• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Tutela

di Roberto Mostarda - 

Tutela della salute, tutela dei più deboli, tutela dei lavoratori! Il nostro paese appare a chi voglia conoscerlo, il paese delle tutele! I giorni che viviamo sono ora incentrati in larga parte sulla tutela nel mercato del lavoro, quell'istituto che consente la difesa del contraente più debole in un rapporto contrattuale: il prestatore d'opera.
Proviamo subito a comprendere il significato di questo termine per poi delinearne valori e contorni. La parola deriva dall'omonima latina che deriva da tutus, participio passato di “tueri”, verbo che vuol dire «difendere, proteggere».

In senso ampio nel nostro vocabolario essa indica la difesa, la salvaguardia, la protezione di un diritto o di un bene materiale o morale, e del loro mantenimento e regolare esercizio e godimento (da parte non solo di un individuo ma anche di una collettività): agire a tutela dei proprî interessi, del proprio onore o della propria reputazione; affidare a un avvocato la tutela dei proprî diritti; la tutela dell’ordine pubblico, quella della legalità democratica e così via. In tutti i casi vi è alla base un interesse degno di essere difeso e dunque tutelato dalle minacce che lo possono inficiare.
Quale istituto giuridico la tutela indica la situazione nella quale una persona, nominata dal giudice tutelare, si assume la protezione e la rappresentanza di un minore, di un incapace o di un interdetto, secondo le modalità stabilite dalla legge. Nel diritto civile si parla anche di tutela dei diritti in generale mentre il diritto penale, prevede la tutela arbitraria delle proprie ragioni, prevedendo i reati di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e di duello.
In apertura del giornale, parliamo tra l'altro del lavoro, dell'art.18 oltreché delle questioni aperte, politiche, istituzionali, elettorali. A noi sia consentito sottolineare che nel significato di tutela è insita una “diminutio” del soggetto od oggetto di essa. Come a dire che la legge prevedendo che qualcuno debba essere tutelato ne ammette oggettivamente la minorità! Ovviamente se si parla di persone o situazioni deboli va da sé che la legge deve difendere e tutelare. Ma attenzione a non far percepire chi è destinatario di tutela quale minus habens!
La difesa del posto di lavoro di chi ne viene discriminatoriamente o ingiustamente privato è certamente sacrosanta e i principi di tutela si trovano nella Costituzione, nel diritto civile e penale. Lo Statuto dei lavoratori nei esplicita i contenuti in un momento storico ben preciso. Quel mondo non esiste più, il lavoro è mutato nella sostanza (e non solo in Italia) e si deve purtroppo parlare di assenza di lavoro oltreché di lavoro precario.
Si ha la sensazione che la difesa ad oltranza di un articolo o di norme superate dalla realtà sia un totem, un feticcio ideologico da sbandierare contro gli avversari. Una perdita di tempo, in sostanza, mentre il paese arranca e i giovani vedono la loro disoccupazione a due cifre percentuali.
La sfida tra politica, sindacati, imprenditori, cittadini dovrebbe essere quella di capire a fondo, comprendere che cosa è successo nel paese, analizzare le dinamiche, le esigenze di chi si avvicina o si trova o sta lasciando il mondo del lavoro. Solo così si potrà parlare a ragion veduta e con autorevolezza, di tutele, di articoli di legge e trovare norme la cui applicazione favorisca l'obiettivo: creare e distribuire lavoro! La difesa di esso sarà sempre oggetto di contrattazione e legislazione, al passo con i tempi però, perché sia tutela vera, sostanziale e non solo formale come ormai vediamo davanti agli occhi. Con un ulteriore vulnus. Perdendoci in diatribe e scontri paraideologici a base di totem e avversari da abbattere, in un giorno molto vicino potremmo constatare che è venuto a mancare l'oggetto stesso della tutela: il lavoro!
Sarebbe ora di smetterla con autolesionismi inconcludenti come quelli ai quali ci aveva abituato un comico personaggio di Aldo Giovanni e Giacomo: Tafazzi!

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