• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Autunno

di Roberto Mostarda - 

L’estate non è ancora conclusa dal punto di vista meteorologico, mentre dal punto di vista politico, siamo ormai entrati in autunno! E’ questa la parola che abbiamo scelto per questa riflessione. Innanzitutto, il significato proprio del termine. Autunno indica la terza delle quattro stagioni dell’anno, fra l’estate e l’inverno, che va dal 23 settembre al 22 dicembre nell’emisfero settentrionale (per i meteorologi dal 1° settembre al 30 novembre), e da marzo a giugno nell’emisfero meridionale. Tutta una pubblicistica parla di autunno, di prime piogge d’autunno, di caldi colori dell’autunno.
Per autunno, si intende anche il periodo della vita, di un’età storica, che succede alla piena maturità e segna l’inizio dell’invecchiamento, del declino, della decadenza.
Nel linguaggio politico, che è quello che più ci muove, autunno fa riferimento a momenti di tensione sociale che seguono la conclusione dell’estate. Il termine autunno caldo, in Italia, si riferisce a quello del 1969, anno nel quale le forti spinte alla trasformazione del paese nate con il sessantotto studentesco, trasferiscono la loro forza propulsiva nel tessuto sociale e sindacale. Provocando evoluzioni e dinamiche che ancora oggi attraversano la società italiana.

Il premier Renzi ha annunciato che nelle prossime settimane avranno inizio i mille giorni del governo che si concluderanno alla scadenza naturale della legislatura nel 2018. Da settimane esponenti sindacali e politici hanno rispolverato il termine “autunno caldo” prospettando una stagione di contrapposizione e scontro nei confronti delle linee di riforma annunciate dal governo sul piano costituzionale, del lavoro, economico e produttivo, nonché nel settore nevralgico della giustizia!
Siamo in tutta evidenza di fronte ad un déjà vu! Che come tutti i déjà vu non può avere le stesse caratteristiche e le stesse modalità dei precedenti storici, ma certamente preannuncia una fase calda e difficile per l’esecutivo, ma soprattutto per il paese!
Una cosa è certa, non si tratta di una fase di evoluzione e di crescita positiva, ma piuttosto del revanscismo fuori tempo e fuori luogo di cascami ideologici e sindacali che nulla hanno più a che fare con il paese reale! E’ un tic, un riflesso pavloviano che vorrebbe ricreare un passato sepolto e che ebbe tra i tanti suoi “risultati” nefasti, il terrorismo. I diritti dei cittadini, del lavoro, i diritti civili in genere vanno costruiti, difesi e garantiti in evoluzione, non sono una conquista immutabile ma devono essere continuamente rafforzati e a ciò non serve guardare a un passato di un paese diverso e molto cambiato in termini politici e sociali! L’Italia ha cominciato pur senza convinzione e quasi senza accorgersene un radicale e profondo cambiamento che sta mutando tutti i suoi gangli vitali! Le strade da imboccare e le soluzioni da trovare non possono essere quelli di 45 anni fa. Oltreché velleitario sarebbe assolutamente dannoso e senza senso. La democrazia e le libertà si garantiscono ogni giorno nel rispetto dei valori fondamentali della democrazia, ma non nell’ottusa ripetizione di metodiche e strade già tracciate e percorse e, sovente, fallimentari!

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