• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Il dolore: perché non aprire un dibattito?

Verano_ingresso_principaleCaro Direttore; l’articolo di Michael Barons “Se invece fosse il contrario” introduce un tema, l’aldilà e il nostro futuro post mortem, certo non nuovo ma che merita approfondimenti non episodici e sui quali l’incedere dell’età mi sollecita oggi con frequenza certo maggiore rispetto alle riflessioni di qualche tempo addietro. Lontana da me l’idea di intavolare una discussione, un dibattito sul tema dell’aldilà (non ne sono assolutamente capace…): segnalo solamente, per semplice connotazione ideologico-religiosa, che la Chiesa indica nell’Aldilà non solo la (auspicabile) conquista del Paradiso, ma anche, per i reprobi, il rischio della condanna all’Inferno.

Quanto al lutto, alle lacrime, al dolore e ai suoi …derivati, ho più volte io stesso sollecitato a miei interlocutori ecclesiali una risposta, che se ho ben “immagazzinato” mi sembra debba suonare così: il dolore tutto terreno e tipico della nostra natura umana deve essere compensato dalla speranza-certezza che la persona cara che ci ha lasciati ci sta precedendo in un futuro radioso a cui dobbiamo tendere (“…e solo in ciel precederti la morte a me parrà”, canta Manrico nel terzo atto del verdiano Trovatore). L’apice del dolore, scrive Barons, si raggiunge per la morte di un figlio: non sono invece d’accordo sul dolore maggiore quanto più giovane è l’età della persona deceduta. Il dolore della Madonna ai piedi della Croce è, a mio sommesso parere, il dolore più grande che uomo possa concepire. Ed anche su questo tema, perché non aprire un dibattito? Grazie dell’attenzione, Fabrizio Cerri

 

Italian Media s.r.l. - via del Babuino, 99, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu