• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

La mangiatoia napoletana a San Paolo

Presepio napolitano. Foto Museu de arte sacra de São Paulodi Eduardo Fiora 
traduzione: Giuliana Giannessi

Una rappresentazione di uno dei simboli universali della nascita di Gesù e un’opera d’arte di oltre 1.620 pezzi del secolo XVIII, epoca del regno di Carlo III a Napoli. Questo è il Presepio Napoletano di San Paolo, paragonabile solamente a quelli che si trovano nei musei San Martino (Napoli) e Metropolitano (New York). Basata su ricerche e installazioni anteriori, la sua nuova scenografia riproduce con fedeltà il paesaggio napoletano, permettendo che figure ed accessori - fatti e scolpiti in terracotta e legno - guadagnano vita e movimento nella sua ricchezza di dettagli ed espressioni.

Il presepio arrivò in Brasile per interessamento dell’erede del Conte Francesco Matarazzo, Francisco Matarazzo Sobrinho, soprannominato Ciccillo, nel 1949. La ricomposizione delle figure venne realizzata dall’artigiano italiano Gregorio Tinelli e l’ambientazione scenografica da Tullio Costa con la collaborazione di Italo Bianchi che, mantenendo una tradizione dell’epoca, costruirono le miniature delle case mattone su mattone, coperte da teglie vere fabbricate specialmente per il montaggio della struttura. Le stradine e le piazze dello scenario rappresentano un borgo napoletano del secolo XVIII. Furono anche ideati i marciapiedi con piccole pietre poste una ad una.
Il 4 ottobre 1950, giorno di San Francesco d’Assisi - considerato il precursore dell’arte dei presepi - il Presepio Napoletano è stato, finalmente, aperto al pubblico nella Galleria Prestes Maia - attuale filiale del Masp (Museo di Arte di San Paolo) - rimane in esposizione per 11 mesi. Fu smontato, nonostante il successo che aveva presso il pubblico, in occasione dell’installazione della scala mobile nella galleria. L’acervo fu, quindi, imballato e trasferito per cinque anni nei locali della Metallurgica Matarazzo.
Il prestigio di Ciccillo Matarazzo, membro della Commissione del IV Centenario di San Paolo, fu determinante affinché il Comune ricevesse nel 1956 la donazione dell’acervo, trasferito nel vecchio Padiglione del Folclore nel Parco dell’Ibirapuera. Era garantita la preservazione del gruppo napoletano e lanciato il seme per il futuro Museo dei Presepi, che solamente il 2 aprile del 1969 sarebbe stato ufficialmente inaugurato dal sindaco Faria Lima.
Nell’ottobre dell’anno seguente, la collezione venne donata al Governo dello Stato di San Paolo, rimanendo nel Parco dell’Ibirapuera fino a dicembre 1985, quando l’acervo, per le pessime condizioni ambientali e tecniche del locale, fu trasferito nel Monastero della Luz, sede del Museo di Arte Sacra.
Dopo 50 anni dalla sua acquisizione da parte di Ciccillo Matarazzo, il prezioso presepe passò ad avere uno spazio espositivo permanente. La vecchia residenza del cappellano, attigua all’attuale Museo di Arte Sacra e costruita nel 1908, fu integralmente restaurata dalla Segreteria di Stato della Cultura di San Paolo, propiziando un ambiente adeguato e la corretta installazione dell’acervo, a partire da criteri di preservazione e conservazione.

Il restauro
Il montaggio attuale, si è avvalso della collaborazione dello storiografo d’arte napoletano Luciano Migliaccio, professore dell’Università di San Paolo. Seguendo la concezione del presepe come un insieme unitario, ha mantenuto le caratteristiche principali sviluppate da Tullio Costa negli anni Cinquanta, basandosi anche sui riferimenti dell’architettura dei borghi dell’Italia meridionale e sui dipinti napoletani del secolo XVIII. Analisi tecniche, nel frattempo, hanno rivelato l’inadeguatezza di alcuni elementi dell’antico scenario, che includeva prodotti non raccomandabili per la conservazione dell’acervo dovuto alla volatilizzazione di prodotti chimici ed alla liberazione di composti nocivi che acceleravano il degrado dei pezzi dell’insieme.
Con l’impossibilità di riutilizzazione dello scenario anteriore, sono iniziati, a gennaio del 1998, i lavori di una nuova scenografia, con materiali di carattere inerte e bassi indici di emissione o migrazione di componenti pregiudizievoli. A partire dalla catalogazione e misurazione di ogni pezzo dell’insieme, è stato eseguito un plastico volumetrico per la visualizzazione spaziale dei nuclei scenografici e compatibilità di scala dei suoi elementi.
Anche il supporto dei montaggi anteriori, costruito in legno ed invaso dai tarli, è stato abbandonato. La nuova struttura metallica è composta di moduli fissi e mobili, permettendo l’accesso di tecnici per la manutenzione dei pezzi, ed isolata da un vetro nello spazio di circolazione del pubblico. Questo isolamento rispetta le esigenze del monitoraggio ambientale (temperatura, umidità, agenti inquinanti) conforme alle norme di conservazione e mantiene le condizioni di sicurezza dell’acervo.
Il Presepio, oltre a rappresentare un’opera d’arte di notevole rarità, costituisce un’importante testimonianza storica ed antropologica della società napoletana del secolo XVIII. L’insieme, con un totale di 1.620 pezzi, è formato da 445 figure umane, la maggior parte delle quali conserva i suoi abiti originali, che riproducono con esattezza le vestimenta delle diverse classi sociali e delle differenti popolazioni del regno di Napoli dell’epoca.
La tecnica di confezione delle immagini, che variano da dieci a 50 centimetri, permettono di poter essere mosse e poste in vari gruppi. Il corpo dei piccoli figurini è formato da armatura di rame avvolto in fili di stoppa. La testa e le estremità sono modellate in terracotta o scolpite in legno.
Nell’insieme, presentato da scene integrate, si distacca la nascita di Gesù con la Sacra Famiglia circondata da angeli, arcangeli e cherubini. Animando l’arrivo del corteo dei Magi, nove musicisti ed accessori sono distribuiti all’inizio della scala della rovina romana.
Il Corteo, una delle scene più ricche, presenta arabi, indiani, cinesi, etiopi, popoli del Caucaso, tartari e negri. Presso la Fontana, appaiono contadini, provinciali e venditori ambulanti.
Nella scena della Casa Ricca, viene rappresentato il momento della cena, con il tavolo guarnito con una tovaglia di pizzo e ricami, rifiniture d’argento e porcellana. L’animazione della festa è rappresentata dalla "tarantella", danza tipica che coinvolge nove personaggi.
Lo splendore del Presepe si completa con le scene connesse al lavoro quotidiano del villaggio. Decine di accessori, animali e figure rappresentano le attività di fabbro, calzolaio, barbiere, ortolano tra le altre.
Vedi http://www.flickr.com/photos/arturiannini/6643663635/in/set-72157628749880569/lightbox/

 

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