• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Protesta

di Roberto Mostarda - 

Da qualche settimana, stiamo assistendo nel nostro paese ad un moltiplicarsi di azioni, anche violente, che richiamano alla mente i momenti più difficili della storia recente, come quelli successivi all’autunno caldo nel 1969 e alla susseguente “strategia della tensione” in funzione antisindacale (della quale ancora non sono stati chiariti appieno i retroterra). E’ la protesta che torna ad affacciarsi in modo prepotente.
Che cosa è la protesta. Qual è la sua definizione. I dizionari parlano di attestazione, dichiarazione aperta e vibrata (espressa cioè con fermezza) di un sentimento, di una convinzione, di un’idea. Protesta è anche “espressione, manifestazione, dichiarazione energica e ferma della propria opposizione o disapprovazione. Si dice allora elevare, presentare una protesta; inviare una lettera di protesta; indire uno sciopero, una manifestazione di protesta; scendere in piazza per una protesta. Si definiscono movimenti di protesta, si parla di protesta dei giovani contro le istituzioni (pensiamo a quanto accadde nel mondo e in Italia sul finire degli anni ’60 del Novecento). Per estensione si descrive un atteggiamento ostile, ma non espresso verbalmente: una protesta muta, silenziosa, passiva, o non violenta. Infine nel diritto internazionale, una nota di protesta è dichiarazione con cui uno stato accusa un altro stato di tenere o di avere tenuto una condotta illegittima nei suoi confronti.

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Tassa (e/o imposta)

di Roberto Mostarda - 

In un momento dell’anno, legato più di altri (ma sappiamo che almeno sino a settembre si estende il nostro dover pagare allo Stato) ad anticipi e a ridefinizioni di tributi, la parola tassa (e quella collegata di imposta) tornano a turbare le nostre giornate, i nostri scenari di vita. Da mesi, più o meno dall’inizio del nuovo governo (ma come non pensare a quanto accaduto durante l’esecutivo Monti e quanti lo hanno preceduto), non si fa che parlare, ogni giorno, incessantemente, populisticamente, irragionevolmente, di nuove tasse, nuove imposizioni fiscali, alla ricerca disperata di coperture finanziarie per riuscire a tenere in piedi il bilancio dello Stato.
Per capire qualcosa, cominciamo dalla nostra Costituzione che, all’art. 53 sottolinea “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche, in ragione della loro capacità contributiva” per poi aggiungere che “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Parole semplici ma profonde che danno il senso del vivere civile e della convivenza e cooperazione che i cittadini debbono allo stato del quale fanno parte. Belle parole, si potrebbe aggiungere, che descrivono un paese ideale, animato da buoni e convergenti propositi.
e dall’idealità ci spostiamo alla realtà, sappiamo bene che nulla di quello che la Costituzione delinea è ancora fra noi.

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Verifica (e discontinuità)

di Roberto Mostarda - 

E’ sempre nella quotidianità che troviamo lo spunto per questa settimana. La politica italiana è piena di espressioni che rimandano ad altri ambiti e ad altre funzioni, ma ne rinnova l’uso in termini “politici”.
Ecco dunque, non è la prima volta e non sarà neppure l’ultima, che torna preponderante il termine “verifica” attribuito alle problematiche dei rapporti tra i partiti e il governo. Il premier Letta chiede che il voto di fiducia all’esecutivo venga dopo le primarie del Partito Democratico per “verificare” il sostegno parlamentare. Intanto, non possiamo non segnalare anche “discontinuità” come sottolineato dal presidente Napolitano in riferimento alla situazione venutasi a creare con la decadenza di Berlusconi e la conseguente uscita dal governo della rinata Forza Italia.
Trattandosi di parole che hanno complessi significati cerchiamo di capirne il valore oggettivo.

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Decadenza

di Roberto Mostarda - 

E’ una parola dai molti e diversi significati a seconda dell’ambito e dei concetti che in essa si esprimono. Da un punto di vista immediato si potrebbe intendere come “cadere da……” da un luogo, da un’altura, da una posizione.
Il decadere può infatti significare una progressiva diminuzione di prosperità, floridezza, forza, autorità e simili, in una persona. Uno dei significati più compresi riguarda la decadenza di costumi, di comportamenti di una civiltà attraverso la caduta di valori morali, come anche artistici creativi dei singoli e della società nel suo insieme, in un popolo, in un’istituzione.
Altro significato, nel passato, la perdita della nobiltà per il mancato pagamento delle imposte specificate nelle lettere patenti di concessione, di confermazione o di riabilitazione.
Vi è poi decadenza come istituto giuridico, per il quale (per esigenza di certezza dei rapporti giuridici) un diritto, un potere o una facoltà non possono più essere esercitati dopo il decorso di un termine stabilito o il mancato adempimento di un atto previsto. Nel diritto pubblico, il termine designa poi anche la risoluzione del rapporto a causa di un comportamento del soggetto privato contrario ai doveri derivanti da un rapporto di concessione.
Ancora, può significare perdita o cessazione della titolarità di un potere, di una carica, di un ufficio a seguito del sopravvenire di talune cause che ne impediscono il regolare esercizio: per esempio, nel diritto pubblico, decadenza dei consiglieri comunali, provinciali e regionali per incompatibilità; nel diritto privato, decadenza dell’amministratore e del sindaco della società per azioni dichiarata fallita.
In questi ultimi mesi, dopo la conferma della sentenza di appello e da parte della Cassazione per la condanna sui diritti televisivi per il leader del Pdl, ora Forza Italia, la parola decadenza, sembra aver assunto un solo, univoco, significato, riferito alla parabola umana e politica di Silvio Berlusconi.
Mentre scriviamo queste righe, il Senato – alle 19 di mercoledì 27 novembre – si accinge a votare a voto palese, la decadenza del cavaliere dalla carica di senatore, a seguito dell’interdizione dai pubblici uffici, quale misura accessoria della sentenza di condanna.
Giunge al suo atto finale – ma forse non definitivo per la politica italiana – il tormentone che in questi venti anni ha visto Berlusconi contrapporsi alla magistratura e alla sinistra, in nome di una giustizia liberale e contro l’uso “politico” dello strumento giudiziario. Obiettivo non raggiunto per una complessiva inadeguatezza certo, ma anche per una vera guerra che da entrambe le parti si è scatenata senza esclusione di colpi.
Stretto nelle maglie dei procedimenti nei quali è stato coinvolto, Berlusconi sta vivendo così un tramonto parlamentare reso necessario dall’applicazione delle pronunce della magistratura.
E’ difficile dire dove sia l’inizio di questa telenovela tragica per il paese, ma certamente è innegabile, se si ha una minima onestà intellettuale, constatare che l’incisività dell’azione delle procure nei confronti del cavaliere, ha raggiunto livelli mai visti prima nei confronti di una sola persona. In questa nostra repubblica ormai non si sa bene più su che cosa fondata, centinaia di magistrati, di cancellieri, di uditori, di periti, di uomini delle forze dell’ordine, per anni e anni, hanno perseguito soltanto un obiettivo: arrivare alla sua condanna giudiziaria per una vasta congerie di reati e ad inficiarne la figura politica o tentare di farlo.
Per noi cittadini italiani, al di là della decadenza da senatore, per la grazia non chiesta ma pretesa, per le accuse e l’invito a vergognarsi rivolto ai suoi accusatori e giudici pronunciato da Berlusconi, resta un sistema giudiziario la cui invasività è ormai largamente superiore a quella immaginata dai costituenti e prevista dalla Costituzione! Un sistema dove il cittadino si sente smarrito e più simile a un suddito che a un soggetto di diritto!
C’è da sperare che la politica sappia e possa riprendere il ruolo di traino che le compete e che le forze più avvedute e sagge della magistratura sappiano – superata la sbornia del berlusconismo come nemico da abbattere – riappropriarsi di quel magistero che è proprio dell’altissima funzione che essi devono svolgere. A garanzia di tutti i cittadini onesti.
Giustizia e politica devono rimanere ambiti separati senza supplenze reciproche. Non è solo un’impressione che per troppo tempo abbiamo assistito a qualcosa di molto diverso!

STABILITA’

di Roberto Mostarda - 

Legge di stabilità, patto di stabilità, il paese ha bisogno di stabilità, la situazione politica è instabile, equilibrio instabile a livello internazionale. Sono solo una parte dei possibili utilizzi della parola di questa settimana: stabilità.
Si può dire che si tratti di una parola omnibus, buona per tutte le stagioni, invocata direttamente e nel suo contrario. Per aver significato infatti deve essere comparata e analizzata in relazione a ciò che stabile non è. E stabile ogni cosa, ogni fenomeno di questo mondo, può essere soltanto in un momento, una fase e non per sempre! Una volta raggiunta infatti essa chiede di essere mantenuta, dimostrando così in re ipsa la sua “instabilità”.

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Primarie (e … tessere)

di Roberto Mostarda  -  

Con il termine primarie, entrato nell’uso comune da qualche anno anche nel lessico politico e sociale nazionale, si intende una forma di competizione elettorale che consente ad elettori e/o i militanti di un partito politico di decidere chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione di una carica pubblica. In teoria possono essere svolte a tutti i livelli della rappresentanza.
La finalità del ricorso alle primarie è legata alla possibilità, in esse insita, di far esprimere direttamente i cittadini su scelte riguardanti la rappresentanza politica e la classe dirigente di un movimento o di un partito, un esperimento dunque di democrazia diretta che spinge (o dovrebbe) alla promozione della massima partecipazione contrapposta al sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati designati dai partiti, con o senza il sistema delle preferenze.Le storia delle elezioni primarie rimanda in modo diretto alla democrazia americana e sono utilizzate negli Stati Uniti d'America nella scelta del candidato presidenziale.

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