno accompagna la nostra vita pubblica e politica (difficile capire dove tutto abbia avuto inizio, esercizio assolutamente ultroneo), non risulti definito nel senso comune nei dizionari che si soffermano solamente sul significato geometrico della parola.
Dove troviamo una spiegazione del termine riferito alla corruzione e alle pratiche conseguenti, è sul wikizionario, ossia il dizionario di wikipedia nel quale tutti possiamo inserire termini e significati!
Un elemento questo assolutamente incredibile e, tuttavia, sintomatico del costume imperante “si fa ma non si dice”, come recitava il testo di una canzone d’epoca interpretata da Milly!
Inutile dire che la parola che ci occupa, sia “tangente” intesa nel senso di dazione di denaro in cambio di favori politici, burocratico-amministrativi: spiegazione solo parziale di tutte le varianti che questo sistema può assumere e che sono praticamente infinite come le parallele che là si incontrano.
Restiamo un momento sul valore scientifico. Per tangente in geometria, si definisce un ente, meglio dire un’entità (retta, linea, superficie ecc.) che abbia un particolare rapporto spaziale con altro ente della stessa natura, definito caso per caso e che riguarda comunque l’intersezione dei due enti considerati (che si dicono anche tra loro tangenti).
Paradossalmente, nella cruda definizione geometrica e spaziale si incontra il senso di tangente come lo stiamo affrontando: un ente che ha rapporto spaziale con un altro ente di stessa o diversa natura. Nel contatto, nella tangenza, avviene spesso il passaggio del quantum definito appunto tangente, nel senso che tocca qualcuno e consiste in un punto di “incontro”!
Chiediamo venia per i giri di parole, ma l’argomento è gommoso e paludoso come il mondo che ad esso si ispira.
Non possiamo però esimerci dal sottolineare come in decenni di mutamenti politici, di avvicendamenti tra diverse forze, anche antitetiche, alla guida del paese, l’unico elemento che unisce (che tange!) sembra essere proprio quello di cui parliamo. Pulizia politica, magistratura al lavoro, cittadini esasperati sembrano non aver prodotto altro che la ripetizione (a volte ridicola e in sedicesimo ma pur sempre reale e deprecabile) di questo costume. “Tangentopoli” sembrava dover cambiare l’Italia, modificare usi, costumi, tradizioni della politica a tutti i livelli. Gli anni che abbiamo trascorso e quanto accaduto intorno all’Expo’ – soltanto la vetrina più illuminata in questi mesi – dimostrano che non molto è cambiato. I protagonisti principali, poi, un ex dc e un ex pci, ci riportano all’Italia dei blocchi della guerra fredda. A Don Camillo e Peppone. Soltanto che i due simpatici personaggi erano onesti cittadini convinti delle loro idee. Quelli che appaiono ora sul proscenio sono… !! Non usiamo definizioni perché si definiscono da sé!

CONCERTAZIONE

di Roberto Mostarda -

Sembrava un vocabolo destinato agli anfratti della storia, al dimenticatoio, forse ancor più all’oblio e alla vergogna, invece sembra tornare di attualità contro ogni previsione. Non siamo certamente al ritorno in grande stile, ma al ricordo vivo e vegeto che ne fanno i sindacati (in questi giorni la Cgil a congresso). Parliamo della concertazione un tempo parola salvifica, soluzione a tutti i problemi, a tutte le impasse sindacali e politiche. Poi con la “rivoluzione liberale mancata” dell’ex cavaliere e i governi tecnici lontani da tutto, non soltanto dalla forze sociali, appariva destinata a una fine ingloriosa, accusata di essere, come metodo, un fallimento storico.

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