• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Impeachment

di Roberto Mostarda - 

Era dai travagliati giorni della presidenza Cossiga, negli e dopo gli anni di piombo, che questa parola non si affacciava nel lessico politico nazionale, salvo qualche sporadica apparizione più dottrinale e speculativa che reale. Nella settimana appena trascorsa, invece, è tornata a risuonare nelle aule delle Camere, da parte dei parlamentari cinquestelle, nei confronti del capo dello stato, Giorgio Napolitano.
Termine di origine e derivazione dottrinale anglosassone, impeachment si può paragonare – fatte le dovute differenze storiche e costituzionali – alla “messa in stato di accusa” prevista dalla Costituzione italiana.
Vediamo subito in che cosa consiste nell'esperienza anglosassone.
Si tratta di un antico istituto del sistema detto di common law, sviluppatosi dapprima in Inghilterra in un arco di tempo che va dal 1376 - anno in cui il Parlamento inglese mise in stato d'accusa alcuni ministri di Edorardo III e la sua amante Alice Perrers per le accuse di corruzione e incapacità – al XVIII secolo è stato previsto e disciplinato anche dai padri costituenti degli Stati Uniti d'America nella Costituzione di Filadelfia del 1787.
In genere, negli Usa, destinatari della procedura e cioè sottoposti al procedimento sono i componenti del potere esecutivo, dal presidente al vicepresidente fino ai funzionari delle amministrazioni statali, ed i giudici intesi come membri delle giurisdizioni federali. Soggetti attivi dell'impeachment (ovvero i promotori del procedimento) sono la Camera dei Rappresentanti, investita della funzione di discutere i presupposti dell'accusa ed eventualmente elevarla (con voto a maggioranza semplice dei presenti), ed il Senato investito del ruolo di giudice (con decisione a maggioranza dei due terzi dei presenti).
Le sanzioni che possono derivare dalla conclusione negativa per il destinatario del procedimento sono la rimozione o destituzione dalla carica (removal from office) e l'interdizione dai pubblici uffici (disqualification). È ormai accettato nella letteratura giuridica statunitense che il soggetto passivo può essere sottoposto parallelamente a procedimento della giustizia ordinaria, anche in contemporanea alla celebrazione dell'impeachment. In tal senso si ricorda negli anni recenti la procedura attivata nei confronti del presidente Bill Clinton, in occasione del cosiddetto “affare Lewinsky”.
Nell'ordinamento italiano, la “messa in stato di accusa” è prevista per due sole accuse possibili: alto tradimento e attentato alla Costituzione. In caso di contestazione di queste due fattispecie, la Costituzione prevede che il presidente della Repubblica possa essere messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri. L'articolo 90 della Carta costituzionale spiega in particolare che «il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni», tranne che per le due fattispecie previste.
La decisione di chiedere la messa in stato di accusa, formulata da gruppi politici, ha come primo passaggio filtro quello del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, organo bicamerale composto da 44 membri (21 della Camera e 23 del Senato), deputati e senatori componenti della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera e della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato – che svolge un primo esame delle accuse. Per svolgere le indagini ci sono 5 mesi di tempo, prorogabili. Il Comitato decide se archiviarle o sottoporre la questione al Parlamento in seduta comune. In caso di messa in stato di accusa è necessaria la maggioranza assoluta dei parlamentari (477 voti favorevoli) per deliberare la messa in stato d'accusa.
Se il Parlamento in seduta comune decide la messa in stato di accusa, la funzione di giudice è affidata alla Corte costituzionale integrata da 16 membri. Gli articoli 134 e 135 della Costituzione prevedono infatti che del giudizio si occupi la Corte costituzionale integrata di sedici membri «tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari», e uno o più «commissari d'accusa» - con funzioni in pratica di Pubblico ministero - eletti dal Parlamento. L'eventuale processo davanti alla Consulta "allargata" si conclude quindi con una sentenza inappellabile.
Questi i riferimenti giuridici. Il caso, nel nostro paese, si ripresenta per la decisione del Movimento 5Stelle di proporre la richiesta al parlamento contro il presidente Napolitano, fondata su sei punti.
Si parte da “espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e abuso della decretazione d’urgenza” per la firma apposta a una serie di decreti (anche maxi) del governo e dalla reiterazione dello stesso atto, sino a quella che viene definita una interferenza nella riforma della Costituzione e del sistema elettorale avendo sollecitato l'approvazione di un disegno di legge costituzionale volto a configurare – secondo i proponenti - una procedura straordinaria e derogatoria del Testo fondamentale, sia sotto il profilo procedimentale che sotto quello degli organi deputati a modificare la Costituzione repubblicana.
Si parla poi di “mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale” come previsto dall’articolo 74 della Costituzione, prima di promulgare un progetto approvato dalle due Camere, il capo dello stato può rinviarlo al mittente, chiedendo una nuova deliberazione, ossia una sorta di controllo preventivo. Si contesta poi la seconda elezione del Presidente della Repubblica, sostenendo che sarebbe vietata dalla Costituzione; quindi di improprio esercizio del potere di grazia. In ultimo si chiama in causa, il rapporto con la magistratura nel caso del cosiddetto processo Stato – mafia.
Verrebbe da dire troppa carne al fuoco. Evidente la strumentalità delle accuse (che partono dalla negazione di qualsiasi funzione di orientamento da parte della suprema magistratura del Paese che si vorrebbe relegata al ruolo figurativo, tranne che negli aspetti che potrebbero favorire le istanze dello stesso movimento), sulle quali dovrà comunque esprimersi il Parlamento, e il tentativo di bloccare completamente la funzionalità delle Camere stante l'azione ormai “esterna” che il Movimento sembra voler compiere! Una china di estrema pericolosità!

Rimpasto

di Roberto Mostarda - 

Ad una prima impressione è un termine che fa pensare a qualcosa di ri-mediato, di ri-messo in gioco, qualcosa di ri-scaldato! Un'immagine che rimanda ad ambienti attinenti al cibo, alla cucina dove si interviene di nuovo sulla preparazione di qualche cibo e, se necessario, si rimettono le mani sul risultato.
Il significato di rimpasto al di fuori dell'ambito culinario, riguarda la politica, che per similitudine potrebbe essere paragonata ad una cucina, occupata da una congerie di aspiranti stregoni.
Il termine, nei dizionari, viene indicato come di origine gergale, quindi consuetudinario nel parlar comune e non dotto! Tuttavia, da molti decenni occupa buona parte delle crisi ricorrenti nei sistemi politici e come tale ormai è comunemente accettato anche dai manuali di diritto costituzionale. Indica, in sostanza, i mutamenti all'interno della compagine di un governo, i quali abbiano luogo senza le dimissioni dell'intero gabinetto.

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Preferenza

di Roberto Mostarda -.

Non passa giorno, nel dibattito politico, senza che da qualche parte venga sottolineata o riportata la parola “preferenza” Un termine ormai usato in modo dispregiativo per il discredito della politica e l'uso distorto che si è fatto del suo valore elettorale! Non sempre è stato così.
Prima di tutto chiariamo cosa si intende con questa parola: in linea generale si intende con essa il risultato di un atto che mira a privilegiare qualcuno o qualcosa. Oppure il suo contrario: non avere preferenze per alcunché. Può anche voler indicare la scelta di una cosa o di qualcuno che si preferisce ad altro. Inoltre può sottolineare la prevalenza di qualcuno in concorsi, in graduatorie e così via: titolo di preferenza rispetto a qualcun altro. In questo ambito può anche assumere un valore negativo se qualche “preferenza” è stata riservata , nel senso di favore o premura.

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Certezza

di Roberto Mostarda -

A giudicare dalle definizioni dei dizionari, il significato del termine contiene anche il suo opposto o contrario. Come a dire che certezza non vi è neppure sulla certezza. Vi sono certezze religiose, morali, filosofiche, scientifiche, giudiziarie. In ogni ambito, però, certezza appare qualcosa di relativo (se si esclude l'approccio più propriamente religioso dove non di certezza si può parlare, ma di fede) riferito all'ambito di cui si parla, al contesto, alla materia. In ogni certezza è insito, per così dire, il senso dell'incertezza o dei confini di tale certezza. Un caso emblematico la ricostruzione storica, dove scoperte, documenti, testimonianze possono modificare, alterare, rovesciare certezze inveterate! Ma anche nella scienza certezza è qualcosa di variabile, un confine che si sposta in continuazione.
In generale per certezza si indica l'assenza di dubbio, come anche il valore di sicurezza e garanzia di una cosa definita

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Serenità e coraggio

di Roberto Mostarda -
Per cominciare l'anno nuovo, un 2014 che sarà certamente rilevante per la capacità del nostro paese di riequilibrare la sua situazione politica e soprattutto ridare slancio all'economia. Abbiamo scelto due parole con le quali il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concluso il suo messaggio ai cittadini di fine anno. Due parole che possono apparire retoriche ma che mai come in questi mesi ed anni, sembrano essere indicative di quel che serve nel nostro paese. I termini ai quali ci riferiamo sono coraggio e serenità.
Vediamo il loro significato nel dizionario.
Per coraggio si può parlare di energia morale e fisica che fa sprezzare il pericolo, il rischio materiale, e spinge ad affrontarlo. Più specificamente si parla poi di coraggio civile, che si dimostra affrontando rischi, pericoli e impopolarità, per il bene pubblico o per sostenere ideali e princìpi di giustizia.
Esiste poi il coraggio della disperazione, cieco e incosciente, tipico di chi si trova in una situazione di estrema difficoltà.
Il coraggio si può anche definire una dote della persona. Così si dice avere il coraggio delle proprie azioni, delle proprie opinioni, sostenerle, difenderle apertamente, senza reticenze, anche a costo di ricavarne un danno. Chi si pone in questa condizione può dover dimostrare di avere un coraggio da leoni, avere un coraggio eccezionale.

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Bilancio

di Roberto Mostarda - 

Questa rubrica vi ha lasciati in pace per la Festa di Natale, ma avvicinandosi la fine dell’anno, non poteva mancare. La parola è, non potrebbe essere altrimenti… bilancio.
Una parola dai molteplici significati, come spesso accade, che vanno da quelli contabili economici sino alla valutazione complessiva del proprio esistere. In mezzo a questi estremi che, non sempre ma spesso, si avvicinano, stanno molte sfumature diverse.
Ormai, per sentire comune, quando si sente parlare di bilancio, si pensa alle spese dello stato all’equilibrio di tali spese, al debito pubblico, alle tasse! Tutto un sistema concettuale che non può che far riflettere e amaramente considerare.
Ma si può anche pensare al bilancio familiare, a quello di una società, di una attività commerciale, o addirittura a quella di un’organizzazione senza fini di lucro.
Si parla di bilancio dello stato, come abbiamo detto, della collettività nel suo insieme, di un ente, di una società, di un impresa, di una banca, come anche di un’associazione, di una fondazione, di un partito. Ad un certo punto dell’anno o della vita di una struttura, di una comunità, arriva il momento di fare un bilancio, redigerlo, analizzarlo! Come a dire che l’attività di ogni struttura organizzata deve fare “i conti”, valutare e decidere i comportamenti conseguenti appunto al … bilancio.

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