• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

La polenta come simbolo di identità italiana

La polenta come simbolo di identità italianadi Eduardo Fiora  
Traduzione Giuliana Giannessi

In Brasile, l'identità italiana ha un posto d'onore in una delle parti più sensibili dell'anima italiana: la cucina. Una delle eredità gastronomiche abbastanza rilevante lasciata dai pionieri che hanno attraversato l'Atlantico disposti a " Far l' America", è senza dubbio la polenta.
Il complesso musicale Stella di Pietra stabilitosi nella città di Itá (stato di Santa Catarina) ha 7 membri, il cui obiettivo è quello di diffondere la musica e la cultura italiana preservando le radici degli antenati e dare continuità alla cultura come esempio da seguire da parte dei bambini e giovani. Il video di Bella Polenta è una dimostrazione significativa del patrimonio lasciato dai coloni italiani.

Flavia Arlanch de Oliveira Martins, una ricercatrice con opere elaborate in una delle più importanti università brasiliane, la UNESP, ricorda che gli immigrati hanno conservato abitudini alimentari del paese di origine e si sono inseriti in altre tipicamente locali . Nello studio della cucina italiana nella parte interna dello Stato di San Paolo, Flavia osserva che a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, in particolare all’epoca della cosiddetta grande migrazione scatenatasi a partire dal 1885, inizia un processo di modifica delle abitudini alimentari in Italia. "Cominciarono ad apparire piatti nella cui composizione entrava una varietà di nuovi ingredienti, erano assaporati solamente dall'elite peninsulare. La massa della popolazione, composta per lo più di contadini che sopravvivevano con scarse risorse, aveva a disposizione un tipo di dieta alimentare molto povera."
La studiosa brasiliana sostiene che quando milioni di italiani cominciarono a lasciare la Penisola a metà degli anni ‘70, non aveva praticamente alcuna conoscenza di ciò che poco dopo passò ad essere denominata cucina regionale italiana. "Le famiglie provenienti dall’Italia settentrionale e centrale utilizzavano il mais sotto forma di farina per fare la polenta, e quelle dell’Italia del sud, per mescolare la farina di grano a quella del mais e fare focaccine. Avevano anche a disposizione fagioli, riso, patate e molte verdure fresche. Usavano in poca quantità carne di maiale e pancetta, e ancor meno carne bovina."
Nei suoi studi Flavia Oliveira mette in rilievo che, per raggiungere l'interno di San Paolo, la stragrande maggioranza degli immigrati italiani si trovò di fronte ad una scarsità dell'offerta di cibi abitualmente trovati nelle loro terre di origine, come la farina di frumento, orzo e segale. Anche cosi è stato possibile, per gli immigrati che lavoravano in schema di insediamento, mantenere alcune delle abitudini alimentari portate dall’Italia. Dal momento che essi potevano coltivare soprattutto mais e fagioli e, negli spazi liberi della colonia, fare allevamento, in particolare di maiali e polli, riuscirono a mantenere alcune abitudini portate dall’Italia, come il consumo non solo di polenta, ma anche di salsicce ed altri insaccati. "La farina di mais della dieta rurale - soprattutto nel nord e centro Italia, anche per coloro che sono rimasti in città - è trovata con maggiore facilità, essendo ampiamente usata in alcune regioni del Brasile per fare una specie di poltiglia. Il consumo significativo della farina di mais, da parte degli immigrati, per fare la polenta, non è passato inosservato alla società ospitante, che ben presto ha cominciato a vedere questo alimento come una caratteristica dell'identità degli italiani, ma dandogli una identificazione negativa. “Italiano polentone” era un'espressione usata abitualmente dai rappresentanti della società di accoglienza per stigmatizzare questo immigrato".

Festa in comunità
Nel corso del tempo, però, la polenta veniva incorporata nelle abitudini alimentari familiari, in particolare negli stati di San Paolo e Rio Grande do Sul. E ci sono quelli che si sforzano di mantenere viva una tradizione decisamente veneta. La necessità di realizzazione di un evento con attrazioni caratteristiche diverse, nome attraente e popolare, ha fatto sì che il Centro delle Tradizioni Italiane di Monte Belo do Sul (Rio Grande do Sul), desse inizio nel 1996 ad una festa genuinamente popolare e con anima italiana: il Polentaço, un grande festival della polenta.
Con caratteristiche peculiari e rivolto alla cultura e all'integrazione tra le comunità, il “Polentaço” si avvale di una programmazione molto interessante che va dalla cucina tipica regionale, con un menù attraente che include logicamente alla sua base la polenta, un mercatino di prodotti coloniali e di artigianato, danza italiana, spettacoli di gruppi che cantano e ballano musiche che fanno parte del folklore italiano, giochi rurali che integrano soprattutto le comunità dell’interno .
Il carattere della manifestazione è estremamente culturale, cerca di riscattare e mantenere vive le tradizioni ed i costumi ed inoltre rendere omaggio agli immigrati. Questa grande festa integra i progetti che Monte Belo do Sul effettua alla ricerca di uno sviluppo turistico sostenibile. Con le sue case di pietra, le grandi costruzioni in legno edificate con assi segati manualmente, le chiese, il dialetto che testimoniano un passato e di origine italiana, la gastronomia, in cui la polenta è il piatto principale, la città dimostra il suo grande potenziale per il turismo ed il significato e attrattiva hanno legittimità perché si basano sul patrimonio culturale ereditato dai pionieri italiani.

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