• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

SEGRETO

di Roberto Mostarda -

C’è un termine che, puntualmente, torna nella vita pubblica del nostro Paese. Un termine al quale si attribuiscono capacità sovrannaturali, con il quale si delineano e spiegano scenari della storia recente e meno recente e gli effetti sull’oggi. Questa parola è: segreto!
Declinata in ogni modo, dal segreto di stato, al segreto bancario, al segreto nel confessionale, non esiste vocabolo più abusato e che, nell’era del web e di wikileaks, rischia di divenire simulacro inutile di se stesso! Nell’era del 2.0 o del 3.0, tenere segreto qualcosa non è quasi più possibile neppure tra le mura di casa propria.
Vediamo intanto cosa vuol dire segreto. E’ ciò che uno nasconde dentro di sé e non rivela (tranne singole e determinate eccezioni) a nessuno.

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TAGLIO

di Roberto Mostarda -

C’è un termine che ricorre ormai da tempo nella vita quotidiana e in quella politico-istituzionale del paese: taglio. Sin dai tempi della crisi petrolifera del 1973 – la madre di tutte le crisi del dopoguerra – non c’è stato leader politico, partito, governo, economista che nel nostro paese non abbia usato la parola in questione, indicando con essa le strade anche dolorose per assicurare la crescita, lo sviluppo, il benessere! Non è chi non veda che il senso stesso della parola, indica un atto cruento che incide nella realtà precedente e tende a snaturarlo! Per il bene del paese, dicono alcuni con termine tanto abusato quanto iperbolico, e chi invece protesta per tutti i tagli invocati e attivati nel tempo! Se dovessimo soffermarci su questo ultimo limitare, potremmo facilmente osservare che con tanto tagliare non siamo arrivati a nulla: lo stato non è dimagrito, la burocrazia resta vorace, le tasse aumentano dirette o indirette, il benessere è un ricordo!
Eppure ogni esecutivo – non fa eccezione, il pur “eccezionale” governo Renzi – parla ogni giorni ineluttabilmente di “tagli”. Ora delle due l’una: o sino ad ora si è tagliato con il temperino, toccando solo la buccia e allora la polpa è lì che attende, o invece si è usato il machete e non rimangono altro che lembi di tessuto, ossa e brandelli!
Si tratta in entrambi i casi di iperbole. La realtà è che si è troppo parlato e poco inciso laddove andava tagliato.
Vediamo un momento il senso letterale del termine. Esso si riferisce all’atto, all’azione del tagliare. Si taglia dunque la carta, la pietra (meglio si incide), la lamiera, l’erba, il bosco come anche i capelli. Ma si parla anche di taglio in casi geografici come quello dell’istmo di Suez e del canale di Panama. C’è poi un versante più cruento, quello chirurgico con taglio come amputazione di un arto, evento che si può anche ascrivere a situazioni belliche o ad applicazioni di pena: taglio della testa. Si parla anche in senso figurato di arma a doppio taglio, azione che può avere un effetto negativo anche nei confronti di chi la compie, e qui il senso ci porta su terreni extrafisici e più letterali e politici.
Va da sé che taglio indica comunque il gesto con cui si separa qualcosa prima unito, si elimina qualcosa, si spezza un legame. Un gesto dal quale ciò che risulta è inevitabilmente diverso dalla materia dalla quale si è separato.
Basta pensare a quanti ogni giorno protestano contro i tagli, anche laddove tutti li vorrebbero, alla resistenza spesso fatale anche per i governi di gruppi di interesse, per comprendere quanto sia difficile il cammino del taglio. E forse si capisce come in un paese storicamente abituato alla mediazione, qualsiasi taglio sia traumatico, anche quello considerato giusto!

Tristézza

di Roberto Mostarda -

Il termine giusto per questa settimana, in realtà, sarebbe indignazione con riferimento allo scempio del ricordo e della sofferenza dell'Olocausto fatto dal leader del Movimento Cinquestelle, il comico Beppe Grillo. Nessuna giustificazione, nessun motivo può spingere alcuno a fare similitudini tra la situazione attuale del Paese e la tragedia che con la seconda guerra mondiale portò alla Shoah! Forse è proprio quel che di tragico c'è nel comico, come insegnano i grandi pensatori a far vedere nella giusta luce l'uso di termini impropri e così mostruosi, per attaccare in campagna elettorale il premier Renzi e il presidente Napolitano e loro tramite gli italiani tutti, anche quelli che condividono il pensiero del “guru”. Quel che più colpisce non sono i destinatari della parafrasi, avversari politici e quindi possibili bersagli, ma il puro e semplice riferimento.

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SFORBICIATA

di Roberto Mostarda -

Il linguaggio della politica, nell'era renziana, si arricchisce ogni giorno di qualche vocabolo nuovo, tratto dall'esperienza concreta, dall'immaginifico italico e dall'intuizione mediatica del premier.
Questa settimana è stato annunciato il decreto “sforbicia Italia”, un provvedimento come dice il nome destinato ad incidere su costi ed eccessi e a riportare non solo risorse economiche nelle tasche del bilancio nazionale, ma anche a dare un segnale di correttezza e coerenza con l'obiettivo di razionalizzare la pubblica amministrazione e il sistema Italia appesantito e rallentato da un insieme di laccio, lacciuoli, legacci che da decenni si evocano come il male del paese salvo poi a non toccare neppure piccoli santuari dello spreco davanti agli occhi di tutti per la loro inutilità, alla faccia dei connazionali del fine mese difficile!
Vediamo cosa indica la parola. In primo luogo, e icto oculi, vuol dire colpo di forbici; l’atto o l’operazione di tagliare con le forbici alla svelta o alla meglio: come usa dire ad esempio, dare una sforbiciata ai capelli. Esiste poi una declinazione sportiva. Nel calcio, indica il rapido movimento di gambe coordinato in modo tale che una dia lo slancio e l’altra colpisca il pallone al volo; in pratica, quella che comunemente si definisce la rovesciata, portando, in questo caso, il busto all’indietro.
Ancora, nel salto in lungo, vuole sottolineare il rapido movimento delle gambe, che accompagna di solito un colpo di schiena per aumentare la spinta in avanti.

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Conservatore

di Roberto Mostarda -

Ad un primo approccio, possiamo dire che conservatore è l'opposto di progressista. Tuttavia le spiegazioni semplici si fermano qui. Progressista infatti risulta un termine potremmo dire “indeterminato”, si è per il progresso, per lo sviluppo, per l'evoluzione e via dicendo, ossia si è per qualcosa che non c'è, che andrebbe e si vorrebbe realizzare! Conservatore, invece, indica la volontà di non cambiare quel che già c'è! Per ciò stesso e per molte altre implicazioni, si presta ad una serie infinita di possibili spiegazioni.

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RIFORMA

di Roberto Mostarda -

Il senso intuitivo del termine riforma indica qualcosa che deve cambiare, deve essere cambiato, sulla base di valutazioni ed analisi che lo rendono necessario. Per il nostro paese, la parola riforma assume invece il valore di qualcosa di cui si deve parlare, su cui sperimentare ma che non si deve mai arrivare a fare realmente. Può sembrare eccessivo, un’iperbole, ma è quel che accade da decenni in Italia. A parte la riforma agraria degli anni del dopoguerra, difficilmente si può parlare di qualche riforma che abbia avuto vita facile e che sia stata in qualche modo voluta ed accettata da tutti.
Approfondiamo un momento allora il significato letterale della parola. Riforma è il fine e il mezzo di politiche tendenti all'evoluzione di sistemi politici, assetti istituzionali, economici, finanziari e via dicendo. Ancora, se analizziamo il senso più concettuale, si parla di modificazione sostanziale, ma attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, un’istituzione, un ordinamento, ecc., rispondente a varie necessità ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi, l’effetto, il risultato stesso di tale attività, cioè i cambiamenti che si sono operati, le modificazioni che si sono compiute: operare, introdurre una riforma; ancora si dice di riforme di struttura che cioè incidono in profondità sulla situazione socio-economica, così quella agraria o fondiaria, urbanistica, scolastica, sanitaria, fiscale. Si riflette anche sulla riforma delle leggi, dei codici, della burocrazia. Sul piano sociale si discetta di riforma del costume.

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