• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

29 anni fa: tragedia di Stato, di Amicizia, di Amore

Da sinistra: Beppe Montana, Ninni Cassarà, Roberto Antiochia, Saveria Antiochiadi Ennio Di Francesco -

Il sole si ferma alle 14,30 del 6 agosto 1985. Il Commissario dai baffi biondi esce con l’alfetta blindata, con tre agenti. Ninni Cassarà ha telefonato alla moglie: “Laura sto arrivando, saluto i bambini”. E’ nata da poco la terza figlia. L’auto sfreccia per vie diverse. Al suo fianco c’è l’ agente Roberto Antiochia. E’ tornato precipitosamente da Roma dove era stato trasferito. Ha salutato in fretta la fidanzata con cui avrebbe dovuto a mesi sposarsi. Sente di dovere tornare, per proteggere “Ninni”, il suo capo della Mobile. Nove giorni prima la mafia ha infatti ucciso Beppe Montana, il commissario della “catturandi” con cui direttamente lavorava. Ora Cassarà è in gravissimo pericolo. Chissà a cosa pensa quel ragazzo dal fresco sorriso mentre guardingo, arma vicina, è sull’auto.

Ecco, arrivano nel cortile, scendono! Appena uno sguardo verso l’alto, il piano dove c’è la famiglia di Ninni. Ma non ci sarà nessun abbraccio. Nell’ammezzato di fronte i killer, una sorta di nazionale a cui ogni cosca ha voluto dare il suo uomo, aspettano, forse da tempo. Ma nessuno dirà di avere visto o sentito nulla. Trecento colpi di kalashnikov. Roberto e Ninni sono in una pozza di sangue, le mani tese a proteggersi invano. Un agente si salva, un altro rimane ferito. Laura con la bimba in braccio, dalla finestra vede, urla. Corre, bussa alle porte vicine, nessuno le apre. Al megaprocesso che Borsellino e Falcone hanno istruito le sarà vicino una donna esile e potente, Saveria Antiochia, la mamma di Roberto, volata da Roma e costituitasi parte civile. Grida il suo sdegno ai politici imbelli, al Governo. Cerca nelle gabbie gli occhi dei mafiosi che non reggono il suo sguardo, lo abbassano dinanzi a quella bianca piccola grande donna. Che penserebbero oggi Ninni, Roberto, Beppe, lei stessa, di qualsiasi trattativa? La risposta l’hanno scritta col dolore e col sangue.

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