• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Audacia

di Roberto Mostarda -

Iniziamo con la definizione. Audacia si dice la “qualità di chi o di ciò che è audace: avere, acquistare, mostrare audacia, avere audacia di dire, di fare qualcosa. Si parla di uomini e donne di grande audacia. La qualità in questione si ammira, per un’impresa, una proposta della quale si è portatori. Per converso, audacia può anche significare sfacciataggine, insolenza.
Proprio in questa seconda accezione ricordiamo quanto scrisse Erasmo da Rotterdam, autore del famoso “Elogio della follia”: “la Fortuna ama le persone non troppo sensate; ama gli audaci e quelli che non hanno paura di dire «Il dado è tratto»”. Lo disse nel 1509. Ai nostri giorni non sembra poi cambiato molto. Per i latini la stessa fortuna di Erasmo aiuta chi è audace. Dicevano infatti “Audentes fortuna iuvat - il destino favorisce chi osa”. Come a dire, un invito ad essere volitivi e coraggiosi davanti a qualsiasi tipo di evento, anche il più terribile ed imprevisto, poiché la sorte - il "fato" - è dalla parte di coloro che osano e sanno prendere gli opportuni rischi. Dalla storia latina si è poi passati a quella del medioevo, del rinascimento e a quella moderna, con la presenza di questa frase divenuta un proverbio popolare e colto in ogni tempo.
Lontani da ogni riferimento storico e da ogni fatto, non possiamo non notare come molte delle affermazioni e delle intenzioni del presidente del consiglio Renzi, si manifestino senza alcun dubbio “audaci”. Lo sono nel tono, nelle parole usate, nella volontà di colpire e stupire e, probabilmente anche nell’intimo sentire politico e personale. Un giovanilismo, certo, ma anche una indubbia dote che differenzia non poco il suo stile da quello delle decine di politici che lo hanno preceduto e che lo distanzia anche di molto da quanti con lui stanno provando a gestire la vicenda nazionale in questi anni, in queste settimane, ora per ora.
Un’audacia che si ammanta anche di uno spirito “provocatorio”, a tratti irridente e sfacciato, ma non insolente. Elemento quest’ultimo che si attaglia di più ai cinquestelle e agli estremisti tout court, per i quali distruggere è la cosa più importante. Per Renzi invece, sinora, distruggere è il primo passo per poi ricostruire possibilmente in meglio il paese.
Non è difficile, augurare dunque a questo esperimento nuovo e singolare di politica che cambia se stessa, con impeto e forza giovanile, quella fortuna che non può non arridere agli audaci. Ne abbiamo bisogno tutti, ne ha bisogno il paese per stare a testa alta in quell’Europa che ci guarda dall’alto delle proprie carenze con supponenza.
Speriamo di non dover poi cantare mestamente come nella poesia risorgimentale:”erano trecento, eran giovani e forti…………!!!”

Corto circuito

di Roberto Mostarda -

Il termine di questa settimana, rimanda inevitabilmente alla fisica e all'elettricità. Secondo quanto riportano i manuali un cortocircuito è un collegamento fra due punti di un circuito che ha resistenza nulla. Il che vuol dire che impone una tensione nulla (o trascurabile) ai suoi capi e non impone vincoli sulla corrente che passa attraverso di esso. Corrente che può assumere valori molto elevati.
Ancora, qualche nozione. Il corto-circuito è un componente ideale, in quanto non corrisponde a nessun elemento reale. Esso può essere pensato come equivalente di vari elementi: un resistore con valore nullo di resistenza; un generatore ideale di tensione di valore nullo; un collegamento in parallelo.
Spesso, il generarsi di un cortocircuito, per un guasto di linea o per un ostacolo, può provocare fortissime temperature e generare incendi.

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Espulsione

di Roberto Mostarda -

Partiamo con la nostra riflessione settimanale, facendo riferimento subito a quanto accaduto e potrebbe ancora accadere nel Movimento 5 Stelle, con l’allontanamento violento e forzato di parlamentari non allineati.
Il termine espulsióneindica “l’atto, il fatto di espellere o di essere espulso; allontanamento d’autorità o con la forza da un luogo, da un ambiente, in genere come misura disciplinare, ad esempio dallascuola, dall’aula, da una comunità. Ancora si parla di espulsione da un partito o di espulsione degli stranieri dal territorio nazionale. Quest’ultimo è un provvedimento amministrativo disposto dal ministro dell’Interno, per motivi di sicurezza o di ordine pubblico, o dal prefetto nei confronti di stranieri clandestini o socialmente pericolosi; o anche una misura di sicurezza applicata dal giudice penale nei confronti degli stranieri socialmente pericolosi condannati per gravi delitti. Se poi passiamo allo sport a squadre, troviamo l’espulsione di un giocatore dal campo, decretata dall’arbitro per gravi infrazioni al regolamento di gioco: può essere, secondo i tipi di sport, a tempo determinato (alcuni minuti), o indeterminato (per es. fino alla segnatura di una rete), o per tutta la durata della partita. Vi sono poi definizioni più tecniche e fisiche che riguardano l’emissione da un corpo di qualcosa, ma questo ci allontana dal nocciolo di oggi.

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AUTOSTIMA

di Roberto Mostarda -

Partiamo dalla definizione del dizionario. Per autostima si intende la “considerazione che un individuo ha di sé stesso. L'autovalutazione che è alla base di questo concetto può manifestarsi come sopravvalutazione o come sottovalutazione a seconda della considerazione che ciascuno può avere di sé, rispetto agli altri o alla situazione in cui si trova. Di norma la condizione di autostima viene meno negli stati di depressione, mentre si rafforza negli stati maniacali.
Ancora, proseguiamo con la spiegazione più o meno dotta di cosa intendiamo con questa parola. Siamo di fronte al processo soggettivo e duraturo che porta un soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite momenti di autoapprovazione del proprio valore personale fondato su una percezione potremmo dire allargata del sé. La parola deriva appunto, come è facile capire dal termine "stima", ossia la valutazione e l'apprezzamento di se stessi e degli altri, insieme al prefisso “auto”, che sottolinea proprio il valore autoreferenziale.

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Velocità

di Roberto Mostarda -

Cambio di passo, cambio di verso, velocità, rapidità! Sono le parole d'odine del nuovo fenomeno politico italiano, il renzismo, che con un vero paso doble ha superato e doppiato l'ormai consunto grillismo! Uscendo ma usufruendo della logica del web cara al duo pentastellato.
Soffermiamoci allora sulla parola di questa settimana: velocità.
Cosa si intende con questo termine?
In fisica la velocità è definita come la derivata della posizione rispetto al tempo e, ovvero il tasso di cambiamento della posizione in funzione del tempo.
Quando non specificato, per "velocità" si intende la velocità istantanea, termine utilizzato per sottolineare che la velocità in ogni istante dipende dal tempo. Ha le dimensioni di uno spazio diviso un tempo, quindi nel Sistema internazionale delle unità di misura (SI) si misura in metri al secondo.
Talvolta, per analogia con la lingua inglese, si usa il termine rapidità per indicare la velocità in valore assoluto (ovvero il modulo del vettore velocità). In inglese si indica infatti con speed la rapidità e con velocity la velocità in senso vettoriale. Inoltre, la variazione della velocità (sia in aumento che in diminuzione) è definita accelerazione. Nel linguaggio comune a volte si parla di "decelerazione" quando la velocità diminuisce.
Sin qui quella che possiamo definire il significato letterale e scientifico.
In senso più ampio, per velocità si intende “la rapidità di movimento di un corpo, tanto maggiore quanto maggiore è il cammino percorso in un dato tempo, valutabile quindi dal rapporto tra il cammino percorso e il tempo impiegato a percorrerlo. Analogamente si parla della velocità con cui passa il tempo, riferendosi alla sensazione soggettiva del rapido trascorrere del tempo e mutare degli eventi.
Questa ultima accezione è quella che più si avvicina al senso che vogliamo prendere in considerazione: quello della velocità connessa al tempo: Il tempo che passa, il tempo che ci vuole, non perdere tempo, far fruttare il tempo. Dove il valore scientifico dell'andar veloce si unisce al significato traslato di velocità del tempo.
Ebbene, arriviamo ora all'assunto iniziale. Il metodo Renzi, quel modo di agire politico inaugurato dall'ex sindaco di Firenze e ora premier incaricato del nuovo governo, si quantifica ogni giorno con la velocità, di pensiero, di reazione, di risposta ad alleati, avversari, competitor.
I latini dicevano “festina lente”, accelera ma con calma. Vale a dire nel prendere decisioni si può anche avere rapidità, ma occorre sempre che si siano valutate le condizioni date, le reazioni possibili, la “velocità” di assorbimento del contesto.
Certo, dinanzi alla lentezza e al passo del gambero che la politica italiana ha avuto in questi decenni, una spinta a prendere velocità non può che far piacere e dare la sensazione che si possa cambiare davvero qualcosa.
Non dimenticando l'adagio ironico, non antico, ma riferibile anzi ad un guru dell'era di internet (non parliamo di Casaleggio), Nicolas Negroponte, docente al Mit di Boston, secondo il quale continuando ad accelerare esponenzialmente la velocità del nostro agire, rischiamo di trovarci dinanzi ad una gigantesca “perdita di tempo” che potrebbe travolgerci come uno tsunami!!

Complotto

di Roberto Mostarda -

Inevitabile, questa settimana, soffermarsi sulla parola “complotto”. Non che sia una novità nella quotidianità, nella storia e nella vita politica del nostro paese. Ma, in questi giorni, è tornato di prepotente attualità il concetto che essa esprime, dopo le rivelazioni del nuovo libro di Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” (in libreria proprio da oggi) nel quale si narrano le vicende dell'ultima fase del governo Berlusconi e dell'arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi. In sostanza, secondo il giornalista anglosassone che ha registrato interviste in tempi diversi a personaggi di spicco quali il futuro premier, il presidente Napolitano avrebbe sondato l'ex rettore della Bocconi, nella tarda primavera del 2011 e poi sempre più pressantemente nell'estate dello stesso anno, per avere da lui la disponibilità a sostituire il cavaliere ormai alle prese con la crisi irreversibile della sua maggioranza.

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