• Pubblicazione del 15 Ottobre 2014 ore 19.00
  
  

Potenziale distruttivo del bosone di Higgs

Simulazione Geant4 di un evento in un acceleratore di particelle che dovrebbe generare un bosone di Higgs. Immagine Lucas Taylor-http://cdsweb.cern.ch/record/628469di Titta Mare - 

Finalmente, ogni tanto, ci vuole una bella notizia che ci risollevi il cuore.
In momenti di crisi economiche, con focolai di guerra che scoppiano un po' dappertutto, sapere che il famoso Bosone di Higgs, quello sperimentato tre anni fa presso il Cern di Ginevra e costato alla comunità europea alcuni miliardi, può avere un potenziale tale da distruggere non solo la Terra, ma per cause concatenate, anche l'intero universo.
Per fortuna, l'evento sarebbe talmente repentino che non ce potremmo accorgere.
Questa simpatica previsione è del noto astrofisico inglese Stephen Hawking, scritta nella prefazione del libro Starmus, 50 Years of Man in Space.

Secondo il famoso fisico, il bosone, portato a livelli di energia molto elevati, sarebbe capace all'improvviso di divenire un elemento variabile, causando un "catastrofico decadimento del vuoto" con una tale potenza da far collassare niente meno che il tempo e lo spazio, insomma torneremo nel giro di qualche istante nel Nulla prima del Big Bang.
Ci sarebbe da dire: "tanta fatica per nulla", miliardi e miliardi di anni per ritrovarci al punto di partenza".
Non vorrei essere nei panni di chi spinge il famoso tasto d'avvio.
Comunque, dopo averci dato questa bella prospettiva, lo stesso Hawking chiarisce che lo scenario descritto, bontà sua, è molto improbabile dato che gli scienziati non hanno, almeno per ora, un collisore di particelle sufficientemente grande per un esperimento di tale grandezza: "un acceleratore di particelle - afferma lo scienziato - capace di raggiungere 100 miliardi di GeV sarebbe più grande della Terra, ed è improbabile che si possano ottenere i finanziamenti per realizzarlo con il clima economico attuale".
Una nota di sarcasmo che non guasta.
Un'affermazione così drammatica, anche se teorica, ha fatto rilasciare al professor John Ellis, fisico teorico del Cern, una dichiarazione per tranquillizzare gli animi: "Deve essere chiaro che la scoperta del bosone di Higgs al Large Hadron Collider (Lhc) non ha causato questo problema, e le collisioni nell'Lhc non potrebbero innescare instabilità, perché le loro energie sono troppo basse".
Dello stesso avviso è il ricercatore in fisica all'Università di Firenze, l'italiano Nicola Mori, "È vero - afferma lo scienziato - che i fisici stanno cercando di studiare il fenomeno a energie molto alte con Lhc, e che progettano in futuro di costruire nuove macchine per aumentare questa energia, ma è bene sapere che nell'universo esistono oggetti e processi fisici che lavorano a energie molto maggiori di quelle di Lhc - per essere precisi fino a un milione di volte - e per ora nessuno di questi processi ha causato un catastrofico decadimento del vuoto".
Quella di Hawking è quindi una speculazione meramente teorica, un fatto che si potrebbe verificare a energie ancora maggiori, ma "La cosa più importante - conclude Mori - al di là di speculazioni e idee pindariche, e l'unica cosa sicura è che non siamo ancora in grado di distruggere l'universo".
Come dire, dopo tanta paura tutto bene quel che finisce bene, speriamo soprattutto di non raggiungere mai, visti i pericoli, un tale progresso scientifico se non vogliamo fare la fine che ci aspetta.

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