• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Fecondazione assistita: problemi ancora da risolvere

Fonte: commons.wikimedia.org. File:Sperm-egg.jpgdi Antonello Cannarozzo

È sempre più forte l’opposizione di un prossimo decreto legge, annunciato dal ministro della sanità, Beatrice Lorenzin, per regolamentare la fecondazione eterologa in Italia a seguito della sentenza della Consulta che, ricordiamo, ne ha bocciato il divieto. Sono sul piede di guerra contro questo eventuale decreto considerato inutile, parte dei senatori del Pd, le Società scientifiche e quelle dei pazienti che, con due distinti Manifesti, chiedono l’immediata applicabilità dell’eterologa da normalizzare attraverso le linee guida previste dalla legge 40.

Molti si sono cimentati sui giornali in questi giorni per avvalorare la tesi della libertà di procreare essendo una materia assai delicata che riguarda la sfera personale degli individui. Tutto vero, ma leggendo ho scoperto alcune cose poco enfatizzate dalla stampa che forse è bene sottolineare.
Sono passati esattamente dieci anni dall'introduzione in Italia della legge 40, passata anche attraverso un referendum, per mettere ordine legislativo sulla materia della fecondazione artificiale, ed ora viene di nuovo rimessa in discussione sul piano giuridico legislativo per renderla più aperta alle nuove esigenze genitoriali e perché, tanto per cambiare, ce lo chiede l'Europa.
Ricordate la guerra che si scatenò soprattutto contro la Chiesa con l'allora cardinal Ruini, per essersi espressa contro questo tipo di fertilità umana?
La Chiesa, ma non solo, intervenne per denunciare un diritto alla maternità a qualsiasi costo come alle otto ore lavorative, il diritto alla casa e così via, facendo di quest'atto non più un atto d'amore, ma un semplice scambio di provette in una asettica clinica con eventuali rischi per il nascituro il quale non ha diritti perché non considerato persona e, dunque, dei diritti del nascituro neanche a parlarne, chi ha diritto sono solo i cosiddetti "genitori".
Si diceva, e si continua a dire da certa ideologia, che è stato un atto miope avere proibito in Italia la fecondazione in vitro facendo partire migliaia di coppie all'estero dove questa tecnica è molto avanzata, in un penoso viaggio della speranza.
Noi, purtroppo, siamo italiani, dunque retrogradi e per di più soggiogati dal potere "tirannico" del Vaticano.
Peccato che i dubbi e le critiche del Vaticano si sono dimostrate nel tempo assai vere, anche se se ne parla pochissimo.
Infatti, la scienza, fuori dalle schermaglie ideologiche, dichiara che chiedere maglie più larghe nella fecondazione in vitro (FIV) non è motivata, è ancora un percorso difficile e per questo bisognerà riformulare la legge.
In proposito Joelle Balaisch-Allart, dirigente dell'istituto di ginecologia di Sevres in Francia, denuncia la leggerezza con cui si parla di FIV: "Contrariamente a quel che si pensa - ha detto - la FIV non permette di lottare contro il crollo della fertilità. Non è la bacchetta magica che ripara l’invecchiamento delle ovaie".
Il buon esito della FIV, come vuole del resto la natura, diminuisce quanto maggiore è l’età della donna, ma ciò nonostante ancora una certa pubblicistica illude che l'età non conta, illudendo di poter rimandare all’infinito il concepimento credendo di poter utilizzare la FIV come e quando si vuole.
Un tempo questo atteggiamento si chiamava delirio di onnipotenza.
In fondo avere un figlio a sessant'anni non è un atto egoistico, ma, anzi, un atto d'amore verso il nascituro che all'età di vent'anni si troverà con genitori ottantenni, con tutto quello che questo comporta anche per lo sviluppo psichico del ragazzo.
Recentemente è uscito un lungo studio sui rischi neurologici per i bambini nati attraverso la fecondazione artificiale, pubblicato sulla rivista Seminars in Fetal and Neonatal Medicine. Anche se fortunatamente il pericolo riguarda ancora pochi nati, è pur sempre un indizio per dire che ancora ci sono problemi riguardo a questa tecnica e non è una tecnica tutta in discesa.
Già dieci anni fa, il laicissimo comitato nazionale francese di Bioetica, chiedeva di ridurre il ricorso alla tecnica di fecondazione, detta ICSI, per i rischi che mostravano i bambini nati ricorrendo ad essa, lo stesso allarme veniva lanciato dal prestigioso centro di bioetica Hastings Center di New York che metteva in guardia i futuri genitori nei confronti con i concepiti perché mettere le mani nel "blue print" della cellula, cioè nel suo DNA, si rischia molto perché, nonostante sappiamo tantissime cose sul DNA, poco ancora conosciamo della sua fragilità, della sua vera funzione e di cosa può comportare per l'individuo durante la sua intera vita.
In questo ambito abbiamo anche le durissime critiche del professor Enzo Tiezzi, chimico di fama e noto per le sue posizioni molto critiche sulla fecondazione in vitro.
La base della sua critica non è morale, ma biologica: "La vita umana al suo esordio - afferma - è così fragile e sensibile ai cambiamenti dell’ambiente che basta poco per alterare qualcosa e la recente evoluzione della ricerca non ha fatto che confermare le sue previsioni". Forse è giunto il momento di gridare meno per i propri diritti egoistici, ma lasciare, almeno in questo, che la natura faccia il corso come è avvenuto da millenni.

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