• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

La giustizia è ancora lenta nel giudicare il lavoro schiavo in Brasile

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In occasione del lancio, a fine gennaio, di una campagna per sradicare il lavoro schiavo in Brasile, il Procuratore Generale della Repubblica ha inviato al Consiglio Nazionale di Giustizia (CNJ ) un documento per stabilire una meta affinché vengano giudicate penalmente le azioni della criminalità per la riduzione alle condizioni analoghe a quelle della schiavitù, depositate tra gennaio 2010 e dicembre 2013.

Per il Vice Procuratore Generale della Repubblica, Rachel Dodge, la creazione di una meta per il processo ha lo scopo di garantire un trattamento celere delle cause penali, per evitare l'impunità, soprattutto per l'incidenza della prescrizione esecutiva della pretesa rivendicazione punitiva. "La definizione della meta da parte del CNJ contribuirà in modo significativo a garantire un'adeguata risposta dello stato, coerente ai comportamenti illeciti che caratterizzano la schiavitù contemporanea e la tutela della dignità umana, fondamento della Repubblica brasiliana."
Secondo il Vice Procuratore Generale, la priorità del processo risponde agli impegni internazionali di protezione della dignità umana, che il Brasile ha assunto nelle convenzioni internazionali di fronte all'Organizzazione Internazionale del Lavoro e all'Organizzazione degli Stati Americani (OAS ). "Le scadenze sono lunghe, dal giorno in cui il MPF formalizza una denuncia fino al giorno in cui viene fatta la prima udienza pubblica. In tali crimini, i testimoni che vivono in luoghi lontani e spesso sono compagni o conoscenti delle vittime, non hanno una protezione sicura. Spesso è difficile trovarli", afferma il coordinatore del 2° Consiglio di Coordinamento e Revisione del MPF, Rachel Dodge. Secondo il Ministero Pubblico Federale, dal 2010 al 2013 sono state depositate 469 azioni di riduzione a condizioni analoghe alla schiavitù. La pena per la pratica di questo crimine é la reclusione da 2 a 8 anni e multa.

(EF)

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