• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Dimissioni

Dimissionidi Roberto Mostarda -

L’atto del dimettersi. Si può essere dimessi, meglio sarebbe destituiti, rimossi (più semplicemente licenziati) quando si viene allontananti da una carica d’autorità, da un pubblico ufficio o da un lavoro subordinato.
Oppure ci si può dimettere, ossia “abbandonare volontariamente una carica, un ufficio, un impiego”.
Dare le dimissioni: l’espressione più usata e frequente. Un atto a volte dovuto date le circostanze, altre volte poste quasi come una sfida, un moto provocatorio per denunciare un’offesa, un sopruso, una divergenza profonda e insanabile.

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Datagate

Datagatedi Roberto Mostarda -

In principio fu Julian Assange, poi Bradlley Manning (che ora si fa chiamare Chelsea) e Wikileaks, ossia la decrittazione e diffusione da parte dell’organizzazione creata dallo stesso Assange, di centinaia di migliaia di documenti, cablogrammi e altro, raccolti dall’intelligence internazionale soprattutto statunitense e britannica.
Oggi la parola è “datagate”, e il nome di riferimento l’ex tecnico della Nsa e della Cia, Edward Snowden che ha permesso la rivelazione delle pratiche di spionaggio e di controllo di massa da parte di Usa e Regno Unito. In particolare la Nsa statunitense avrebbe realizzato in questi anni operazioni di controllo di centinaia di milioni di persone, di telefonate e comunicazioni di ogni genere, arrivando a controllare tutti i capi di stato e di governo europei.

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Crisi

Crisidi Roberto Mostarda  -  

Il termine deriva dal greco antico "κρίσις" e vuol dire letteralmente "decisione". In sostanza, esso indica un cambiamento traumatico o stressante che riguarda una persona: sono in crisi, si usa dire, ma riguarda anche la vita di relazione. Ecco allora la crisi di coppia, l'amicizia che va in crisi! Altrimenti si fa riferimento ad una situazione sociale instabile e pericolosa. Si parla allora di crisi politica, costituzionale, istituzionale, economico-finanziaria. O ancora etica. Oppure di crisi internazionale, nei rapporti tra i diversi paesi, di crisi di fiducia negli strumenti di soluzione!
In tutti questi aspetti, si dimentica il suo significato originario: quello di cambiamento, di mutamento che discende dalla "decisione"! Appare allora singolare come una parola che ha in sé la sua stessa soluzione, sia poi divenuta il suo contrario, almeno nell'accezione generale! Perché in effetti dalla crisi si deve uscire, occorre superarla! E la crisi, cioè la decisione è parte integrante di questo moto attivo in direzione di ... qualcosa!
Eppure, nella sua pratica applicazione il senso d'uso di crisi è quello di uno status problematico: essere in crisi! Ma come si va oltre? Non sempre ci si pone in questa ottica risolutiva e al contrario ci si avviluppa "nella crisi"! O, ancora, per uscire dalla crisi si deve trovare il responsabile, l'autore, chi o che cosa ha causato la crisi! Non c'è crisi senza un colpevole! Così invece di cercare le cause, si preferisce inseguire gli effetti! Ma la crisi di per sé rappresenta anche l'antitesi e la soluzione di se stessa: la "decisione" appunto! Ma decidere significa superare, andare oltre, risolvere e non soltanto attribuire responsabilità.
E' singolare dunque vedere come una parola che indica una soluzione, una via d'uscita, sia impiegata al contrario, per sottolineare uno stato di complessità, di difficile soluzione! "Ma cos'è questa crisi ..." recitava un'antica canzone! E intendeva mettere in luce la difficoltà di capirne l'essenza! Salvo poi invitare simpaticamente all'azione, quale unico antidoto! E agire, a sua volta, vuol dire proprio scegliere, prendere una strada o l'altra, decidere! Dunque, in sostanza, essere in crisi, entrare in crisi, uscire dalla crisi vogliono dire soltanto superarla! Con buona pace di pessimisti e fatalisti che in essa si crogiolano! Tornare al suo antico e originario significato risulta dunque il miglior antidoto, la migliore ... "decisione" da prendere! Di crisi in crisi, poi, si avanza e si rischia - si dice anche - di uscire migliori!

Vergogna

Merope, sposata con il noto criminale Sisifo, per la vergogna abbandonò le sorelle Pleiadi.di Roberto Mostarda  - 

Vergogna. E’ una parola che deriva dal latino verecondia ed indica, un sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna (morale o sociale) di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito. Un altro significato è quello di un fatto o una situazione che costituisce o che reca disonore e discredito, e il disonore stesso o discredito che ne è la conseguenza.
Di vergogna si sente parlare sovente nei rapporti politici ed umani! L’invito a vergognarsi risuona spesso nei confronti duri tra persone e in questi un atto o un comportamento vengono giudicati riprovevoli e si invita l’interlocutore a vergognarsi!

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Inaccettabile. Irresponsabile.

Fonte: Autore: Fir0002 - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Large_bonfire.jpgdi Roberto Mostarda

Questa settimana, la realtà politica nazionale ci pone nella necessità di riportare quella che dottamente si definisce una "endiadi", dal greco letteralmente "una parola in due", ovvero quando si utilizzano due o più parole per esprimere un unico concetto.
Inaccettabile ed irresponsabile sono dunque le parole alle quali ci accostiamo.
La prima significa "che non si può o non si deve accettare o che è difficile da accettare o tollerare".
La seconda, "che non può essere considerato responsabile di qualcosa, che non può rispondere delle proprie azioni, che agisce con faciloneria, con scarso senso di responsabilità, con incoscienza che rivela mancanza di responsabilità".

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