• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

NOVE MARTIRI AQUILANI

Sindaco_Massimo_Cialente-Foto_Niccolò_Caranti-427x600L'AQUILA - Togliere la segretazione sugli atti del processo che seguì nel 1947, l’eccidio dei Nove Martiri Aquilani, avvenuto il 23 settembre 1943 ad opera delle truppe occupanti tedesche, per aggiungere finalmente un altro e forse definitivo “pezzo di verità” alla storia recente della città. La richiesta è stata avanzata dal giornalista Amedeo Espositoal sindaco Massimo Cialente ed al prefetto Francesco Alecci, in occasione della celebrazione del 25 aprile, ed a margine dell’inaugurazione del primo cippo (posto all’inizio della via per la Madonna Fore) del “sentiero della libertà”, ideato e realizzato dall’amministrazione civica.

“Sentiero” che rappresenta un’altra e ben visiva tappa perché L’Aquila, o meglio i giovani di oggi e di domani “ricordino” il sacrificio dei Nove Ragazzi abbattuti dal feroce vento omicida della negazione della libertà.
Dei Nove giovani ormai sembra si conosca tutto, grazie alle “cronache” del prof. Corrado Colacito, e di quelle, in anni più recenti, del prof. Walter Cavalieri, al quale si devono puntuali e circostanziate pubblicazioni sulla Resistenza aquilana. Nonché agli studi condotti, 14 anni fa, per tracciare il “profilo” di Ferdinando Della Torre, figlio di ebrei di Sulmona, ucciso con i Giovani Martiri Aquilani, da aquilano ed italiano.
Rimangono però ancora dei dubbi, certamente infondati, per effetto della segretazione degli atti giudiziari relativi al processo seguito all’uccisione dei Giovani. La “liberalizzazione” dalla riservatezza di tali atti darebbe agli storici l’opportunità di concludere finalmente la scrittura della storia della città su quella pagina dolorosa. E’ noto a tutti che il Presidente del Consiglio abbia di recente reso consultabili gli atti delle stragi del terrorismo. Atto analogo è stato sollecitato al Prefetto Francesco Alecci, perché, senza attendere la scadenza del 2017, si possa conoscere il contenuto della carte di quel processo, segretate e custodite presso l’Archivio di Stato dell’Aquila.

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